Se dovessimo fare pensare ai possibili scenari di un film ambientato per mare, istintivamente verrebbe probabilmente da pensare ad un mondo tutt’altro che roseo, punteggiato di rischi e minacce. Certo, viaggiare per mare non è un’impresa facile, ma il mondo cinematografico ci ha da sempre trasmesso un’immagine di pericolo, salvo rari casi. E’ corretto dire, quindi, che il timore per l’ignoto (in questo caso marino) persiste dentro e fuori lo schermo; ma ciò che colpisce di più è che la maggior parte dei film interessati trattano di temi immaginari, ben lontani dal parere obbiettivo e scientifico degli studiosi.

La guerra

Così come la terraferma, anche il mare è stato teatro di alcuni tra i più atroci scontri della storia umana, successivamente trasposti su pellicola per narrarne gli eventi. E’ il caso di film storici come Caccia a Ottobre RossoMare Caldo e Pearl Harbor, ma anche di serie televisive come The Pacific e di titoli fantascientifici come Battleship o World Invasion, nei quali un aspetto sembra essere chiaro a tutti: il nemico, solitamente, arriva dal mare.
L’antichità è stata a sua volta toccata dalla guerra: basti pensare a film molto recenti come 300: L’Alba di un Impero, che vede gli ateniesi di Temistocle affrontare i Persiani di Artemisia nella battaglia di Salamina.

Dal punto di vista della guerra navale contemporanea è importante citare il capolavoro storico Master & Commander, ma in particolar modo la saga di Pirati dei Caraibi. Quest’ultima mischia una buona dose di accuratezza storica a una enorme quantità di personaggi leggendari e superstizioni marine tipiche della prima metà del ‘700. Il pirata maledetto Davy Jones, il tesoro de l’Isla de Muerta, Barbanera, la strega Calypso e le Sirene sono solo alcuni esempi. La componente guerresca e la contrapposizione tra i pirati “liberi” e gli inglesi “oppressori” è certamente un’idea romantica, ma presenza costate in ogni pellicola della serie.

Trattandosi oltretutto di uno scenario senza muri di sorta dove è facile perdersi o affondare, il livello di minaccia che giunge dal mare è ancora più alto. L’inconfondibile “ping” di un sonar nemico a cento metri di profondità sarebbe il terrore di chiunque, così come un banco di nebbia in prossimità di una scogliera o il verso inconfondibile di una balena troppo vicina allo scafo.

Le catastrofi

Il mare, fin dai tempi più antichi, è sempre stato portatore di catastrofi. Maremoti, gorghi, tempeste sono all’ordine delle cronache storiche, specialmente di popoli limitrofi agli oceani. Se volessimo citare un classico del catastrofismo moderno potremmo parlare di The Day After Tomorrow, una rappresentazione semi-accreditata delle conseguenze del riscaldamento globale: scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello del mare e l’Isola di Manhattan sommersa nel giro di pochi secondi. Per quanto si tratti di una analisi fin troppo cinematografica e distruttiva, l’idea alla base è corretta e scientificamente provata.

L’ultimo kolossal cinematografico in materia di maremoti è il film di Roland Emmerich 2012, che racconta in maniera decisamente fantastica la fine del pianeta Terra prevista dal Calendario Maya. Anche in questo caso, lo sfaldarsi della crosta terrestre causa giganteschi tsunami alti migliaia di metri, capaci di inghiottire intere nazioni in pochi minuti. Iconica rimane la scena del Monaco Buddista che suona il Gong in cima all’Himalaya prima di venire investito dall’onda anomala.

Anche la Disney ha messo mano sul panorama catastrofico, portando alla luce Oceania e rappresentando in maniera family-friendly le superstizioni dei popoli hawaiani nell’antichità: una spaventosa eruzione che avrebbe ucciso il mare e, di conseguenza, tutti gli abitanti delle isole che dipendevano dal pesce. Non è la prima volta che vediamo un film d’animazione che narra leggende marine; impossibile dimenticare Atlantis, ambientato nelle viscere della terra, alla scoperta della civiltà perduta più celebre di sempre.

I mostri

Le creature mitiche degli oceani, di cui ancora oggi sappiamo poco o nulla, sono in assoluto l’elemento più rappresentato sul grande schermo: calamari giganti, squali enormi, animali non meglio identificati sono sempre in agguato per mangiare gli esseri umani.
L’esempio per eccellenza di queste rappresentazioni è senza ombra di dubbio la versione cinematografica di Ventimila Leghe Sotto i Mari, in cui il capitano Nemo guida il Nautilus all’esplorazione dei fondali, incontrando biomi a dir poco fantascientifici.

