Ho sempre saputo di essere troppo sensibile. Fin da quando ero piccola mi accorgevo di non percepire le cose come gli altri bambini, ma di sentirle in maniera molto più profonda, intensa, lacerante, da qualche parte fra il cuore e la pancia. Però non riuscivo a esprimerle in nessun modo.

Così si apre Mi dicevano che ero troppo sensibile di Federica Bosco, un vero e proprio percorso per scoprire come tramutare l’ipersensibilità in una risorsa preziosa.mi dicevano che ero troppo sensibile cover

Nel suo ultimo libro infatti, Bosco accompagna il lettore in una autoanalisi intima e profonda che prende le mosse dalla sua infanzia: attraverso i suoi occhi e i suoi ricordi si vivono le esperienze, spesso dolorose, di una bambina incompresa, sensibilissima ed estremamente riflessiva. Dopo anni emotivamente difficili, in cui si sentiva sempre fuori posto, in cui era quella “diversa”, l’autrice ha deciso di mettersi alla ricerca di una soluzione, di studiare per tentare di capire «se tutto questo avesse una matrice, per avere un’etichetta, una diagnosi, un nome al mio disturbo». E finalmente, un nome lo trova: ipersensibilità.

Sono una persona altamente sensibile, come ho scoperto solo recentemente grazie agli studi della psicoterapeuta Elaine Aron, vera pioniera nel campo. […] Non ci sono statistiche precisissime, ma gli esperti parlano di un 15-20 percento della popolazione che possiede un tratto di personalità ipersensibile, contro un 80-85 percento che non lo possiede.

Ma cosa significa essere ipersensibili, cosa vuol dire far parte di una minoranza – le cosiddette persone “a pelle sottile” cioè quelle che «sentono le cose in maniera molto più intensa e diretta e spesso insopportabile»?

Con delicatezza e cognizione di causa Federica Bosco apre le porte di un mondo, il suo e quello di molti altri, fatto di emozioni forti (nel bene e nel male), di un perenne senso di non appartenenza, di depressione, isolamento e della costante convinzione di non essere “abbastanza”. Dopo aver tratteggiato i tratti principali che caratterizzano le persone ipersensibili, il libro si muove nella direzione di un manuale, con consigli e istruzioni per l’uso (a beneficio di amici e familiari) – un vero e proprio kit di sopravvivenza per imparare a conoscere e gestire l’ipersensibilità.

Se, fin qui, sembrava che soffrire di questo “disturbo” potesse essere solo una fonte di problemi, l’autrice invece rassicura:

Ora che si fa? Ora che sappiamo che siamo effettivamente diversi? Piano piano, dobbiamo far pace con questo tratto e accettarlo. […] Dobbiamo solo cominciare ad apprezzare le meraviglie e i pregi del nostro complicato, colorato, creativo e ramificato cervello.

Sì, perché la predominanza dell’uso dell’emisfero destro del cervello – caratteristica che accomuna le persone altamente sensibili – non comporta esclusivamente effetti negativi, anzi. La parte destra del cervello infatti

funziona attraverso un ragionamento detto globale cioè intuitivo, che analizza tutti i dati insieme. […] Se non ci fossero emisferi destri non ci sarebbero le arti […] e tutto quello che è creativo e bello. […] Siamo quindi empatici, creativi, ironici, sognatori, troviamo soluzioni insolite e rapidissime ai problemi, abbiamo una tale rapidità di intuizione che prendiamo in considerazione molte possibilità tutte insieme, vediamo un milione di colori invece dei soliti cinque e ci esprimiamo di preferenza attraverso le arti. Siamo autoironici, divertenti sempre pronti a metterci in gioco siamo anche ottimi ascoltatori e amici fidati […] ma permalosi, irritabili e facilmente turbati da un movimento brusco o una parola detta male.

Federica BoscoCon uno stile scorrevole e diretto Federica Bosco parla di una condizione non facile ma che ha, se sfruttata al meglio, un potenziale altissimo. Mi dicevano che ero troppo sensibile è una vera rivelazione per chi, come l’autrice, ha sofferto e si è sentito diverso e sbagliato a causa della sua sensibilità estrema. È come un abbraccio, un messaggio positivo e mai banale per chi fatica ad accettarsi, un vero e proprio vademecum con tattiche e strategie da mettere in pratica nei momenti d’emergenza.

In un mondo che urla, l’ipersensibilità è un dono sottovalutato. Eppure c’è sempre più bisogno di persone creative, empatiche e capaci di ascoltare. Questo libro non insegna a diventare qualcun altro ma a trasformare una debolezza in forza.

Ancora una volta l’autrice, che ha al suo attivo una ricca produzione di romanzi e manuali best-seller, ha colpito al cuore il lettore con la sua scrittura spensierata e mai superficiale. Un manuale che appassiona come un romanzo, che commuove e fa sentire amati e accettati in un mondo che, spesso, va troppo veloce.


FONTI

F. Bosco, Mi dicevano che ero troppo sensibile, Vallardi, 2018