A volte non basta una vita per cancellare un attimo,

ma basta un attimo per cancellare una vita.

 

Jim Morrison

 

Sebastian Herzau, The Great Below

Il ritratto è una rappresentazione fedele della persona. Tenta di avvicinarsi alle sembianze reali con l’aspirazione alla perfetta coincidenza, senza deturpare né corrompere la natura originaria dell’immagine. La mano dell’artista deve muoversi lungo una superficie specchiata, definendo i connotati di un volto reale. Che cosa succede, però, quando l’artista deforma o cancella il volto di un ritratto? Il viso è l’elemento contraddistintivo. Se scompare, si può ancora parlare di ritratto?

Sebastian Herzau, The Great Below

La risposta risiede nei ritratti originali e non convenzionali di alcuni artisti contemporanei. Tra di loro, Sebastian Herzau che, con la sua raccolta The Great Below (2015-2019), propone ritratti velati da una superficie nebbiosa o volti cancellati da intrecci di spesse linee colorate. Il velo opaco dei primi dipinti progredisce gradualmente verso intelaiature di tempera, dove sono sempre più evidenti le linee spezzate. Da volti immersi nel fumo a profili scheggiati.

Henrietta Harris, Fixed It

L’intento di Herzau è quello di dare una nuova connotazione ai generi tradizionali su cui opera, primo tra tutti il ritratto. Il pittore vuole rileggerlo in chiave critica, in modo da ridefinire la funzione dell’individuo in relazione alla sua identità, che rimane celata. Who wants to change something, should start with oneself. Chi vuole cambiare qualcosa, dovrebbe iniziare da se stesso. Sono queste le parole di Sebastian Herzau al Gesellschafter Art Award del 2009.

L’individuo non può rimanere ingabbiato nella coltre fumosa dei suoi pensieri e delle sue colpe. La conoscenza e il miglioramento di sé sono alla base delle relazioni sociali. Ciascuno deve essere in grado di trovare uno specchio interiore che parli da sé. Che sia deprivato del vapore che lo annebbia e lo soffoca per lasciare spazio alla piena visibilità dell’immagine. Così che il soggetto non debba più nascondersi, ma possa agire nella limpidezza delle sue azioni.

Henrietta Harris, Polo

Dalla Germania di Sebastian Herzau alla Nuova Zelanda di Henrietta Harris si diffonde il messaggio erosivo. Nel 2016 l’artista neozelandese dà vita a Fixed it, una serie pittorica in cui, ai volti dei morbidi soggetti acquarellati, vengono anteposte delle chiazze di tempera. Cancellano parzialmente o del tutto i connotati del volto.  Il suo gesto è denso, materico, invasivo e dona una nuova identità ai suoi protagonisti. Ma non è la sua unica modalità operativa.

Alicia Savage, Head Destinations

Gli altri suoi ritratti sono caratterizzati dalla distorsione liquida del volto, che assume fattezze molli, grottesche, ma al tempo stesso evocative di una realtà onirica e surreale. I caratteri del viso sono fluidamente decomposti, sciolti tra porzioni di rosea pelle e filamenti colorati. Realtà o immaginazione? È come se di tutta la corporeità così tangibile dell’umano, una parte se ne staccasse, per librarsi altrove. La rappresentazione di una mente che viaggia tra i suoi pensieri, mentre il corpo rimane staticamente annesso al suolo. E per questo non viene mostrato nel dipinto.

La rappresentazione simbolica della mente che si libra altrove richiama uno scatto della fotografa statunitense Alicia Savage. Una donna, vestita di rosso, tiene tra le mani una valigia in cuoio. Si trova in un paesaggio campestre, desolato. Tutto il ritratto paesaggistico trasuda un’atmosfera rosata. Rosa come la soffice nuvola che le copre il volto. La cancellazione identitaria in questo caso agisce lieve, silenziosa, come in una fiaba.

Il tocco magico torna anche nelle opere dell’artista francese Helene Delmaire. Sceglie le donne come sue protagoniste, ritratte su sfondi cupi con morbide pennellate a olio. E nascoste, sul volto, da frammenti pittorici astratti o floreali. Nel suo caso, l’aspirazione è quella di disegnare una fragilità condivisa, che spesso viene nascosta dietro una maschera. Nei dipinti, l’interiorità del soggetto si esteriorizza, divampa esplosiva, accecando lo sguardo con un pattern dalle tinte fantasy.

In primo luogo sono interessata a quello che succede dentro di noi, a quelle cose che non possono essere descritte con le parole ma che forse possono essere rappresentate con dei colori, un pennello e un po’ di intuizione

Helene Delmaire, Eyeless Girl

Anche l’artista spagnola Andrea Torres Balaguer sceglie le donne come volto dei suoi ritratti, marchiandole con una scia indelebile sul viso. L’artista sceglie di lavorare sul concetto di identità con due serie fotografiche differenti. In Moon i volti femminili rifuggono l’obiettivo fotografico, dandogli le spalle. In The Unknown (2016-2018), invece, qualsiasi dettaglio fisionomico viene cancellato con un deciso tocco di pennello (Vedi copertina). Una spessa striscia orizzontale, cromaticamente abbinata allo sfondo. Sono atmosfere cupe, le sue, che incorniciano con un tocco malinconico profili dalla pelle diafana, avvolti nel mistero. Non conosciamo le loro storie.

My work is made about dreams, surrealism, mystery and the idea of break-up story (Il mio lavoro è fatto di sogni, surrealismo, mistero e l’idea di una storia interrotta)

Sono storie interrotte, che avvolgono di un’aura intrigante e fascinosa il destino delle protagoniste. Andrea priva le sue donne di un’identità e gliene dona una nuova, costruita su frammenti visivi dallo spettatore. A lui rimangono l’eleganza degli abiti e dei gioielli e la delicatezza delle forme per costruire una narrazione. Tutto ciò che una donna mostra solo superficialmente accanto al potenziale simbolico che traspare dal gesto dell’artista.

Quindi è vero che un ritratto deve essere una rappresentazione realistica della persona. Ma è anche vero che un volto non può raccontare tutte le sfaccettature di una storia. C’è sempre qualcosa che inevitabilmente deve rimanere nascosto agli altri, chiuso in uno scrigno personale. All’arte è data la possibilità di nascondere una storia dietro un’altra, quella costruita dal gesto dell’artista.