La rappresentazione della figura femminile nel mondo dei fumetti è spesso stata oggetto di controversie fin dagli albori del genere nella prima metà del secolo scorso, la cosiddetta Golden Age, quando la maggior parte dei supereroi a oggi più amati fece il suo debutto. Casus belli della spinosa questione è il fatto che le donne, sia nel caso di personaggi secondari sia in quello delle protagoniste, sono sostanzialmente più soggette a stereotipi di genere, con caratteristiche sessuali che prendono il sopravvento su altri aspetti come, per esempio, la personalità o l’approfondimento psicologico.

Come sostiene la dottoressa Christina Blanch, autrice dell’articolo What Do Comic Books Teach Us About Gender Attitudes?, la cultura popolare e i fumetti offrono al lettore uno sguardo su come funzioni la società che li ha prodotti fornendo un punto di vista nuovo ed estremamente interessante:

Un vantaggio dell’analisi dei gender roles attraverso i fumetti è la capacità che questi hanno di riflettere gli atteggiamenti del tempo. I fumetti sono infatti ottimi metri delle tendenze della cultura, dei valori e della politica americana.

Il fumetto, come si è detto, inizia a diventare popolare come medium indipendente negli Stati Uniti degli anni Trenta, tanto che molti fanno risalire l’inizio della sopracitata Golden Age nel 1938, quando Superman debutta per la DC Comics. In questo periodo le figure femminili sono perlopiù ritratte in ruoli secondari, legate a stereotipi come “la donna in carriera” o “la ragazza della porta accanto”. Un celebre esempio di questo secondo caso è senza dubbio la figura di Betty, che insieme alla sua amica-rivale Veronica – affascinante ragazza di città -, è oggetto dell’interesse del protagonista Archie, incapace di scegliere tra le due.

Sempre in questi anni nasce anche una delle superdonne più amate di sempre, Wonder Woman. La favolosa principessa amazzone nasce dalla penna di William Marston che, ispirato dalla moglie Elizabeth Holloway e dall’amica della coppia Olive Byrne,  si rende conto di come nei primi anni Quaranta la linea DC fosse dominata esclusivamente da personaggi maschili come Lanterna Verde, Batman, e il personaggio di punta, Superman.wond

Disegna così Wonder Woman, «bella come Afrodite, saggia come Atena, più forte di Ercole e più veloce di Mercurio» e fa di lei un vero modello in cui le ragazze possano rispecchiarsi e trovare ispirazione:

Nemmeno le ragazze vogliono essere ragazze fintanto che il nostro archetipo femminile manca di forza, forza e potere. Non vogliono essere ragazze, non vogliono essere necessariamente tenere, sottomesse e amanti della pace. Le loro qualità e i loro punti di forza sono diventate delle debolezze e quindi disprezzate. Il rimedio più ovvio è quello di creare un personaggio femminile con tutta la forza di Superman più tutto il fascino di una donna buona e bella.

Malgrado le premesse facessero ben sperare, alla morte di Marston nel 1947 la figura di Wonder Woman come risposta femminista alle controparti maschili(ste) inizia un rapido declino. Va via via conformandosi ai ruoli finora destinati ai personaggi femminili e la vediamo nelle vesti di baby-sitter, star di Hollywood o addirittura segretaria innamorata del capo, scivolando in quegli stereotipi di sottomissione da cui Marston tentava di allontanarsi.

Tuttavia, nonostante l’esordio di nuove rappresentazioni di personaggi femminili forti e potenti come Wonder Woman, il problema è un altro: sono raffigurate come oggetti sessuali. Michael Lavin, autore di Women in comic books, sottolinea infatti come donne con seno di grandi dimensioni, figura snella, gambe nude e costumi ridottissimi siano diventate molto popolari dopo il successo di Wonder Woman:

Potenti super eroine come Wonder Woman di DC o She-Hulk della Marvel possono facilmente superare le minacce e gli ostacoli più terribili, ma sono sempre rappresentate come seducenti oggetti del desiderio, indossando costumi che lasciano ben poco all’immaginazione.

Negli anni Sessanta, la situazione delle nostre eroine non migliora: per quanto riguarda la rappresentazione delle donne infatti, la DC Comics prende posizione nella sua nuova linea editoriale affermando che

L’inclusione delle donne nelle storie è caldamente sconsigliata. Le donne, quando vengono utilizzate nella struttura della trama, dovrebbero essere figure secondarie e dovrebbero essere disegnate in modo realistico, senza esagerare le qualità fisiche femminili.

