Sono enormi, sono immense, sono lussuose, sono meravigliose, hanno ridimensionato il concetto di bellezza. Trasportano vite, desideri e speranze. Usanza comune per tutti coloro che vogliono concedersi un periodo di pausa, un break: la crociera. Quelli che un tempo erano considerati dei “semplici” mezzi trasporto, con cui attraversare i mari, gli oceani, oggi sono il simbolo del relax, del no stress, della vacanza.

Sono fornite di ogni accessorio utile a soddisfare i bisogni vacanzieri di coloro che vi soggiornano. Dalle attività ludiche, allo sport, dal cinema, all’intrattenimento. Insomma, impossibile negare che la crociera sia il sogno di molti. Eppure, la città di Venezia non la vede più da tempo in questo modo. Questi colossi, progettati per la navigazione in mare aperto, transitano quotidianamente per la bocca di Malamocco, per il canale Vittorio Emanuele e dal bacino di San Marco e il Canale della Giudecca.

Fronte politico:

Sono anni che il governo discute sulla possibilità di legittimare o meno la navigazione di queste navi: 20 anni a detta del ministro dei trasporti Toninelli. L’incidente avvenuto lo scorso 2 giugno, ha riacceso i riflettori su un problema che, anno dopo anno, è stato trascurato. Una nave da crociera dal nome Opera, della società MSC, ha urtato violentemente un battello, il River Countess, nel canale della Giudecca, per poi terminare la sua corsa contro la banchina del molo di San Basilio. Cause probabili: un’avaria del motore.

Ho pensato al terremoto, ma ho alzato lo sguardo e ho visto quella grande nave. Ho capito subito che cos’era successo e sono corsa subito alla banchina

ha commentato una donna a La Stampa.

“Quando abbiamo visto la nave che stava avanzando tutti hanno iniziato a gridare, tutti correvano

racconta un marinaio che era a bordo del battello River Countess

Eravamo nella zona reception, non sapevo cosa fare, mi sono allontanato velocemente facendo un salto per scendere sulla riva

Il ministro dei trasporti Danilo Toninelli, dopo il fatto accaduto, ha garantito una “soluzione definitiva”: stop alle grandi navi da crociera nei canali. Ma era davvero necessario arrivare alla tragedia sfiorata? Sul fronte politico se ne parla da quando le dimensioni delle crociere hanno raggiunto cifre ciclopiche; almeno se paragonate agli standard della Laguna. Ma il programma di limitazione per le crociere non si è mai estrinsecato sotto il profilo di normative e regolamenti. Vi sono naturalmente conflitti tra gli schieramenti, c’è chi sostiene che la soluzione si possa trovare nel compiere lavori per l’allargamento dei canali, e coloro che vorrebbero vedere i colossi galleggianti scomparire dall’orizzonte veneziano.

Parliamo di cifre:

Questi palazzi galleggianti sono alti circa 70 metri, lunghi 265 metri per 65 mila tonnellate di stazza. Di fronte a questi numeri ci si potrebbe chiedere come si possa permettere la navigazione a queste costruzioni, in canali chiaramente non concepiti per garantirne il transito sicuro. Fatto che non può non emergere, anche solo paragonandole visivamente alle piccole imbarcazioni che ogni giorno transitano per i canali veneziani.

Non sono solo i battelli ad essere “minacciati” da queste montagne d’acciaio, ma la città stessa scompare letteralmente per qualche minuto al loro passaggio. Le navi divorano temporaneamente il panorama dell’isola di San Giorgio, il Redentore del Palladio, la Chiesa delle Zitelle, il Mulino Stucchi e tanti fronti e visioni della città.

Considerazioni:

Dopo l’ultimo incidente avvenuto, non si può che prendere seriamente in considerazione la questione, oltre a constatare il serio pericolo che un ecosistema delicato come quello della laguna di Venezia subisce per l’effetto di queste navigazioni. Ci si domanda spesso quali siano i costi e i benefici di una prassi così “fuori scala”. Dietro alla questione “navi da crociera” esiste un business di circa 280 milioni di euro. Infatti tra il 1997 e il 2018 la laguna ha accolto oltre 31 milioni di passeggeri: turisti che, tutti i giorni, giungono via mare, contribuendo al mantenimento di questo comune dichiarato patrimonio dell’Unesco nel 1987.

Da quanto riportato sui maggiori quotidiani, a breve si assisterà ad un ridimensionamento delle norme per la regolamentazione dei transiti navali nei canali veneziani. Quanto accaduto il 2 giugno dimostra, ancora una volta, cosa sia l’imprevedibilità. Che essa sia legata a fattori umani o meno, una città così meravigliosa merita misure preventive urgenti, che possano concretizzarsi in tempi ragionevoli; se non per la salvaguardia della laguna, quantomeno, per la sicurezza delle persone.