Steven Spielberg, con Lo Squalo, immaginò un antico predatore marino ritornare verso la terraferma e divorare i bagnanti, creando un classico intramontabile del cinema horror. Tale predatore, il grande squalo bianco, è stato più volte ripreso nello spettacolo, mantenendo un primato assoluto per livello di violenza e cattiveria. Solo recentemente è uscito Paradise Beach, in cui uno di questi animali dà la caccia ad una giovane surfista incauta.
La visione più grottesca degli squali è arrivata con The Meg, pellicola con Jason Statham intento a combattere contro un Megalodonte, il gigantesco antenato preistorico del predatore odierno. Nulla di nuovo su quel fronte insomma: squalo cattivo, personaggi buoni.

Ma la cultura del mare non è solo materia occidentale. Gli asiatici, in particolare i Giapponesi, hanno avuto una visione particolare delle distese oceaniche e delle loro creature fin dal dopoguerra; i cosiddetti Kaiju (trad. “strana bestia”) sono animali mitici immaginati a partire dalle teorie sul conflitto atomico della Guerra Fredda, che avrebbe mutato le cellule animali ingigantendone le proporzioni. Il Kaju più famoso di tutti è ovviamente Godzilla, una sorta di primordiale dinosauro alto quanto un grattacielo, che si risveglia e si ritrova nel mondo moderno.

Gli animali leggendari sono comparsi in diversi film prodotti negli ultimi sei anni, il più acclamato dei quali è probabilmente Pacific Rim: in una sorta di mashup tra il mondo Gundam e i Kaiju, Guillermo del Toro è stato capace di far scontrare tra loro i mecha più grandi mai creati con le relative controparti mostruose. Lo scontro epico tra queste due entità, capaci di trasformare città come Tokyo in enormi distese di macerie, fa quasi sorridere.
Si tratta comunque di una delle saghe più acclamate degli ultimi tempi per drammaticità e qualità degli effetti speciali.

Altri titoli

Per quanto in parte sia ambientato sulla terraferma, sarebbe un delitto non citare Cast Away, uno dei film più importanti per il quale Tom Hanks abbia mai recitato. Naufragato su un’isola deserta, il protagonista si ritrova in una lotta continua contro gli elementi e sfrutta il suo istinto per abbandonare la sua prigione senza mura. Il mare, seppur appaia secondario, svolge un ruolo fondamentale; sono le onde del mare a spingere a riva oggetti utili alla sopravvivenza, così come sono le onde del mare a creare una corrente avversa che impedisce a Chuck Noland di andarsene.

Una menzione speciale va anche al film di guerra Dunkirk, che racconta l’evacuazione di centinaia di migliaia di soldati anglo-francesi dalla baia di Dunkerque dopo il fallimento dell’offensiva contro l’Asse in Europa.
Ambientato sulla Manica, questo titolo racchiude in sé la paura dei superstiti che, lasciata la spiaggia, si trovavano alla mercé dei cacciabombardieri tedeschi e, ancora peggio, dei letali U-Boat e rischiavano di annegare nelle loro stesse navi ospedale.

Infine, sarebbe opportuno citare un titolo non particolarmente noto, ma sufficientemente piacevole da ricordare: La Tempesta Perfetta. Questo action-movie con George Clooney è tratto da una storia vera e racconta il naufragio del peschereccio Andrea Gail, avvenuto nel 1991. L’equipaggio, spinto dalla sete di guadagno, aveva affrontato il mare un’ultima volta per pescare, incontrando la cosiddetta “tempesta perfetta”, ossia un uragano che si scontra con due fronti di bassa pressione, generando onde altissime e condizioni di navigazione semplicemente impossibili.
L’armatore decise di sfruttare al massimo la potenza della propria nave, che tuttavia venne rovesciata da un frangente e causò non solo la morte dell’equipaggio, ma anche dei parajumpers giunti a soccorrerlo.

Conclusioni

Tantissimi sono i titoli vintage, specialmente quelli ambientati durante la Seconda Guerra Mondiale nel Pacifico; gli anni ’40 e ’50 hanno visto un vero e proprio boom di film propagandistici per sponsorizzare lo sforzo bellico americano contro il Giappone, in modo da spingere sempre più giovani ad arruolarsi in Marina.

E’ sorprendente come, nel giro di cinquant’anni, il mare si sia ritagliato una enorme fetta di industria cinematografica. L’alone di mistero che avvolge questo ambiente è assolutamente affascinante, ma anche dal punto di vista storico si è visto ogni genere di produzione. Si parla chiaramente di pellicole più o meno apprezzabili a seconda del livello di spettacolarità e trama, ma una semplice ricerca su google con la voce “film sul mare” può mostrare centinaia di opere prodotte nei decenni.