Le nuove generazioni, che oggi sono sempre più sommerse e dipendenti dalla tecnologia, necessitano di un nuovo aiuto e di una direzione nella gestione dei profondi cambiamenti che queste innovazioni tecnologiche, in modo pervasivo, continuano ad apportare alla comunicazione e all’informazione.

La capacità di lettura dei messaggi provenienti dai media, che implica un allenamento continuo al pensiero critico, indispensabile per non farsi condizionare da un pensiero omogeneo indotto, anziché produrre un pensiero proprio, oggi non è più sufficiente. La tecnologia contemporanea, infatti, ha portato l’utente, attraverso l’uso di massa di dispositivi come Smartphone e iPhone, da puro elemento ricettivo di messaggi a produttore e creatore di messaggi di massa.

Inoltre, questa incalzante evoluzione tecnologica che favorisce un uso sempre più interconnesso di strumenti, supporti e competenze digitali ci costringe a un continuo aggiornamento e alla necessità di “imparare a imparare”. È uno slogan che nei fatti ci consente di avere autonomia nel governo del cambiamento, e di poter crescere come cittadini digitali in un mondo che sta puntando verso obiettivi sempre più sofisticati negli ambiti dell’intelligenza artificiale e del transumanismo cyber.

In questo scenario, l’educazione civica digitale diventa quindi un nuovo strumento e una dimensione che aggiorna ed integra la tradizionale educazione civica come componente chiave nella formazione di cittadini che possano partecipare attivamente alla vita democratica di un paese culturalmente ed economicamente avanzato come il nostro. Una vera democrazia, infatti, deve poter contare su cittadini che abbiano la capacità di discernere tra informazioni attendibili e non attendibili, che possano relazionarsi con le macchine in ambito sociale e lavorativo, e, inoltre, che siano attori consapevoli nella partecipazione alla rete digitale che influenzerà sempre più massicciamente le scelte politiche e culturali.

Attraverso le tecnologie che integreranno e condizioneranno sempre di più le nostre vite avremo un grande potenziale di partecipazione e di possibile contributo verso gli altri, consentendoci di esercitare in modo più attivo i nostri diritti di cittadinanza. Per questa ragione è opportuno essere preparati a questa nuova visione sociale e ripensare a un’offerta formativa che attraverso la scuola punti sullo sviluppo di una educazione civica digitale.

È in questa direzione che si inserisce il progetto del MIUR (Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca), per un curriculum di educazione civica digitale da inserire in tutte le scuole di diverso grado con l’obiettivo di sviluppare per gli studenti oltre al pensiero critico anche la loro consapevolezza e responsabilità.

La scuola, infatti, è il luogo formativo che può meglio contribuire a riconoscere i nuovi bisogni dei cittadini digitali, valorizzarne i talenti e favorire l’incontro e la collaborazione tra tecnologia e componenti valoriali sociali. Diventa quindi prioritario associare all’offerta formativa anche l’obiettivo di educare i bambini e i ragazzi al rispetto di sé e degli altri nell’uso di dispositivi digitali, all’utilizzo di uno stile comportamentale corretto e a sapersi muovere in rete, all’attenzione e alla cura della propria reputazione e ai rischi insiti in fenomeni come quelli del cyberbullismo o delle fake news.

Oltre a strumenti come il decalogo per l’utilizzo dello smartphone a scuola, il MIUR ha presentato nel 2018 un documento, il sillabo, dedicato all’educazione civica digitale. Si tratta di una piattaforma tecnologica che ha lo scopo di fornire materiali e contenuti per chi si propone di imparare a vivere in modo civile la vita online, nonché fondamentale integrazione all’educazione civica. Il documento si sviluppa su cinque aree tematiche: “internet e il cambiamento in corso”, “Educazione ai media”, “Educazione all’informazione”, “Quantificazione e computazione dati e intelligenza artificiale”, “cultura e creatività digitali”, che prevedono lo sviluppo di laboratori specifici e personalizzati.

