Il nostro rapporto psicologico con il tempo che passa influenza la qualità della nostra vita. Ciò che sappiamo dagli albori della psicologia – e in modo speculativo, grazie al pensiero filosofico, anche da molto prima – è che la nostra valutazione del passato, in termini di soddisfazione data dalle esperienze così come ricordiamo di averle vissute, incide in maniera rilevante sulla nostra soddisfazione attuale.

L’attenzione alla qualità del tempo presente, in termini psicologici, è aumentata nel tempo grazie non solo a interventi psicologici meno concentrati sul passato, ma anche grazie al progressivo interesse dimostrato dal mondo degli addetti ai lavori nei confronti delle pratiche di consapevolezza (come la meditazione vipassana, meglio nota in occidente come mindfulness), principalmente sviluppate in seno alle tradizioni spirituali orientali. A livello di psicologia ingenua le persone possono facilmente essere d’accordo sul fatto di riconoscere che il passato influenzi il presente: lo stesso senso comune ha varie espressioni per sottolineare il valore del tempo presente (“cogli l’attimo”); ma non è altrettanto intuitivo pensare che il futuro influenza il presente e il passato.

Infatti, da quanto e da come immaginiamo noi stessi nel futuro – in termini di desideri, aspettative, obiettivi di breve-medio periodo (goals) e scopo di vita di lungo periodo (purpose) – dipende non solo, in parte, il nostro stato d’animo attuale, ma anche la valutazione stessa del nostro passato, e quindi come costruiamo una narrazione complessiva della nostra vita in termini di significato (meaning).

Definiamo dunque come prospettiva temporale “la direzione temporale preferenziale dei pensieri di una persona, attraverso passato, presente, futuro, che esercita un’influenza dinamica su esperienze, motivazione, ragionamento, e diversi aspetti comportamentali”. Sino ad ora, come hanno spiegato Zimbardo e Boyd, sono state esplorate cinque prospettive temporali: quella orientata al futuro caratterizza le persone ambiziose e lungimiranti, che agiscono soprattutto in vista delle ricompense a venire; molto abili a rimandare le gratificazioni, queste persone spesso hanno più successo delle altre nel lungo periodo, ma pagano lo scotto di sapersi godere poco il momento presente, con tutte le conseguenze stressogene che questo implica.

La prospettiva presente-edonistica è quella con cui, come i bambini (che sono in genere totalmente immersi in quello che fanno), alcuni adulti possono essere focalizzati sulle gratificazioni emotive immediate, poco faticose, e sulla loro ricerca in esperienze anche fuori dall’ordinario (come ad esempio gli sport estremi); sono persone molto attive ma che spesso peccano in controllo degli impulsi, rischiando di scivolare in dipendenze di vario tipo, di non raggiungere obiettivi che richiedono il rimandare la gratificazione, di confondere voglie estemporanee con desideri profondi.

La prospettiva presente-fatalista: è la prospettiva temporale di chi vive nella convinzione di non avere controllo su ciò che succede, perché esso è determinato dal caso o da forze superiori, spesso associata ad apatia, disperazione, e comportamenti a rischio.

La prospettiva passato-negativa: prospettiva di chi ha una visione del proprio passato complessivamente negativa, sulla quale rimugina sentendosene perseguitato e danneggiato a tutt’oggi.

La prospettiva passato-positiva: prospettiva di chi vede con benevolenza e soddisfazione il proprio passato; ha valori e dunque abitudini tradizionali, tiene molto a mantenere vincoli con la famiglia di origine.

Le ricerche (e il buon senso), vanno nella direzione di indicare come dannose le prospettive presente fatalista e passato negativa, ma soprattutto di sottolineare che le persone più felici sono quelle che riescono a bilanciare le altre tre prospettive temporali, pur mantenendone una elettiva. Per rendere migliore la vita di chi non ha sviluppato spontaneamente queste prospettive temporali, la psicologia del benessere indica degli interventi di empowerment, basati sulla coltivazione attiva di alcuni atteggiamenti e stati d’animo.

Per favorire una prospettiva temporale passato-positiva, si possono coltivare due potenzialità: la gratitudine e la capacità di perdonare, che forniscono una sorta di antidoto al regret, la ruminazione mentale caratterizzata da rammarico. Il rammarico può prendere la forma del rimpianto per qualcosa che non si è fatto ma si sarebbe voluto fare, del rimorso per qualcosa che si è fatto ma sarebbe stato meglio non fare o fare diversamente; esso ha quindi una componente emotiva (stato d’animo negativo) e una cognitiva (pensieri controfattuali legati alle circostanze ricordate, del tipo “se avessi fatto diversamente le cose sarebbero andate meglio”). La gratitudine aiuta a vedere quanto di buono c’è nel passato remoto e prossimo della propria vita, e si può allenare. La capacità di perdonare consente di affrancarsi dalle delusioni passate, legate a ferite relazionali. Esistono modelli di terapia del perdono che vanno proprio in questa direzione.

Un orientamento al tempo presente-edonista può essere coltivato in vari modi: attraverso lo sforzo intenzionale di ritagliarsi del tempo libero per attività gratificanti, gustandole (savoring); con la coltivazione giornaliera di relazioni intime di qualità. Possono anche essere di aiuto tecniche di time management, a patto che lo stabilire priorità e urgenze sia tarato sui reali bisogni ed energie della persona.

Infine, un orientamento al futuro carente può essere sviluppato attraverso la coltivazione della speranza e di uno stile esplicativo equilibratamente ottimista, attraverso la riflessione sul significato della propria vita, che aiuta a darsi una direzione di lungo periodo e degli obiettivi intermedi appassionanti.

Il costrutto di prospettive temporali potrà sicuramente essere arricchito da nuove ricerche: è ragionevole pensare, ad esempio, che gli orientamenti al futuro possano essere almeno due, l’uno positivo e l’altro ansioso; inoltre, è possibile sostenere che l’esercizio del pensiero astratto, e alcuni particolari stati di coscienza, siano a-temporali. Infine, altre possibili linee di ricerca riguardano il rapporto tra prospettive temporali e tratti di personalità, nonché il loro utilizzo nella terapia e nel coaching.


FONTI

Boniwell, I. (2009). Perspectives On Time, in Lopez, S.J. Snyder, C (a cura di ), The Oxford Handbook of Positive Psychology, Oxford, Oxford University Press

Boniwell, I. (2016). La Scienza della Felicità – Introduzione alla Psicologia Positiva, Bologna, Il Mulino.

Diener, E. (2000). Subjective Well Being: The Science of Happiness and the Proposal for a National Index, American Psychologist, 55, 56-67

Laudadio A., Mancuso S. (2016). Manuale di Psicologia Positiva, Milano, FrancoAngeli.Zimbardo, P. G, Boyd, J. N. (1999). Putting Time in Perspective: a Valid, Reliable, Individual Difference Metric, Journal of Personality and Social Psychology, 77, 1271-1288.