Nasce così una nuova generazione di “spalle” come Lois Lane, collega di Clark Kent-Superman al Daily Planet o Vicky Vale, giornalista di Gotham City che cerca di provare come Batman e Bruce Wayne siano in realtà la stessa persona.

Dall’altro lato della “barricata”, le cose non vanno meglio. Se le protagoniste DC faticano a trovare un riconoscimento e una propria dignità di personaggi, anche per le super eroine Marvel la strada è tutta in salita. Nasce in questi anni Susan Storm, meglio nota come Invisible Girl – in seguito Invisible Woman – ma anche lei, come le altre, ottiene solo ruoli di supporto ai “colleghi” maschi, nientemeno che i Fantastici 4. (È interessante notare come il suo superpotere, oltretutto, fosse rappresentativo della percezione sociale della donna: invisibilità totale.)

Il decennio successivo, noto come la Bronze Age del fumetto, inizia a sentire gli afflati rivoluzionari dei primi movimenti femministi e vengono fatti dei tentativi per andare incontro al desiderio del pubblico di vedere finalmente personaggi femminili forti e indipendenti. Purtroppo spesso i risultati sono deludenti.

Un esempio interessante di questo (fallito) tentativo di dare pari opportunità alle super eroine viene fatto da Marvel Comics nel 1977, anno di debutto di Ms. Marvel. Alter ego di Carol Danvers, nasce come controparte di Captain America e simbolo del movimento femminista, tanto che le copertine del fumetto dedicatole riportano il sottotitolo «This Female Fights Back!». Le cose però sfuggono presto di mano e la super eroina sarà oggetto di aspre controversie nel momento in cui rimarrà vittima di uno stupro (tema particolarmente attuale oggigiorno, in quanto verrà drogata e farà sesso non consenziente di cui non conserverà memoria), darà alla luce un figlio e in seguito, contro ogni logica e buonsenso da parte degli autori, finirà con l’innamorarsi del suo stupratore, minimizzando la gravità dell’accaduto. Un vero disastro dal punto di vista educativo.

Ci sono stati però anche alcuni riusciti sforzi ammirevoli come nel caso di Chris Claremont, che introdusse, come spiega Lavin «una serie di eroine indipendenti, volitive e generalmente ammirevoli». È il caso di Kitty Pryde degli X-Men. Kitty è un meraviglioso esempio di personaggio femminile realistico, complesso e tridimensionale. È un’adolescente che soffre di ansia, solitudine e vuole essere presa sul serio dagli adulti. Non è disegnata come una top model dalle gambe chilometriche e la vita sottile, ma in modo adeguato a un personaggio della sua età, magrolina e proporzionata.

Se il XX secolo non sempre si è mosso nella giusta direzione per quanto riguarda i ruoli e la rappresentazione femminile, il XXI secolo ha quantomeno fatto dei passi avanti. La caratterizzazione della donna come mero oggetto sessuale, con caratteristiche fisiche sessualizzate all’estremo, ha visto un calo negli ultimi decenni, così come le rappresentazioni di donne vittime di brutalità fisica e secondo rigidi stereotipi di genere. A tal proposito uno studio condotto da Katherine Murphy sui fumetti Marvel dagli anni Sessanta a oggi pare confermare questa tendenza. Murphy ha preso in considerazione un campione di 788 fumetti Marvel suddivisi per decennio dal 1960 al 2014:

È stato ipotizzato che i ruoli di genere femminile nei Marvel Comics nell’ultimo decennio siano diventati meno stereotipati e più equi […]. Secondo Bradford Wright “Poche espressioni durature della cultura popolare americana sono così immediatamente riconoscibili e ancora così poco comprese come i fumetti. Proprio come ogni generazione scrive la propria storia, ognuno legge i propri fumetti”. I fumetti sono una cartina di tornasole per la cultura pop stessa. I fumetti non esistono nel vuoto. Sono immersi nei pensieri, sentimenti e valori dei loro scrittori e lettori. Le donne sono spesso emarginate nell’universo dei supereroi, così come nella cultura americana. I fumetti perpetuano spesso stereotipi di genere sociali, culturali o entrambi. Per molti ragazzi giovani, i fumetti agiscono come un agente di socializzazione, modellando i valori e gli stereotipi sociali. I ruoli di genere femminile nei fumetti spesso riflettono questi valori e atteggiamenti, ed entrambi illustrano e  raccontano l’anno in cui sono stati pubblicati […]. Attraverso l’analisi quantitativa dei contenuti, i punteggi medi di presenza del genere femminile per i fumetti Marvel sono costantemente aumentati di decennio in decennio, passando dal 12,20 negli anni Sessanta al 22,50 dal 2010 al 2014. […] I personaggi dei fumetti femminili hanno sicuramente fatto molta strada negli ultimi cinquantacinque anni. I ruoli di genere femminile nei fumetti sono cambiati per illustrare il punto di vista mutevole della società sulle donne e il loro ruolo nella cultura americana.

