Netflix non è soltanto una piattaforma di streaming dove fare ore di binge watching ossessivo nel tentativo di sfuggire alle responsabilità quotidiane; può anche essere un utile strumento di studio e di cultura, se sfruttato nel modo giusto. La piattaforma offre infatti un gran numero di documentari che spaziano tra tutti i generi, da quelli sul mondo naturale, a quelli storici, fino alla categoria che interessa questo breve articolo: i film e i documentari sull’arte e la storia dell’arte.

Va detto, tuttavia, che non è il campo in cui Netflix Italia brilla di più: i film a tema artistico sono davvero una manciata, a confronto con i numerosissimi documentari storici. Detto questo, Netflix offre comunque alcune perle interessanti e ben realizzate, che trattano argomenti per nulla scontati, in modo intelligente e coinvolgente.

 

  1. Saving Banksy (2017)
Locandina Saving Banksy

«It isn’t art unless you can sell it for lots of money», dichiara la locandina di Saving Banksy, il film documentario uscito nel 2017, diretto da Colin Day.

Il titolo farebbe pensare a un documentario interamente dedicato allo street artist più famoso del mondo, ma non è esattamente così: Banksy è sì il perno centrale cui ruota attorno l’intero film, ma non si tratta tuttavia di una biografia. Piuttosto, attraverso la sua figura, si racconta la storia della graffiti art, si indaga la misteriosa figura dell’artista inglese e, soprattutto, si pongono questioni etiche riguardanti la street art e l’arte contemporanea.
In quest’ottica di analisi del sistema artistico contemporaneo e del suo mercato, ci si chiede se sia giusto strappare le opere di Banksy – artista quotatissimo nel mercato artistico internazionale – dal loro contesto d’origine per portarle nei musei, o peggio, venderle ai privati. Non è forse un furto nei confronti dell’artista, il quale ha esplicitamente creato l’opera in un preciso luogo pubblico, dove dovrebbe teoricamente restare, idealmente intoccata, il più a lungo possibile? E ancora, ci si domanda chi abbia il diritto di decidere se prelevare queste opere dalla strada e immetterle sul mercato, se non l’artista stesso: un gallerista privato, un ricco magnate desideroso di impossessarsene, un museo statale?

Banksy è il più famoso street artist contemporaneo, complice anche la sua misteriosa identità, ancora segreta. Il documentario presenta una serie di interviste a colleghi molto vicini all’artista, come Ben Eine, Risk, Revok, Shoe, Lister, Doze Green, Blek Le Rat e Hera, rendendo il film informativo e coinvolgente.

 

  1. The 100 Years Show (2015)
Carmen Herrera

La seconda proposta è un documentario biografico, che presenta la figura di un’artista contemporanea la quale, come annuncia il titolo, ha vissuto oltre cento anni.

Carmen Herrera è nata il 30 maggio 1915, a Cuba, e risiede a New York dagli anni Cinquanta, è un’artista di 103 anni, ancora vivente, a cui Netflix ha dedicato questo bellissimo film documentario biografico.

La particolarità di Herrera, che porta a riflettere sui meccanismi del mercato contemporaneo, è che l’artista ha raggiunto la popolarità soltanto molto tardi, dopo oltre settant’anni di lavoro.

La sua carriera artistica è iniziata presto, fin dalla formazione scolastica e universitaria, coltivata poi in autonomia, a Parigi e poi a New York, dove frequentò anche un anno la facoltà di architettura, un tempo breve, ma fondamentale per comprendere il suo linguaggio artistico successivo.

Il suo stile geometrico minimalista, anticipatore di un Frank Stella o di una Lygia Clark, non venne tuttavia apprezzato, né in Europa, né a Parigi, per decenni. Herrera subì innumerevoli rifiuti da galleristi, privati e possibili mecenati, molto probabilmente anche in quanto donna, ma soprattutto perché nessuno era ancora pronto per un linguaggio artistico tanto apparentemente semplice quanto profondamente complesso. Soltanto a 81 anni riuscì a vendere il suo primo dipinto, e nel 2004 ottenne la partecipazione alla collettiva tutta femminile presso la Latin Collector Gallery di Manhattan, esposizione che finalmente la rese famosa come ha sempre meritato.

Il prodotto di Netflix è ben strutturato, interessante e corredato di interviste a galleristi, amici e colleghi di Herrera, la quale tiene banco durante tutto il film, intervenendo con arguzia e ironia, rendendo quasi impossibile credere che questa energica e beneducata signora sia una delle più importanti artiste viventi, ancora attive, nonché un’ultracentenaria.

 

  1. Burden (2016)
Locandina Burden

Altro film biografico, Burden racconta la spericolata vita di Chris Burden (1946-2015), uno dei primi performer della storia dell’arte.

