Gli Stati Uniti d’America: lo stato a stelle e strisce, West Coast ed East Coast, la patria della libertà e del sogno americano, del Ringraziamento e di quel mosaico culturale noto come “salad bowl”, del “I Want You!” e del “Yes, we can”, dei muri che si alzano e dei graffiti che si ribellano, dove è più semplice e immediato possedere un’arma da fuoco che comprarsi un computer.

Sì, perché gli USA si trovano di nuovo ad affrontare discorsi stantii e ripetuti riguardanti il possesso di armi da parte dei civili che, ancora una volta, hanno causato una sparatoria di massa. Una delle più eclatanti era stata la strage di Las Vegas, quando, tra le 10.05 e le 10.15 del 1 Ottobre 2017 un festival musicale si è acceso per le migliaia di proiettili che un sessantaquattrenne del Nevada, Stephen Paddock, ha riversato sulla folla di partecipanti con il suo fucile carabina dal trentaduesimo piano di un hotel. Il colpevole è poi stato trovato senza vita nella stessa stanza, suicida, con un colpo di arma da fuoco. Questo drammatico evento è considerato il più mortale mass shooting dei tempi moderni commesso da un individuo negli Stati Uniti, con un totale di 59 morti e circa 500 feriti. Le cifre sono esorbitanti, e l’avvenimento si rivela ancora più penoso se si pensa che Paddock aveva programmato minuziosamente il suo operato: in tutto, un’enorme quantità di munizioni, numerosi caricatori ad alta capacità in grado di tenere fino a 100 proiettili ciascuno e 23 armi da fuoco, tra le quali AR e Kalashnikov.

Nuovamente, più fronti cercano di comprendere per quale motivo non si aumentino le regolamentazioni e i controlli sulle armi da fuoco e sul loro possesso: l’argomento è complesso e diversificato, la trattazione critica. Le leggi a riguardo variano sensibilmente in forma, contenuto e livello di restrizioni di stato in stato. Cerchiamo di fare un piccolo chiarimento: 44 Stati – ad eccezione di California, Iowa, Maryland, Minnesota, New Jersey e New York – hanno nelle loro Costituzioni una disposizione molto simile al Secondo Emendamento, il quale protegge il diritto di possedere e portare armi (“Una milizia ben regolata, essendo necessario il diritto delle persone di tenere e portare armi per la sicurezza di uno Stato libero, non deve essere violata”).

Ma come si possono paragonare gli USA con gli altri paesi? Ebbene, secondo un sondaggio del 2017 il 42% degli americani dichiara di possedere una pistola o di vivere in una casa in cui qualcuno la possiede, e, mediamente, 88 persone ogni 100 abitanti hanno un’arma. Altre nazioni con più armi per persona, quali Svizzera e Finlandia, sono “giustificate” poiché hanno servizio militare obbligatorio per tutti gli uomini sopra i 18 anni. Inoltre, la media di assassinio per arma da fuoco è il più alto del mondo sviluppato (ad esempio, nel 2016 ci sono state più di 11.000 morti che le coinvolgono) e dal 1982 ci sono state più di 90 sparatorie di massa. L’età è un altro fattore da non sottovalutare, e non perché ci sia un’età relativamente definita per i killer, al contrario: le età sono tra le più disparate e toccano anche dei giovanissimi. La media di chi compie simili attacchi è di 34 anni – il più anziano ne aveva 66, nel 2001, il più giovane 11 nel 1998. Le armi più usate sono stilisticamente militari, principalmente d’assalto, e forse sarà una sorpresa per qualcuno rendersi conto che un fucile d’assalto costa circa 1500$, mentre una pistola è sui 200$, rispettivamente il costo di un laptop Macbook e di un Chromebook; Paddock, di conseguenza, aveva speso circa 70.000$ in armi da fuoco per il suo attacco a Las Vegas.

Non ci si ferma qui: il 14 Febbraio 2018 c’è stato un’altra sparatoria di massa, questa volta all’interno della Marjory Stoneman Douglas High School, a Parkland, in Florida. Sono state uccise 17 persone, di cui 14 studenti e 3 membri dello staff, mentre altre 17 sono rimasti feriti dall’opera di un AR-15 semiautomatico impugnato dal diciannovenne Nikolas Jacob Cruz, colpevole del mass shooting che in soli sei minuti ha ottenuto il premio “massacro scolastico più letale del mondo”.  L’ex studente è stato arrestato poco dopo la vicenda e ha confessato il delitto, sebbene non siano tuttora chiare le motivazioni che lo abbiano spinto a tanto.

La sparatoria di Parkland ha innescato un movimento che ha deciso di non passare inosservato, partito proprio dagli studenti sopravvissuti all’attacco di Cruz e da coloro che rifiutano l’idea balzana di “armare i professori nelle aule”, un movimento sui diritti civili che ha fatto il giro del mondo: il 24 Marzo centinaia di migliaia di persone si sono riversate nelle strade per partecipare alla March for Our Lives, la prima marcia non violenta per la revisione della legge sugli armamenti che, sebbene organizzata ufficialmente a Washington, ha coinvolto altre 840 città nel globo. March for Our Lives ha ottenuto l’appogio e il supporto di moltissime celebrità, come i Clooney, Oprah Winfrey, Steven Spielberg e Gucci, le quali insieme a numerose altre si sono schierate in prima persona e hanno partecipato alle folla in marcia. L’hashtag lanciato in questo caso è stato #NeverAgain, il quale suona non solo come una speranza, ma soprattutto come una promessa.

Tra Repubblicani e Democratici le discussioni su un maggiore controllo delle armi scorrono sempre al rallentatore, a partire da possibili soluzioni per tentare di diminuire i casi di sparatorie (prevenzione di malattie mentali, permessi ad insegnanti e presidi di portare armi nelle scuole, e simili), tuttavia il problema principale che ostacola una vera e propria regolamentazione sulle armi da fuoco e da difesa è che queste sono, in realtà, un interesse molto forte tra le lobby americane, le quali possiedono sostanziosissimi budget in grado di influenzare i membri del Congresso. Tra le suddette lobby, menzione d’onore fa la National Rifle Association (NRA), un’associazione fondata nel 1871 che promuove ed incoraggia l’uso delle armi per proteggere il paese, interpretando a proprio piacimento il Secondo Emendamento per rafforzare la propria posizione.

Il suono dei passi di March of Our Lives ha già ottenuto dei risultati: il 9 Marzo il governatore della Florida Rick Scott ha stabilito un aumento dell’età per comprare armi da fuoco (dai 18 ai 21) e ha stabilito delle restrizioni per i compratori, quali esami psicologici. Inoltre, una delle nuove leggi sulla restrizione delle armi in Florida permette che agenti della polizia e familiari che notano segni di comportamenti violenti o sbalzi di umore drastici abbiano la possibilità di requisire l’arma in questione; questa decisione, chiamata “red flag legislation”, è stata seguita anche dal Rhode Island e dal Vermont. Il Congresso continua a discutere su aumentare le restrizioni riguardo alle armi da fuoco, restrizioni che 7 adulti su 10 negli USA ritengono siano necessarie, e molte imprese americane hanno preso le distanze e smesso di investire nell’NRA. Se vi steste chiedendo qual sia stata la reazione di quest’ultima, sappiate che essa ha deciso di fare causa allo stato della Florida.

Per la NRA, dunque, forse quegli 11.000 decessi del 2016 non valgono granché rispetto ai quasi 3.5 milioni guadagnati. Per noi è il contrario. E per voi?