Lui le tiene il volto fra le mani, i palmi contro le sue guance, le linee della vita, dell’amore, della salute e della fortuna contro la pelle delicata intorno agli occhi.
Si baciano con la passione, l’ansia, l’agonia, il desiderio, la voglia, la prepotenza del primo amore.
Si baciano fino a non avere più fiato, minuti lunghissimi e cortissimi, il tempo si dilata e con uno strattone, nel momento in cui le loro lingue si attorcigliano, si riavvolge su se stesso. Sono giovanissimi e si  baciano come fosse la prima e l’ultima volta; per loro non esistono né il passato né il futuro, sono solo presente. Sono intatti, integri, niente li ha ancora spezzati. Per la prima volta nella loro vita hanno trovato il pezzo mancante, sono finalmente completi. Non hanno né graffi né lividi.

Li avranno, penso, guardandoli di sfuggita mentre salgo sul marciapiede.

Non capita quasi mai che il nostro primo amore sia la persona con cui passeremo il resto della vita e a volte, forse, è meglio così. Finirà come solo il primo amore finisce, ma loro ancora non lo sanno; nessuno può amare pensando che quel sentimento un giorno finirà.

Il bacio è l’espressione del desiderio di incorporare, e di essere incorporati; voglio che tu sia una parte di me, voglio essere una parte di te. Voglio che in me ci sia qualcosa di te, e voglio che in te ci sia qualcosa di me. Ci consegniamo nelle mani di un’altra persona, inevitabilmente dipendiamo da lei.

Lui le passa le mani tra i capelli, le dita contro il cuoio capelluto, i polpastrelli contro le radici, e tira leggermente, senza farle male; è bello quel dolore che solo l’amore sa dare, la consapevolezza di esistere, di essere tra le mani di un’altra persona. È bello il dolore dei morsi della passione, il dolore di un polso stretto troppo forte, il dolore allo stomaco nell’attesa di vedersi. Il dolore ai lombi dopo aver fatto l’amore, i segni delle unghie sulla pelle, nella carne, il contatto dei corpi che permette di comunicare senza parole.

Sei vera, sei reale, sei in carne e ossa, sei tra le mie braccia, sei qui. Esisti. Esisti accanto a me. Nella mia vita.

Un giorno lui non accarezzerà più quei capelli, non toccherà più quel collo, quelle clavicole, quelle spalle. I loro corpi passeranno sotto altre mani e sotto altre labbra, ma l’impronta, la prima, sarà sempre quella; il primo sassolino gettato nell’acqua immobile, l’incresparsi, le onde che col tempo diventeranno sempre più lente e lunghe, ma che non permetteranno mai alla superficie trasparente di tornare com’era stata prima.

Io ti posso perdere in ogni momento, io non posso rinunciare a te.

E perché sarà finita lo sapranno solo loro. Non importa cosa diranno agli amici, ai parenti e a chi chiederà di loro, la verità esisterà solo tra loro due.

Dicono che la fine di un amore sia un’esperienza che lascia una ferita che, molto semplicemente, non si rimargina; non può rimarginarsi.

Continuano a baciarsi, ed è bella la fretta del primo amore, quel sentimento totale, coinvolgente, estremo, esagerato. E sarà la potenza di questo primo sentimento a lasciare un vuoto enorme che non verrà mai davvero colmato del tutto. Guarderanno il mondo l’uno con gli occhi dell’altro, si troveranno tra mille persone e saranno inchiodati da un’unica immagine.

Ho apportato un danno mortale a quella stessa persona alla quale ho dedicato la mia esistenza, e per la quale sarei stato pronto a fare qualsiasi cosa.

Non sarà colpa di nessuno, o sarà colpa di entrambi. Si lacereranno a vicenda, si faranno male, male da morire; l’amore finirà. Lui vedrà solo più se stesso, e lei soltanto se stessa. Si staranno accanto ancora per un po’ senza più darsi nulla. Si spezzeranno, per la prima volta proveranno dolore, un dolore estremo, quasi disumano; c’è un’enorme sofferenza in potenza, una sofferenza intrinseca in ogni amore.

Così il primo amore, che nessuno dei due avrebbe mai immaginato potesse finire, finirà. Tutto verrà rimesso in discussione.

Le loro labbra si staccano, i volti restano vicini, i respiri continuano a confondersi l’uno nell’altro. Si guardano negli occhi, si sorridono con tenerezza e imbarazzo, poi si rimettono a camminare, mano nella mano.

Ma non ricordo più la voce e lo sguardo del mio primo amore.

 


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