Probabilmente conoscerete Marco Cocci per le parti che ha recitato in diverse pellicole, fra cui Ovosodo di Paolo Virzì e L’ultimo bacio e Baciami ancora di Gabriele Muccino.

La carriera musicale

Oltre a essere un attore cinematografico, un modello e un conduttore televisivo, Marco si è sempre dedicato anche alla musica. A partire dalla metà degli anni ’90, ha ricoperto il ruolo di cantante nel gruppo indie-rock Malfunk – in attività fino al 2009 – con cui ha registrato diversi dischi.

Dal 2006 è impegnato nel sociale con il progetto musicale Rezophonic, che ha come obiettivo quello di aiutare economicamente l’African Medical and Research Foundation (AMREF) a costruire un acquedotto tra Kenya e Tanzania. Questo stesso progetto musicale ha permesso la partecipazione di Marco alla cinquantottesima edizione del Festival di Sanremo, nel 2008, durante la quale ha duettato con la cantautrice L’Aura nel brano Basta!.
Annovera nel suo curriculum musicale anche una seconda partecipazione al Festival: nel 2010 ha duettato con Irene Grandi nel brano La cometa di Halley.

Il primo disco da solista

Il 16 maggio 2019 è uscito il suo album di esordio, Steps, registrato fra lo Studio 2 di Padova e i celeberrimi Abbey Road Studios di Londra.

La particolarità rispetto ai lavori del passato è che i testi di tutti i tredici brani sono scritti in inglese. Inoltre, con questo suo primo disco, Marco ha abbandonato le sonorità prettamente rockeggianti che aveva mantenuto con i Malfunk per acquisire un tono più pacato e introspettivo, a tratti malinconico. Lo stile di alcuni brani si avvicina a un rock molto leggero, in altri al folk e in altri ancora al pop. La voce di Marco è un po’ roca, leggermente graffiante, quasi country, priva di virtuosismi ma molto profonda nella sua semplicità.

Il brano Love Song è un inno all’amore verso se stessi, dalle sonorità pop e dal ritornello molto orecchiabile; White Quiet Place parla di momenti intimi, di calma e riflessione; il ritmo di Good Day è incalzante mentre quello di Trouble è più lento e racconta di sbagli e momenti difficili; le note di Blue Boy (brano per il quale verrà pubblicato un videoclip) creano un’atmosfera inquietante, quasi dark; infine, Last Love Song, brano di chiusura dell’album, riprende il titolo della seconda traccia in un rimando circolare, ma con un sapore più malinconico.

Insomma, si tratta di un lavoro piuttosto eterogeneo con riferimenti a diversi stili musicali. Ecco come lo descrive Marco:

Questo disco lo definisco un percorso, e rappresenta i miei ultimicinqueanni di vita. Le canzoni non sono state composte con l’idea di realizzare qualcosa di finito, ma sono nate, passo dopo passo, in momenti determinanti di questo periodo. Tra il perdermi e il ritrovarmi, i brani rappresentano i momenti di distrazione e sfogo che mi hanno permesso di essere quello che sono oggi: il risultato di un percorso emotivo da cui ne consegue l’eterogeneità del disco. Da questo il titolo del lavoro Steps, nato per necessità di nascere.

È proprio per questa eterogeneità di fondo che vale la pena dare un ascolto a questo lavoro, soprattutto se le novità catturano spesso la vostra attenzione.

 

CREDITS

Copertina e immagini gentilmente concesse dall’ufficio stampa