Saoirse: un nome insolito e sfuggevole, difficile da imbrigliare, che in un attimo scivola sulla lingua e si disperde nell’aria. Non a caso significa “libertà” in Gaelico, antico idioma di origine celtica le cui armonie evocano verdi praterie spazzate dai venti e scogliere rocciose a picco sul mare. La corretta pronuncia si avvicina a Seer-shə, ma la giovane attrice dice di essersi ormai abituata alle storpiature, tanto da rispondere a qualsiasi suono vagamente simile che inizi per S: lei è Saoirse Ronan, la millennial dai capelli d’oro e gli occhi di ghiaccio che ha ammaliato Hollywood.

Nata a New York nel 1994 da genitori irlandesi, emigrati in America in cerca di lavoro, all’età di tre anni torna nei pressi di Dublino, dove trascorre infanzia e adolescenza. L’esordio in tv avviene nel 2003, un piccolo ruolo nella serie The Clinic; per la prima volta sul grande schermo deve invece aspettare il 2007, con lo struggente Espiazione di Joe Wright. Nel film, tratto dal romanzo di Ian McEwan, veste i panni di Briony Tallis, giovane di buona famiglia che assiste per sbaglio a una scena di passione scambiata per violenza tra la sorella maggiore Cecilia (Keira Knightley) e il giardiniere Robbie (James McAvoy); il drammatico equivoco la porterà ad accusare Robbie di un crimine che non ha commesso, con conseguenze tragiche per i personaggi coinvolti. L’interpretazione di Briony, così innocente e al tempo stesso fatalmente colpevole, le vale una candidatura all’Oscar: a 13 anni Saoirse Ronan è quasi un’esordiente, ma già si è attirata l’attenzione dell’intera Hollywood.

Espiazione

Il talento messo in mostra in Espiazione le procura una serie di ruoli da protagonista: in Amabili Resti di Peter Jackson è un’adolescente brutalmente uccisa dal suo vicino di casa che si ritrova sospesa in una sorta di limbo tra mondo terreno e Aldilà, da cui può osservare la vita dei suoi cari alle prese con l’elaborazione del lutto e le macchinazioni del suo assassino. In Hanna interpreta una spietata killer addestrata nel gelo delle selvagge lande artiche, divisa tra il desiderio di normalità e le ineluttabili conseguenze di un passato che torna a perseguitarla. Insidiosa vampira in Byzantium, sopravvissuta a un’invasione aliena in The Host, doppiatrice di lungometraggi d’animazione, Saoirse Ronan dimostra grandi doti di eclettismo, ma viene limitata da pellicole non sempre all’altezza delle sue abilità recitative.

I ruoli si accumulano, la fama cresce, ma quando non sta recitando davanti a una macchina da presa preferisce rimanere lontana dai riflettori dello spettacolo. Saoirse tiene molto alla privacy: lascia trapelare poco o niente della sua vita privata ed evita ogni canale social, a differenza di altre giovani star sue coetanee. Mai un pettegolezzo, uno scandalo; appare sempre sobria, elegante, misurata, doti che sembrano inscritte nei suoi lineamenti così armoniosi e peculiari, quasi regali – e proprio una regina ha interpretato di recente in Mary Queen of Scots.

Libera, come dice il suo nome, dagli eccessi del mondo di Hollywood, e libera di scegliere ruoli interessanti che prediligono la qualità dei film ai potenziali incassi. È del 2014, ad esempio, la parte di Agatha, pasticcera con un’improbabile “voglia” a forma di Messico sulla guancia, coinvolta negli intrighi del Grand Budapest Hotel di Wes Anderson. L’inconfondibile estetica del regista, fatta di simmetrie perfette e tonalità pastello, sembra cucita su misura per la Ronan, e infatti i due sono già tornati a collaborare.

Grand Budapest Hotel

Gli ultimi anni hanno visto l’attrice scalare definitivamente le gerarchie di Hollywood, riscuotendo consensi unanimi da ogni direzione. Nel 2015 recita in Brooklyn, la storia di una giovane emigrata irlandese che nel secondo dopoguerra decide di cercare in America un futuro migliore; l’interpretazione le procura la seconda candidatura all’Oscar. Nel 2017 è invece la volta di Lady Bird, in cui ha il ruolo dell’omonima protagonista. Il film diretto da Greta Gerwig è una turbolenta coming-of-age story che racconta il passaggio dall’adolescenza all’età adulta di una giovane inquieta e ribelle in fuga dalla profonda provincia americana: l’Academy la premia con una terza nomination.

Nel frattempo Saoirse Ronan non si dedica soltanto al cinema. Nel 2016 fa il suo debutto a Broadway nella pièce teatrale The Crucible, ispirata alla storia del processo alle streghe di Salem. L’anno successivo è protagonista del videoclip di Galway Girl, canzone del popolare Ed Sheeran; si tratta in realtà della seconda incursione in una produzione musicale, dopo aver già recitato in Cherry Wine di Hozier, dedicata alle vittime di abusi domestici. Proprio i temi sociali sono uno dei fronti che la vedono più impegnata, con particolare attenzione alla condizione di donne e bambini: è ambasciatrice per la ISPCC, un’associazione che si batte per la protezione dei più piccoli e si è espressa in supporto dei matrimoni omosessuali e del diritto all’aborto, temi caldi nella sua Irlanda.

Lady Bird

Tra i prossimi progetti che la vedono coinvolta spiccano i film di due registi che l’hanno già diretta con successo: The French Dispatch di Wes Anderson e Little Women di Greta Gerwig. La trama del primo è ancora avvolta nel mistero e si conosce solamente l’ambientazione: una redazione giornalistica francese di un quotidiano americano. Il secondo è il nuovo adattamento del celebre romanzo Piccole Donne di Louisa May Alcott, in cui la Ronan interpreterà una delle sorelle protagoniste.

Ogni segno lascia presagire che la stella di Saoirse, nel prossimo futuro, è destinata a diventare sempre più brillante – proprio come i suoi occhi di zaffiro.