Attaccata da politici di ogni fazione, fautrice di titoli sensazionalistici e contenuti poco precisi, destinataria di fondi pubblici immeritati. La stampa, chiaramente, non è solo questo, ma non per tutti è facile districarsi nella moltitudine di contenuti e tirarne fuori qualcosa di buono. Molti cadono nelle trappole delle fake news, oppure finiscono per credere ugualmente che il giornalismo abbia solo difetti. Dal 12 maggio, però, c’è chi si occupa di controllare i siti di informazione italiani e valutarne l’affidabilità.

NewsGuard

Si chiama NewsGuard ed è sia un’app sia un’estensione per il browser: una volta installata, fornirà un bollino di colore diverso a seconda del grado di affidabilità del sito di informazione sul quale ci si trova. Dietro di essa si cela il lavoro “24 ore su 24” di analisti e giornalisti in carne e ossa – non un algoritmo come si potrebbe pensare di questi tempi – che leggono articoli, verificano fonti, donatori e l’impostazione complessiva del sito (commenti, pubblicità, e così via) e danno la caccia alle fake news. Promettono trasparenza e correttezza nei confronti sia dei lettori sia delle testate, le quali vengono contattate prima della pubblicazione della loro pagella (bollino e commento).

I lettori hanno in questo modo un elemento in più per mettere nel giusto contesto la notizia che stanno leggendo online.
Gli inserzionisti che vogliono difendere la reputazione del proprio marchio, hanno ora una garanzia in più per tenere la propria pubblicità lontana da siti di notizie inaffidabili.

Il progetto è ambizioso, i suoi obiettivi sono nobili e scritti ben in chiaro nella homepage del sito web:

Ristabilire fiducia e senso di responsabilità.
NewsGuard usa il giornalismo per contrastare il diffondersi di notizie false, cattiva informazione e disinformazione. I nostri analisti, che sono giornalisti esperti, svolgono ricerche sulle testate giornalistiche online per aiutare i lettori a distinguere quelle che fanno realmente giornalismo, da quelle che non lo fanno.

Un esempio di “pagella” fornita da NewsGuard; il sito Agi.it ha il bollino verde e ne vengono spiegati i motivi.

Una questione di fiducia (con l’influenza) e responsabilità (controllata)

Il primo punto è questo: bisogna riconquistare la fiducia dei lettori nei confronti dei giornali, e lo si fa chiarendo chi la merita e chi no. I bollini di NewsGuard sono efficaci per questo scopo? Secondo un’indagine indipendente di Gallup, una compagnia americana di analisi e pubblicità, sì.

I risultati sono stati molto incoraggianti, anche sul tema del recupero della fiducia. Gli intervistati hanno dichiarato di fidarsi delle valutazioni e delle recensioni se vengono realizzate da “giornalisti esperti con provenienze diverse”. La ricerca ha evidenziato che anche le persone maggiormente schierate si fiderebbero meno di siti contrassegnati da una valutazione di colore rosso, e di più di siti con una valutazione di colore verde. Inoltre sarebbero meno propense a condividere o a mettere “like” a notizie che provengono da siti dichiarati inaffidabili.

Insomma, il bollino funziona: indica la strada giusta e chi la percorre lo fa fiducioso.

Inoltre, e questo è il secondo punto, la possibilità di ottenere un buon bollino, di veder crescere la fiducia dei propri lettori, spingerà pur sempre il giornalista a fare un lavoro migliore. La crescita della qualità complessiva dell’informazione passa insomma per la consapevolezza della propria responsabilità.

Un bollino di cui ci si fida, d’altronde, può condizionare e influenzare. Se è grande la responsabilità del giornalista, ancor più grande è la responsabilità di chi lo controlla e valuta. All’interno del mondo giornalistico, in realtà, dei controllori ci sono già. Tutte le professioni hanno i loro Ordini, le loro carte deontologiche, vari organismi controllori; il compito di questo complesso di istituzioni è ordinare, in tutti i sensi: fare ordine indicando il comportamento adeguato, prescrivendolo e assicurandone il rispetto. Nel settore specifico del giornalismo italiano c’è stata una notevole proliferazione normativa, che tuttavia non basta ad assicurare a questo settore la buona salute. Né è utile introdurre uno stadio di controllo sempre più esterno o superiore, in un processo che può procedere all’infinito. Per dirla con Platone, sarebbe ridicolo che un custode abbia bisogno di un altro custode.

Come se ne esce?

Le indicazioni vanno rispettate e ciò che ci spinge a farlo o meno è innanzitutto la nostra sfera morale. L’etica che ispira la norma deve ispirare anche il nostro comportamento. Solo una volta che l’avrà interiorizzata, la società sarà capace di autocontrollarsi nel suo complesso.

Un’infografica della Federazione Internazionale delle Associazioni e Istituzioni Librarie (IFLA) per aiutare i lettori a riconoscere le fake news.

Educazione digitale, questa sconosciuta

Così come le norme non sostituiscono la morale, allo stesso modo il bollino non dovrebbe sostituire una buona educazione digitale. Anche se dietro di esso si celano valutazioni fatte da personale competente – e certamente non tutti hanno competenze tanto specifiche – tutti, però, possono imparare ad avere occhio. L’ampia circolazione di bufale in forma di articoli e foto testimonia come gran parte dei lettori digitali non siano in grado di distinguere una notizia attendibile da una bufala evidente a partire dalle caratteristiche con cui sono presentate. Una volta aperta la notizia si presenta, poi, il problema di riconoscere la sua validità a partire dalla presenza di fonti debitamente citate, dal tono utilizzato, nonché dal suo stesso contenuto. Almeno su questo fronte cerca di essere d’aiuto NewsGuard, e il suo potenziale è notevole. L’importante è non adagiarsi sugli allori.


FONTI
Agi
NewsGuard
Aa. Vv., Guida alle etiche della comunicazione, ETS, 2011.
CREDITS
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