Christopher Nolan è uno dei nomi più altisonanti all’interno dell’impero hollywoodiano degli ultimi venti anni. I suoi film, commistione perfetta tra intrattenimento e autorialità, sono delle magnifiche interpretazioni di numerose tematiche tra le quali ossessione, doppia personalità, paura ma soprattutto la ricerca dell’identità personale. Il film “Memento”, uno delle opere maggiormente rappresentative del cineasta britannico, è uno degli esempi più calzanti di come i suoi personaggi siano costantemente ossessionati dal ritrovamento, o dalla (ri)scoperta, di una propria identità che consenta loro di conquistare il proprio posto nel mondo ed esistere definitivamente come persone reali.

*SPOILER*

“Memento” è una storia di vendetta. Leonard Shelby è vittima di un’aggressione nella quale sua moglie perde la vita mentre lui rimane affetto da una grave patologia chiamata amnesia anterograda, ovvero l’impossibilità di immagazzinare ricordi per più di 15 minuti. Comincia così la caccia all’assassino della moglie, il misterioso John G. ma, non potendo fare affidamento sulla propria memoria, Leonard è costretto a fotografare e tatuare sulla sua pelle ogni informazione ricevuta senza però avere prova della loro autenticità.

La malattia che affligge Lenny, così chiamato nel film, lo trasforma in un’altra persona, una sorta di doppio della sua personalità che gli impedisce di conciliare il proprio corpo con la propria mente. La sua condizione è quella di chi non riesce o, forse, non vuole intraprendere la strada della rassegnazione per liberarsi definitivamente dei fantasmi del passato. La vendetta rappresenta la sua unica ragione di vita, lo scopo prefisso che gli permette di rimanere ancorato al mondo reale e di conseguenza esistere. Portando a termine la sua missione, l’uccisione di John G. Lenny darebbe un senso alle proprie azioni giungendo finalmente alla catarsi e al ritrovamento della sua identità. Ma la vendetta è un inutile tentativo di soddisfacimento di un bisogno che non cesserà mai di essere presente: John G. è morto da più di un anno, il protagonista lo ha già ucciso ma se n’è dimenticato.

La storia si trasforma in un enigma senza fine, un loop infernale nel quale Lenny tornerà sempre sui suoi passi compiendo le stesse identiche azioni ad ogni “risveglio”. Ma Lenny non è più sé stesso, ha perso la facoltà di ricordarsi chi è diventando, è una marionetta al servizio delle proprie ossessioni. Vive in un mondo fittizio popolato da incubi ed incertezze alla ricerca di ricordi che gli rammentino chi è veramente. È convinto che riavrà indietro la sua vita se porterà a compimento la vendetta, ma dimentica che in realtà egli stesso è il vero artefice delle proprie azioni nonostante non ne abbia più memoria.

Quando gli viene sbattuta in faccia la verità, ovvero che la moglie sopravvisse all’aggressione da parte di John G. e che morì in seguito a causa di un incidente provocato indirettamente dallo stesso Leonard già affetto da amnesia, egli rifiuta di accettarla creando di conseguenza la sua verità fatta di menzogne e illusioni. Preferisce rincorrere per l’eternità la sua vendetta impossibile piuttosto che convivere con la colpa di ciò che ha commesso. Lenny avrà sempre bisogno di uno scopo nella vita, di un John G. da cercare e di una vendetta da portare a termine. Il ritrovamento della propria identità corrisponderebbe alla consapevolezza delle proprie azioni, il ritorno ad una realtà fatta di colpe e sofferenze. Leonard decide di rimanere incastrato in un puzzle che nemmeno lui potrebbe risolvere rinunciando per sempre al ritrovamento della sua identità perduta.

“Memento” rappresenta uno dei lavori più dettagliati e affascinanti svolti da Christopher Nolan sul tema dell‘identità gettando le basi per quelli che saranno i suoi futuri lavori, popolati da personaggi problematici in cerca di un posto nel mondo.