Il protagonista per il futuro Campionato mondiale di calcio 2022 è il Qatar, uno dei paesi tra i più ricchi al mondo, ma non uno dei più rispettosi dei diritti umani. Ormai da qualche anno, dopo un’inchiesta di Amnesty International, è emerso che i cosiddetti lavoratori migranti, provenienti da Nepal, India, Bangladesh e altri, vengono sfruttati per costruire quegli stadi, come il Kahlifa International Stadium, che avranno il compito di ospitare i tanto amati mondiali di calcio.

Dalle interviste condotte dai militanti dell’organizzazione non governativa è stato riscontrato che le promesse fatte ai lavoratori migranti non venivano in minima parte rispettate. Una volta giunti in Medio Oriente la realtà dei fatti si rivelava essere assolutamente diversa da quella immaginata. Ad alcuni pochi “fortunati” è stato dato uno stipendio assolutamente inadeguato alla prestazione svolta, mentre in altri casi anche per mesi o addirittura un anno c’era il pericolo di non ricevere alcun tipo di compenso. Qualora qualcuno si lamentasse per le condizioni disumane a cui si era sottoposti, il supervisore agiva immediatamente con qualche ripercussione o minaccia.

Il pericolo reale era quello di venir denunciati alla polizia come  lavoratori clandestini in quanto spesse volte non veniva rinnovato loro il visto. Attraverso le testimonianze raccolte è emerso anche che, date le condizioni precarie, molti di loro sarebbero volentieri tornati in patria per porre fine ad un simile tormento, ma anche questo era proibito: i datori di lavoro sequestravano i passaporti così da impedire ogni possibilità di fuga dal Qatar.

Amnesty International ha raccolto molte storie di giovani ragazzi che, dopo aver deciso di abbandonare tutto, casa, famiglia, patria, hanno scelto di dare una svolta alla propria vita e cercare fortuna in Qatar, con il cuore pieno di speranza e con la prospettiva di guadagnare denaro. Parecchi di loro però, hanno rivelato che in realtà stavano vivendo un incubo, infatti erano costretti a vivere in alloggi sovraffollati e con condizioni igieniche assai precarie, senza ricevere nessun tipo di sostegno, intrappolati in un paese che si stava rivelando più che mai ostile. Per questi motivi i collaboratori di Amnesty International hanno denunciato il Qatar per non aver rispettato i diritti umani e si sono immediatamente appellati ai maggiori finanziatori dei mondiali di calcio, quali Adidas, Coca-cola e Mc Donald’s, per far sì che chiedessero al Qatar migliori condizioni lavorative. Hanno più volte fatto pressioni anche ai dirigenti Fifa per cercare di catturare la loro attenzione, ma più di una volta hanno ricevuto solamente silenzio come risposta.

Per Amnesty International è stata molto significativa anche la presa di posizione di un giocatore della nazionale finlandese, Riku Riski, il quale ha deciso di non partecipare alla partita amichevole contro la Svezia per protestare contro gli abusi ai danni dei lavoratori. La sua decisione non è stata minimamente contestata dai vertici della propria squadra, anzi è stato ammirato per aver seguito i propri principi morali assolutamente fondati. In un quotidiano finlandese, il calciatore ha dichiarato:

Le ragioni della mia decisione sono state l’etica e i valori, che voglio seguire e mantenere. Ho ritenuto fosse importante

Sono decisamente importanti azioni di questo tipo soprattutto se provengono dagli esponenti del mondo calcistico, poiché grazie alla loro visibilità potrebbero aiutare i lavoratori ad ottenere migliori condizioni e attirare a sé l’attenzione di Fifa stessa. Dunque se si unissero contro ogni abuso dei diritti umani in Qatar potrebbero davvero fermare questo circolo che sta andando avanti da tanti anni. La realtà dei fatti è che neppure Fifa sembra interessata alle sorti dei lavoratori che stanno costruendo gli edifici, i quali le permetteranno di gestire un giro d’affari probabilmente superiore al totale di tutti i miseri stipendi concessi a quest’ultimi. Per questo motivo il gesto di Riku Riski dovrebbe essere preso d’esempio da tutti, perché è inconcepibile che i campi da calcio sui quali giocheranno calciatori del calibro di Ronaldo e che guadagnano milioni di dollari ogni anno, siano costruiti con il sudore e le lacrime di centinaia di pover’uomini, che non riescono nemmeno a pagare i debiti che hanno accumulato in patria per potersi permettere il viaggio.

Sorge spontanea una domanda, se circola così tanto denaro tra le partite di calcio, è davvero così difficile togliere una millesima parte a chi ne ha le tasche piene, in modo da riempire leggermente quelle di chi garantisce e permette che tale sport venga praticato? Probabilmente no, ma infatti non si diventa ricchi grazie al buon cuore e alla beneficenza. Il Qatar ha enormi risorse naturali, come il petrolio, ed economiche e attraverso il Campionato mondiale di calcio guadagnerà ancor più prestigio e visibilità. Come paese ospitante dei mondiali si è già mostrato sufficientemente all’altezza per tale ruolo, costruendo impensabili stadi con l’aria climatizzata. Sarebbe un’ottima possibilità anche per manifestare una spiccata attenzione per i diritti umani, contrariamente a quanto fatto in passato.