Se passi avanti sono stati certamente fatti, la strada da percorrere perché i fumetti promuovano davvero la parità di genere è ancora lunga. Nel 2014 Janelle Asselin, ex sceneggiatrice DC per titoli come Batman e Batgirl, ha pubblicamente criticato la copertina del primo numero della nuova collana dedicata da DC a Teen Titans, sottolineando come la rappresentazione di Wonder Girl fosse inappropriata ed eccessiva per un personaggio che dovrebbe essere poco più che adolescente:

Forse sono l’unica ad avere un problema con una ragazza minorenne che viene disegnata con seni delle dimensioni della sua testa […] che spuntano dal costume. Dal punto di vista anatomico, poi, ci sono altri problemi […] ma cerchiamo di essere realisti. La parte peggiore di questa immagine, di gran lunga, è il suo seno. Il problema non è che sia una ragazza adolescente con un seno grande, perché certamente ne esistono. Il problema principale è che questo non è il petto naturale di una donna dal seno grande. Si tratta di protesi. Su una super eroina adolescenziale. Il seno naturale non ha quella forma rotonda (scusate, ragazzi). […] Un altro problema è che nessuna ragazza con un seno così grande indosserebbe mai un top senza spalline, tanto meno se deve affrontare un sacco di attività fisica. […] Rocafort [l’autore della copertina n.d.a] l’ha disegnata sul punto di avere un nipslip. Su un’adolescente. Nel caso abbiate dimenticato quel punto del tutto rilevante.

Risultato? Asselin ha ricevuto molteplici minacce di stupro e di vario tipo, nonché commenti a carattere sessuale decisamente dispregiativi e che mettevano in dubbio la sua professionalità ed esperienza nel settore dei fumetti. 

È un dato di fatto che le donne sono state e sono tuttora bombardate di messaggi che impongono loro determinati (e irraggiungibili) standard fisici e i fumetti sono stati una delle rappresentazioni più esasperate di questa sfaccettatura. In un mondo che ha una storia di personaggi femminili forti – anche se ha spesso incoraggiato l’idea che le donne siano  destinate a essere sfruttate per la loro sessualità –  i fumetti possono e devono diventare un campo di lotta per le pari opportunità. Un esempio felice di super eroina non ipersessualizzata, ma anzi disegnata in modo realistico è il volume DC Comics Wonder Woman. La Leggenda, con storia e disegni di Renae De Liz. De Liz ritrae una principessa delle amazzoni statuaria (è più alta del protagonista maschile Steve Trevor, e pure più prestante) ma mai volgare, indossa occhiali da vista con l’abito da sera, pilota aerei (il suo famoso aereo invisibile!) e salva il mondo con l’aiuto dell’amica curvy Etta Candy.

Il mondo del fumetto è variegato e come si è visto ci sono stati esempi estremamente positivi di gender equality, soprattutto negli ultimi tempi, quando l’universo dei comics si è aperto anche ad altre tematiche come l’omosessualità e l’intersezionalità, grazie a supereroi come Northstar (il primo super eroe dichiaratamente gay di Marvel).

Di certo la strada è ancora lunga e la battaglia finale di questa guerra le super eroine devono ancora combatterla. Ma hanno le armi e la forza per farlo e di sicuro non si arrenderanno proprio ora.

Le traduzioni sono a cura di chi scrive.


FONTI

M. Uslan, Batman in the Fifties, DC Comics, 2002

K. Murphy, Analyzing Female Gender Roles in Marvel Comics from the Silver Age to the Present, 2016

C. Blanch, What Do Comic Books Teach Us About Gender Attitudes?, Forbes, 23 Gennaio 2013

M. Dunne, The representation of women in comic books, post WWII through the radical 60s, Portland State University Press

M. Lavin, Women in Comic Books, Serials Review, Volume 24, Numero 2, Estate 1998

R. De Liz, Wonder Woman. La Leggenda, DC Comics, 2017

J. Asselin, Anathomy of a Bad Cover: DC’s New Teen Titans #1, CBR.com, 11 Aprile 2014

CREDITS

Copertina by Lo Sbuffo

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