Dal 7 al 9 maggio, una delle sale gestite da Fondazione ‘Forma Meravigli per la fotografia’ ha ospitato una mostra intitolata Beyond the body, ogni corpo racconta la sua storia”, in partnership con RealTime. Il partner televisivo ha sostenuto questo progetto artistico-sociale in occasione del lancio di una nuova stagione della trasmissione La clinica per rinascere: Obesity Center Caserta”.

In un angolo di via Meravigli 5 si nasconde un posto dove l’arte parla dei problemi umani e mondiali. Una volta entrati nella fondazione siamo isolati dal resto della città, poichè l’attenzione viene subito catturata dalle fotografie, che raccontano le sciagure dovute all’immigrazione e il disastro causato dall’inquinamento ambientale. In un’altra sala, fatta solamente da quattro mura, ci sono foto e un video d’introduzione alla mostra dedicata all’obesità.

Sul lato sinistro dello spazio ospitante Beyond the body” c’è un televisore con un video promozionale: RealTime spiega ai visitatori l’origine delle quattro tele in esposizione. Si tratta di vicende vissute dai partecipanti alla seconda stagione della trasmissione “La clinica per rinascere”. I protagonisti arrivano in questa clinica, raccontano il loro passato e grazie all’aiuto di un’equipe medica compiono un percorso di ‘rinascita’. Oltre a raccontare come è nata la mostra, si spiegano i vari procedimenti che hanno preceduto gli scatti appesi alle pareti bianche della fondazione.

Artisti di vario genere sono stati incaricati di rappresentare i traumi vissuti da alcuni dei protagonisti della nuova stagione. Elisa Macellari, illustratrice celebre per paesaggi esotici e creature misteriose, dai colori brillanti, racconta la storia di Nora. ‘Millo street artist’ in arte, ma nella realtà Francesco Camillo Giorgino, si dedica ai murales a tema urbano, questa volta realizzati sulla pelle di Antonio. ‘Amanda Toy’, tatuatrice milanese, ha ricoperto il corpo di Emanuele con simboli legati alla sua disavventura. ‘Nick’, lettering designer, ha scritto la storia di Roberta sulla sua pelle. Solo dopo i numerosi bozzetti e la realizzazione sul corpo, sono entrati in scena ‘Winkler+Noah’, coppia di fotografi e registi.

La mostra, riportando la storia di queste quattro persone obese, vuole sottolineare il legame diffuso tra il giudizio fisico negativo e una malattia. Ma dietro una tale patologia, c’è sempre un motivo più profondo, che non interessa solo il corpo, ma anche la psiche. Infatti, Roberta, fotografata con una scritta lungo tutto il suo corpo e posta vicino al televisore, racconta ai visitatori come la sua malattia abbia radici davvero lontane. A scuola era vittima di bullismo: ha cambiato spesso scuola, ma ovunque si sentiva ‘diversa’ e si rifugiava nel cibo, a causa dell’impossibilità di condividere questa sua sofferenza con qualcuno. Invece, il corpo di Nora è ricoperto di volti tristi, cuori spezzati e pillole. La sua solitudine, provocata dalla morte del padre, l’ha portata a sentirsi smarrita e disorientata, trovando rifugio sempre nel cibo. La schiena di Antonio è ricoperta da una città vista dall’alto, con al centro un frigorifero bianco aperto e lui che mangia una torta a forma di roulette : la sua obesità è causata dal gioco d’azzardo. Infine, il dorso di Emanuele è pieno di lacrime (o gocce di pioggia, dipende da come l’interpreta il visitatore) e dolci. Al centro del petto un cuore rotto e la sua famiglia: lui si è ammalato a causa del troppo lavoro che l’ha allontanato dai suoi cari.

Nonostante la gravità della situazione fisica e mentale dei personaggi rappresentati, i muri bianchi della fondazione, il silenzio interrotto solo dal video introduttivo e i colori dei simboli rappresentati sui vari corpi, nella sala regna la leggerezza. Raccontare storie così difficili tramite la pittura e la fotografia, probabilmente, rende più semplice la comprensione del problema. Il fatto che ogni malato sia riuscito a raccontare la sua storia può essere d’aiuto non solo a sé stesso, ma può funzionare anche come prevenzione e motivo di riflessione per i visitatori.


 

CREDITS
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