Alzai gli occhi per via delle risate, e continuai a guardare per via delle ragazze. Notai prima di tutto i capelli, lunghi e spettinati. Poi i gioielli che brillavano al sole. Erano in tre, così lontane che vedevo solo la periferia dei loro lineamenti, ma non importava: capii subito che erano diverse da tutte le altre persone del parco.

È l’estate del 1969 ed Evie ha 14 anni. Come molte sue coetanee vorrebbe sembrare più grande, essere presa sul serio dagli adulti, avere più indipendenza  e che qualcuno si accorgesse di lei. Vive una vita normale, fatta di riviste per adolescenti piene di consigli di moda e pomeriggi passati con l’amica Connie in annoiata e pigra attesa che ricominci la scuola. Ma un giorno tutto cambia: sta pedalando sotto il sole cocente della California e ha appena litigato con la madrle ragazze_covere, quando all’improvviso la sua bici rallenta e si ferma. La catena è saltata. Accanto lei accosta un pulmino nero coi «finestrini grigi e butterati, dietro si vedevano sagome sfocate di persone. Dipinto grossolanamente sul cofano c’era un cuore coronato da romantiche ciglia, come un occhio».

Dal veicolo scendono delle donne, la aiutano. La invitano ad andare con loro a una festa organizzata per il solstizio d’estate; le spiegano che il posto dove vivono loro «rappresentava un modello di vita. Russell gli stava insegnando a scoprire una strada verso la verità, a liberare il loro vero io dalla gabbia interiore in cui era rinchiuso».

E così Evie scopre l’esistenza del ranch nascosto tra le colline: incenso, musica, sesso, promiscuità e degrado. E poi lui, Russell, l’inquietante fondatore della comunità, perlopiù formata da sbandati, ragazze madri e bambini piccoli, che crescono allo stato brado, in scarsissime condizioni igieniche e praticamente abbandonati a loro stessi.

Le Ragazze di Emma Cline, pubblicato in Italia da Einaudi nel 2016, non è del tutto una storia di fantasia, anzi. Si rifà al tristemente noto culto della Manson Family, un gruppo di circa cento adepti guidati da Charles Manson, famosi per aver compiuto l’efferato omicidio di Cielo Drive, in cui l’attrice Sharon Tate e i suoi amici hanno trovato la morte nell’Agosto del ’69.

Il romanzo di Cline è un’analisi lucida e senza veli dell’adolescenza e della tendenza tipica di questa età a vedere la vita senza mezze misure, tutto bianco o tutto nero. Il “suo” Manson – uno spietato narcisista di nome Russell Hadrick – si libra ai margini del romanzo, oggetto di totale e cieca adorazione da parte dei membri del gruppo. In prima linea “le ragazze”, e in particolare Suzanne, la loro affascinante leader.

Al ranch, Evie si sente “adulta”; prova droghe e allucinogeni, compie furti, ha le prime esperienze sessuali, non del tutto consensuali, ma vissute come una sorta di rito per essere accettata nella comunità. Porta avanti una vendetta nei confronti di sua madre, troppo concentrata su se stessa e sul suo nuovo compagno per accorgersi del guaio in cui si è cacciata la figlia, e di suo padre, che vive in appartamento di lusso con una ragazza che potrebbe essere sua figlia.

La forza del romanzo di Cline consiste nella capacità di ritrarre in modo convincente la disperazione di un’adolescente che non riesce a trovare il suo posto nel mondo, e finisce con l’elemosinare amore e attenzione da un gruppo di maniaci tossici e drogati.

Evie con loro brucia le tappe, fa esperienze estreme:

Se c’erano droghe in giro le prendevo. Si viveva solo nel momento presente: era lì che succedeva tutto all’epoca. […] Sembrava qualcosa di importante, il nostro desiderio di descrivere la forma di ogni secondo man mano che passava, di tirar fuori tutto ciò che era nascosto.

Quello che davvero colpisce e turba di Le Ragazze è l’estrema facilità con cui un’adolescente “normale” possa da un giorno all’altro rimanere invischiata in un tunnel di droga, sfruttamento sessuale e ricatto emotivo; Evie non può più fare a meno della compagnia di Suzanne (o almeno così crede) e pur di ottenere la sua amicizia e approvazione fa cose che la disgustano e che reputa sbagliate. Dentro di sé è consapevole di questo scarto tra le sue azioni e la sua morale, ma come una drogata non riesce a farne a meno.

Nessuno mi aveva mai guardata davvero prima di Suzanne, perciò da un certo punto in poi era stata lei a definirmi. Mi ammorbidivo così facilmente sotto il suo sguardo […]. Era diverso da Russell, il modo di guardarmi di Suzanne, perché il suo sguardo conteneva anche quello di lui: e faceva sembrare più piccolo lui e chiunque altro. […] Suzanne non era una persona buona. Questo lo capivo. Ma la consapevolezza vera e propria la tenevo lontana.

Emma Cline ci racconta una storia apparentemente lontana dalla quotidianità, una storia estrema e allo stesso tempo spaventosamente banale: quella di un’adolescente adescata da personalità forti e senza scrupoli, che la spingono al limite, le fanno credere di amarla e tenere a lei solo per poterla usare per i loro scopi. Una storia, purtroppo, ancora molto attuale.

 


FONTI

E. Cline, Le Ragazze, Einaudi, 2016