I Sette Palazzi Celesti è il titolo di un’installazione gratuita permanente e site-specific esposta presso l’Hangar Bicocca di Milano, fondazione no profit ex stabilimento industriale riqualificato, oggi uno degli spazi espositivi di arte contemporanea più grandi d’Europa, ubicato nella periferia nord-orientale della città.
La mostra ha aperto le porte al pubblico nel 2004, anno in cui è stata realizzata dal suo autore, l’artista tedesco Anselm Kiefer.

Sita nella navata più grande dello spazio centrale dell’Hangar, si compone di sette monumentali torri, tra i 14 e i 18 metri di altezza, dal peso di novanta tonnellate ciascuna, dotate di una indiscutibile dirompenza infusa anche attraverso la scelta dei materiali utilizzati dall’artista, calchi di container adibiti al trasporto merci lavorati con cemento armato e piombo.

Il titolo della mostra richiama il trattato del Sefer Hechalot, il Libro dei Palazzi, del IV-V secolo d.C. c.a. Kiefer rifacendosi alla tradizione mistica ebraica simboleggia, per mezzo delle sette torri, il tentativo di ascensione dell’uomo al divino attraverso i sette livelli di spiritualità che deve percorrere nel suo cammino per giungere a Dio.
Ogni torre ha un nome e delle caratteristiche distinte: Sefirot, Melancolia, Ararat, Linee di campo magnetico, JH & WH, Torre dei quadri cadenti.

Melancolia rievoca l’opera di Albrecht Dürer del 1514, Melancolia I, che indica nella malinconia lo stato d’animo che precede  una qualsiasi creazione artistica, correlata a sua volta agli influssi astrali di Saturno. Alla base della torre sono sparse lastre di vetro e nastri di carta sui quali sono riportate le serie numeriche utilizzate dalla NASA per segnare i corpi celesti.

Ai piedi e alla sommità della Torre dei quadri cadenti sono riposte invece cornici di ferro e lastre di vetro infrante e prive di soggetto.

«Questa molteplicità di lettura è connaturata all’opera stessa nel suo complesso che vuole essere insieme interpretazione della religione ebraica, ma anche rappresentazione delle macerie dell’Occidente dopo la Seconda Guerra Mondiale, e proiezione in un futuro possibile – al quale l’artista ci invita a guardare a partire dall’oggi, dal nostro presente rovinoso. Come qualcuno ha scritto, quest’opera è “il ritratto di una catastrofe avvenuta, la rappresentazione di un pianeta disabitato e ridotto in macerie, rappresentazione di un pianeta disabitato, ridotto a maceria.»

Bet Magazine Mosaico, 21 gennaio 2013

«Architetture-reliquie del desiderio di salvezza che emerge dalla storia, anche la più ferita. Andate a vedere. Per credere.»

Alessandro D’Avenia

Anselm Kiefer è nato in Germania l’8 marzo del 1945. Tra le sue esposizioni in Italia, quella di Venezia al Museo Correr del 1997, e la personale esposta alla GAM di Bologna del 1999. Ha realizzato inoltre l’opera Die Grosse Fracht per la Biblioteca San Giorgio di Pistoia, ed è accademico corrispondente dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze (classe di pittura).


 

 

FONTI 

Bet  Magazine Mosaico

Visita personale dell’autrice