Il documentario di Timothy Marrinan e Richard Dewey, ripercorre la vita e la carriera dell’artista, da tempo riconosciuto dalla critica come un pilastro fondamentale dell’arte performativa, al pari della più celebre Marina Abramović (non manca una sua testimonianza nel film).

Viene soprattutto discussa la pratica performativa spesso autolesionista che contraddistingue l’attività di Burden, il quale è diventato celebre per essersi fatto sparare a un braccio da un amico in una delle sue prime performance (Shoot, 1971).
Burden si è spinto oltre il limite da subito, fino a partire dalla sua primissima opera, Five Day Locker Piece, realizzata nel 1971, quando ancora frequentava l’università: Burden si fece rinchiudere in uno degli armadietti dell’accademia, per cinque giorni e cinque notti senza mai uscirne, armato soltanto di un recipiente per bere e uno per urinare.

Il film documentario segue passo passo il percorso dell’artista, analizzando il suo pensiero artistico, aiutando così anche un pubblico non esperto a comprendere meglio le idee, gli strumenti, i processi ideativi che stanno alla base di una performance artistica, pratica artistica troppo spesso fraintesa e ritenuta inutile, incomprensibile e insensata soltanto in quanto complessa.

 

  1. La vita e l’arte di Szukalski (2018)
Locandina Struggle

Altro lavoro biografico, questo film racconta la vita del poco conosciuto artista polacco Stanisław Szukalski, nato nel 1893 e scomparso nel 1987.

Il titolo Struggle (lotta), si rifà al titolo di una delle sue opere più visionarie, ritrovata dopo la sua morte, e scelta come immagine simbolo del film, della sua visione artistica, nonché alla sua vita, che, attraverso le due guerre mondiali, è stata senz’altro una lotta.

Szukalski è un artista oggi poco noto al grande pubblico, ma che andrebbe assolutamente riscoperto: è stato un genio, un vero rivoluzionario, un visionario che si è scagliato contro il passatismo accademico, la cui arte è infusa di una sorprendente vena surrealista, di forme e motivi estremamente moderni e impressionanti, uniti da simboli politici che l’artista non ha mai timore di utilizzare.

Szukalski è stato uno scultore, disegnatore e artista di enorme talento. Al pari di Escher, era capace di immaginare mondi altri, caratterizzati da distorsioni spaziali e prospettiche, abitati da strani esseri mutaforma; e al pari di Salvador Dalì, costruiva rappresentazioni con citazioni dall’antico, paesaggi dagli orizzonti infiniti, aggiungendovi sempre forme mai viste.

L’artista arrivò addirittura a inventare un alfabeto personale, che utilizzò per tutta la vita, anche sui documenti ufficiali. Progettò monumenti pubblici per la Polonia, curò la pubblicazione di una rivista, e compilò di suo pugno più di cinquanta faldoni fitti di disegni, immagini e testi, per provare la sua complessa e visionaria teoria secondo cui l’umanità intera deriverebbe dall’Isola di Pasqua.

Il documentario di Netflix è diretto da Ireneusz Dobrowolski e prodotto da Leonardo DiCaprio.

 

  1. Velvet Buzzsaw (2019)
Locandina Velvet Buzzsaw

A differenza delle proposte precedenti, Velvet Buzzsaw non è un film documentario, né biografico, ma un thriller di Dan Gilroy, con protagonisti Jake Gyllenhaal, Rene Russo e Toni Colette.

Il film sfrutta il risvolto soprannaturale per mostrare e mettere in discussione i meccanismi nascosti e non sempre ragguardevoli del mercato artistico moderno.

Un famoso critico d’arte (Jake Gyllenhaal), inizia una relazione con l’assistente (Zawe Ashton) di una gallerista (Rene Russo). Quando il misterioso vicino di casa dell’assistente muore, la ragazza fa una scoperta sensazionale: scova, nel suo appartamento, dipinti, schizzi e disegni che subito la colpiscono, tutti realizzati dal defunto. Sono inquietanti, espressivi, e come si scopre poco dopo, i rossi sono dipinti con il suo stesso sangue.
La giovane decide di rubarli e portarli alla donna per cui lavora. Entrambe sono convinte di aver scovato il nuovo artista maledetto del secolo, e sono già pronte ad arricchirsi grazie alle sue opere, ma immediatamente cominciano ad accadere strani incidenti a chiunque venga a contatto con questi dipinti misteriosi e cruenti, che coinvolgono tutti i personaggi della storia.

Nonostante alcuni aspetti del film siano troppo spinti sul versante trash-soprannaturale, è comunque un’interessante visione, leggera e divertente, di cui godere senza impegno.