Il colonialismo esiste sin dall’antichità ed è sempre stato praticato e giustificato dagli Stati potenti come un tentativo di portare civilizzazione e progresso in zone meno sviluppate. In realtà, durante il periodo coloniale sono state commesse atrocità e vere e proprie violazioni dei diritti umani e civili nei confronti delle popolazioni autoctone. Anche l’Italia ha avuto un passato coloniale e ha compiuto azioni terribili che hanno portato alla quasi totale distruzione di un popolo e della sua cultura. Vittime di questa guerra assurda e ingiusta furono anche le donne, violentate e schiavizzate da italiani. Una delle pratiche più diffuse in quegli anni, infatti, è quella del madamato: ovvero una relazione temporanea more uxorio tra un cittadino italiano e una donna, chiamata madama, nativa delle terre colonizzate, come l’Eritrea e le altre colonie italiane.

Fin dalla conquista dell’Eritrea infatti, molti uomini italiani, soldati e non, “sposarono” una donna del luogo. In realtà  molti di loro non si curarono dei doveri che questa unione prevedeva, ma si limitarono a trattare queste donne come schiave domestiche e sessuali.
Il fenomeno venne non solo giustificato dallo Stato italiano, in quanto in Eritrea era consuetudine praticare il dämòz (o “nozze per mercede”), una forma di contratto matrimoniale vincolante per entrambi i coniugi e che includeva per l’uomo l’obbligo di riconoscere la prole e di provvedere ad essa anche dopo la risoluzione del contratto, ma anche caldeggiato per cercare di arginare la frequentazione da parte dei soldati di prostitute locali, che potevano causare la trasmissione di malattie per via sessuale.

Da queste unioni nacquero tantissimi bambini, molti dei quali non riconosciuti dai padri e, di conseguenza, abbandonati presso i brefotrofi religiosi, strutture che accoglievano neonati illegittimi. A onor del vero, bisogna anche sottolineare che ci furono molti uomini che decisero di riconoscere i figli nati da questo tipo di unione, i quali, automaticamente, ricevettero la cittadinanza italiana. Ad esempio, nel 1931 su 4188 bambini nati nella colonia soltanto 515 vennero registrati nei registri di stato italiani come cittadini.

Nonostante molti si fossero scagliati contro questa pratica maschilista e disumana, come ad esempio Ferdinando Martini, primo governatore dell’Eritrea, il madamato continuò a essere tollerato per qualche anno.
Nei primi anni del fascismo, la politica con ideali fortemente maschilisti, aggravata da una politica coloniale aggressiva, peggiorò la situazione dei popoli colonizzati; la pratica del madamato continuò ad essere tristemente diffusa.
Con l’introduzione delle leggi razziali e l’avvicinamento dell’Italia alla Germania nazista e ad Hitler, il madamato iniziò ad essere proibito e penalmente perseguito. A riprova di ciò, nel gennaio del 1937, sul quotidiano “La Stampa”, venne pubblicato un editoriale redatto dal Ministro delle Colonie Alessandro Lessona intitolato Politica di razza, in cui venne svelato il disegno di legge che definiva reato il madamato, invitando gli italiani a non praticarlo per non inquinare la razza.
La legge venne approvata il 19 aprile del 1937, e il madamato fu ufficialmente considerato fuori legge, la pena prevista era da 1 a 5 anni: si tratta della prima legge razziale italiana, che ha preceduto di qualche mese quelle antiebraiche.

A partire dall’approvazione di questa legge vennero implementati i controlli a favore della supremazia della “razza bianca”, per dare una divisione netta tra “cittadini” (gli italiani) e i “sudditi” (le popolazioni colonizzate). Oltre ad essere vietate le relazioni coniugali ed extraconiugali tra “razze” diverse,  furono proibite la legittimazione e l’adozione di figli nati da queste unioni “miste”, e i  “meticci” precedentemente riconosciuti dallo Stato Italiano furono ricacciati nella comunità indigena. Inoltre tutte le istituzioni precedentemente create per la loro assistenza furono poste fuori legge.

Tuttavia, nonostante il divieto imposto dalla legge, molti uomini continuarono a molestare le donne delle Colonie e gli stupri non cessarono. Lo Stato cercò di arginare la cosa creando case di tolleranza nei territori occupati, dapprima con donne italiane e in seguito con donne francesi, prevalentemente marsigliesi. Questo per evitare che le donne italiane entrassero in contatto con gli uomini del posto rovinando l’immagine dell’Impero fascista e rischiando di rovinare la presunta purezza della razza italiana caldeggiata dai fascisti.
Uno degli esempi più clamorosi di madamato è stato perpetrato dal famoso giornalista Indro Montanelli che dichiarò di aver sposato una bambina di 12 anni in Eritrea. Purtroppo gran parte di questi crimini “di guerra” non sono stati puniti e, ancora oggi, nei libri di storia c’è poca traccia delle crudeltà inflitte dal nostro Paese alle popolazioni africane, in particolar modo nei confronti delle donne, vittime silenziose di una delle pagine più buie della nostra Storia.