Il 27 giugno 1980, un volo di linea della compagnia Itavia decollato da Bologna e diretto a Palermo viene colpito da un missile, precipitando nelle acque italiane nei pressi dell’isola di Ustica. Tutti i passeggeri e l’intero equipaggio rimangono uccisi. Sono ottantuno civili innocenti, uccisi per errore.

Le autorità non sono ancora del tutto concordi riguardo le cause dell’incidente e il processo è aperto ancora oggi, ma sembra che l’aereo sia stato colpito per errore da un missile francese indirizzato ad un altro aereo, su cui stava volando Gheddafi. Nonostante l’ipotesi non sia confermata, rimane il fatto che la tragedia è stata un terribile errore: si è infatti concordi nel sostenere che l’aereo italiano non fosse in alcun modo l’obiettivo del missile.

Immediatamente dopo l’incidente, i parenti delle vittime si sono riuniti e hanno costituito l’Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, con lo scopo di ottenere giustizia e chiarezza sulla vicenda.

Insieme, sono riusciti a fondare il Museo della Memoria di Ustica, a Bologna. Il museo fa parte della Galleria d’Arte Moderna della città ed è stato fondato nel 2007, ventisette anni dopo la strage.

Il Museo per la Memoria di Ustica, Bologna

Il desiderio principale dei parenti era, prima di tutto, quello di commemorare le vittime di un atto di violenza così insensata; ma come si può rendere un’ingiustizia così grande, uno strazio così profondo? Cosa utilizzare per mostrare questo dolore sconfinato? Esistono degli oggetti che, esposti in un museo, riescono a trasmettere tale sconforto?
Il tema era quanto mai delicato e difficile da rendere rappresentabile in un museo. Erano disponibili gli oggetti appartenenti alle vittime recuperati dalle acque e il relitto dell’aereo, che doveva essere esposto, se non altro come memento tangibile della distruzione che l’uomo continua a perpetrare.
Tuttavia, la vera questione sta nella resa di ciò che è immateriale: come rendere il dolore della perdita, l’angoscia di chi è sano e salvo a terra, ma a cui è stato strappato una parte di sé? E al contempo, come commemorare la memoria di questi uomini, donne e bambini, senza risultare volgari o irrispettosi?

I parenti delle vittime hanno deciso all’unanimità di rivolgersi a Christian Boltanski, per la realizzazione dell’installazione fissa nel museo.
Boltanski è un nome portante dell’arte contemporanea: artista di enorme talento, ha sviluppato una grande sensibilità personale nel rappresentare emozioni indescrivibili a parole.
Nato nel 1944, da una famiglia di ebrei francesi, Boltanski si sente gravato da questa discendenza e spesso il suo lavoro riflette sulla Shoah e sul significato che la tragedia ha avuto e ha tutt’ora sul popolo ebraico. Più in generale, Boltanski lavora attorno al tema della memoria e alla scomparsa di tale memoria. Riflette sulla perdita, sulla morte, sulla scomparsa delle persone, degli oggetti, dei ricordi. Anche per questo, Boltanski ha lavorato alla realizzazione di memoriali e luoghi dedicati al ricordo. La scelta di contattarlo per il Museo della memoria di Ustica era più che mai adatta.

Il Museo è posto all’interno di un capannone. Lo spazio è unico, privo di cesure, immenso. Il relitto dell’aereo è stato ripulito una volta recuperato dalle acque e ora si staglia come un’enorme carcassa meccanica, dominando lo spazio circostante.

Il Museo per la Memoria di Ustica, Bologna

L’installazione permanente di Boltanski si sviluppa attorno al relitto. Ci sono ottantuno lampadine che scendono dal soffitto, le quali si accendono e spengono in maniera soffusa, ognuna ad un proprio ritmo: rappresentano i respiri delle ottantuno vittime.
Per gli oggetti recuperati dal mare, Boltanski lavora per sottrazione. Decide di sottrarli alla vista del visitatore, riponendoli in grandi scatole nere, chiuse, poste attorno al relitto. La scatola nera ricorda innanzitutto quella dell’aereo stesso, ma, soprattutto, è chiusa perché non importa vedere quegli oggetti. Boltanski li nasconde alla vista, impedendo al visitatore di vederli, esattamente come la tragedia ha sottratto alla nostra vista i corpi delle vittime.
Attorno ai resti dell’aereo ci sono una serie di specchi neri e quando vi si passa davanti vi si scorge il proprio riflesso e si sentono delle frasi sussurrate, riprodotte in continuazione, che discutono della quotidianità, si pongono domande che chiunque può porsi quando prende un aereo e parte per una vacanza: ‘Avrò messo la crema solare in valigia?’, ‘Mi sarò ricordato di chiudere il gas a casa?’, questi audio appena sussurrati ricordano la totale casualità della tragedia e la struggente fragilità della vita.

Boltanski ha creato un luogo di memoria che ha dato alle vittime quel riconoscimento che le autorità ancora negano loro. L’artista ha lavorato con la sensibilità che lo contraddistingue, con l’attenzione e il rispetto verso il dolore di chi ha perso qualcuno e verso chi non c’è più.

L’ingresso è gratuito, il museo è visitabile il giovedì e venerdì dalle 9:00 alle 13:00 e il sabato e la domenica dalle 10:00 alle 18:30.