Il 16 maggio è stata approvata dal Senato dell’Alabama la legge più restrittiva di tutta l’ America sull’interruzione di gravidanza (IVG), determinando una grave sconfitta per tutte le donne americane, che da decenni si battono per il diritto di poter sentenziare autonomamente, riguardo il  futuro del feto nel loro utero. Il disegno di legge delineato dai repubblicani è volto a mutare per sempre le leggi federali in vigore e prevede dure pene carcerarie per tutti i medici che cercheranno di opporvisi: 10 anni di carcere per tutti coloro che tenteranno di praticarlo e 99 anni per chi lo porterà a termine. La stessa Aclu (Unione americana per le libertà civili) ha dichiarato pubblicamente di voler andare fino in fondo alla questione e si dice disposta a battersi duramente con i propri mezzi per abolire questo provvedimento.

Il testo della legge non prevede, altresì, eccezioni al divieto di interruzione di gravidanza neanche in caso di stupro e incesto, ma solo in caso di serio pericolo per la vita della madre o in caso di anomalia fetale. L’Alabama è uno Stato del Sud molto conservatore e non sorprende di certo che il disegno di legge sia passato in Senato, grazie ai voti di 25 senatori repubblicani tutti di sesso maschile.

Per molti sostenitori di questo provvedimento- ha twittato la governatrice– questa legge serve a testimoniare in modo possente la profonda convinzione della legge dell’Alabama che ogni vita è preziosa ed è un dono sacro di Dio.

Obiettivo: limitare l’aborto in tutti gli Stati Uniti

Alabama Abortion Decision Raises Alarms Ahead of Kavanaugh Hearings

I promotori della legge hanno dichiarato più volte che il loro obiettivo è quello di convincere la Corte Suprema a rivedere la sentenza “Roe vs Wade” del 1973, che decretava la possibilità di abortire in caso di pericolo di vita per la madre, anche una volta passata la soglia, oltre la quale il feto fosse totalmente in grado di sopravvivere autonomamente, anche al di fuori dell’utero materno. Permetteva, inoltre, -per qualsiasi ragione- alla donna di abortire fino alle 28 settimane. Tale sentenza aveva condizionato le leggi di ben 46 Stati americani. Ora la parte Repubblicana vuole battersi per limitare il più possibile l’aborto.

Purtroppo, l’Alabama non è di certo l’unico Stato che sembra intenzionato a prendere le distanze da questo emendamento: solo nell’ ultimo anno ben 16 dei 50 Stati americani, hanno introdotto diverse misure restrittive per l’accesso alla procedura di aborto. L’ultimo Stato che ha preso questa decisione è la Georgia, il cui governatore repubblicano Brian Kemp, ha vietato l’interruzione di gravidanza dal momento in cui è possibile rilevare il battito cardiaco dell’embrione, ovvero dopo le 6 settimane, periodo in cui molte donne non sanno neanche di essere in dolce attesa. In particolare, moltissimi oppositori della legge hanno considerato l’espressione “battito cardiaco”, decisamente strumentale ed impropria: è vero che dopo sei settimane l’embrione pulsa, ma è scientificamente provato che non possieda ancora un organo cardiaco vero e proprio.

Alabama Senate delays vote on nation’s strictest abortion bill

#StoptheBans, 400 manifestazioni contro le leggi sull’aborto

Migliaia di persone hanno partecipato alle proteste tenutesi in quasi tutti i 50 Stati americani, contro le leggi volte a limitare progressivamente l’accesso alla procedura di aborto. La mobilitazione #StoptheBans riguarda, sia

associazioni laiche che religiose, tra cui la UCC (Chiesa Unita di Cristo), che, pur essendo un’associazione religiosa, sostiene che decidere su una questione così rilevante, sia un diritto di tutte le donne.

La questione è il controllo sui corpi delle donne– ha dichiarato Sandy Sorensen, direttore del Capitol Hill Office dell’UCC, prima di prendere parte ad una delle tante manifestazioni fuori dalla Corte Suprema degli Stati Uniti -e l’erosione della loro autodeterminazione e autonomia. Continueremo ad affermare il mandato morale e l’autonomia che Dio ha dato alle donne. Non torneremo indietro.

Il mondo dello spettacolo non ci sta

La nuova legge in Alabama sta destando sdegno e risentimento anche tra le star del mondo dello spettacolo, le quali stanno esprimendo il proprio pensiero sui social network, attraverso post volti a rivendicare la libertà delle donne. Milla Jovocih, attrice e fotomodella ucraina, ha raccontato attraverso un lungo post di Instagram la sua esperienza circa l’aborto:

Ho avuto un aborto di due anni fa. Ero incinta di quattro mesi e mezzo e giravo tra l’Europa e l’Est. E’ stata una delle esperienze più orribili che abbia vissuto e ho ancora gli incubi. Ero sola e indifesa. Quando penso al fatto che le donne potrebbero dover affrontare gli aborti in condizioni ancora peggiori di quelle che ho fatto a causa delle nuove leggi, il mio stomaco si rigira. L’aborto è già abbastanza difficile per le donne a livello emotivo, senza pensare a condizioni potenzialmente pericolose e non igieniche. L’aborto è un incubo. Nessuna donna vuole passarci. Ma dobbiamo lottare per assicurarci che i nostri diritti siano preservati.

Anche Alyssa Milano, Lady Gaga, Rose McGowan, Rose Whiterspoon e Nancy Pelosi si sono dichiarate contro tale provvedimento, spiegando come sia ingiusto che una legge votata solo da uomini, possa avere delle ricadute così importanti sulla vita delle donne. Anche gli uomini non hanno nascosto il proprio pensiero riguardo alla faccenda; ne è un esempio Alessandro Gassmann che ha scritto su Twitter: “In Alabama, le donne che hanno subito uno stupro o incidente per incesto, non potranno abortire. #nomorecomment”.