Le varie scuole, infatti, potranno inserire i concetti e le tematiche del sillabo nei loro piani di offerta formativa, tenendo conto di tutte le aree ma con piena libertà nella costruzione dei percorsi educativi più idonei alle esigenze degli studenti. La scuola deve quindi contribuire a costruire percorsi educativi che avvicinino gli studenti alle realtà che li coinvolgono direttamente, e alle questioni che trovano rispondenza nella società di cui fanno parte.

La proposta di educazione civica digitale si basa sullo sviluppo di due concetti fondamentali: lo spirito critico e la responsabilità. Il primo diventa fondamentale come condizione per orientarsi nel cambiamento tecnologico, e il secondo considera gli effetti dell’uso dei media e dei dispositivi digitali, non solo come fruizione, ma anche come produzione e pubblicazione di messaggi e di dati. Il corretto sviluppo di questi concetti può condurre ad un utilizzo ottimale della tecnologia, della quale vanno esplorate le potenzialità positive orientate alla socialità e invece minimizzati gli aspetti negativi di comportamento illegale e di manipolazione/discriminazione dell’informazione.

Tra i vari progetti di educazione digitale che sono nati sulle indicazioni del documento del MIUR è rilevante quello di “vivi internet al meglio”, nato dalla collaborazione di Google, Telefono Azzurro e Altroconsumo. Il programma, che vuole promuovere la cittadinanza digitale tra i giovani, si rivolge ai ragazzi, alle loro famiglie e agli educatori e si concentra sull’educazione a una corretta informazione relativa a cinque tematiche specifiche: reputazione on-line, phishing e truffe su internet, privacy e sicurezza, molestie e bullismo online, segnalazione di contenuti inappropriati. Iniziato nelle scuole lombarde verrà portato in tutte le regioni entro il 2020 con l’obiettivo di offrire una formazione gratuita a circa 30.000 insegnanti su tutto il territorio nazionale.

Anche l’iniziativa delle istituzioni si inserisce nell’ambito di questo programma scolastico del Miur. La Camera dei Deputati ha pubblicato un decalogobastabufale’ per offrire agli studenti uno strumento per risalire alla fonte delle notizie e distinguere le informazioni scorrette dalle fake news. Il decalogo, che contiene otto punti già definiti, prevede che i due mancanti siano integrati attraverso la partecipazione di 4,2 milioni di studenti e studentesse della scuola secondaria, e con l’elaborazione delle loro indicazioni tramite uno strumento di scrittura cooperativa che il MIUR ha messo a disposizione nelle scuole.

L’attenzione delle istituzioni nei confronti di queste tematiche sociali di educazione civica si è recentemente rafforzata con un provvedimento già approvato dalla Camera per la reintroduzione nelle scuole di ogni grado dell’educazione civica come materia obbligatoria. La legge, che dopo aver superato l’iter di approvazione finale al senato entrerà in vigore già dal prossimo anno scolastico, prescrive almeno 33 ore di studio per la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili economici, giuridici, civici e ambientali della società. Oltre al rafforzamento di un’educazione ambientale, alla legalità e al rispetto del patrimonio culturale, il testo della legge prevede anche l’istituzione di una Consulta dei diritti e dei doveri dell’adolescente digitale e norme per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo. Nella consulta viene inoltre assicurata la rappresentanza degli studenti, degli insegnanti, delle famiglie e di esperti e garanti per l’infanzia e l’adolescenza.

Le crescenti iniziative nella scuola in ambito di educazione civica digitale sono quindi il risultato di una nuova sensibilità diffusa che vuole prevenire gli effetti nocivi di un uso distorto e inappropriato della tecnologia digitale e delle nuove potenzialità informatiche di cui dispongono e che utilizzano massicciamente soprattutto le nuove generazioni. Tuttavia, solo con una continua attenzione nel formare ed educare cittadini responsabili e attivi a partecipare alla vita culturale e sociale della comunità si potrà limitare il rischio che l’evoluzione tecnologica, da propulsore positivo di progresso, si trasformi in elemento di condizionamento delle nostre libertà di azione e di pensiero.