Chi ha voglia di viaggiare lontano? Perché esiste un certo album, di una certa band, che può trascinare chiunque si sottoponga al suo ascolto molto più lontano di quanto si possa immaginare. Il 10 maggio scorso i The Winstons hanno dato alla luce il loro secondo album, Smith. Ma chi sono i The Winstons e di che tipo di album si sta parlando?

Chi sono i The Winstons?
I tre membri della band The Winstons

Un trio: Enrico Gabrielli, Roberto Dell’Era, Lino Gitto, che in arte e sulla copertina dell’album si chiamano rispettivamente Enro Winston, Rob Winston e Linnon Winston. O, altrettanto rispettivamente – come potete osservare nelle foto che li ritraggono – “quello con i capelli lunghi”, “quello alto” e “quello con i baffi”.

Questo, come accennato prima, non è un disco d’esordio. La band si era già fatta conoscere in passato con l’album omonimo The Winstons, pubblicato nel 2016 per AMS Records. Erano seguiti poi un tour, un DVD live e un quarantacinque giri.

E ora, appunto, Smith, dal 10 maggio su tutte le piattaforme digitali e con la pubblicazione del formato fisico prevista per il 31 maggio. Un album molto particolare, che sembra avere una grande idea dietro, un’idea che ha a che fare con la libertà. Ma forse è meglio trattare le cose con ordine.

Perché “Smith”?

Agli amanti della letteratura inglese o della distopia, il riferimento – non poi così tanto sottile – al celeberrimo romanzo di George Orwell 1984 non sarà sicuramente sfuggito. Infatti, Winston Smith altri non è che il protagonista dell’opera dell’autore britannicoMa che non si pensi subito a dietrologie di tipo politico:

Winston Smith è il nome del protagonista di 1984. Ed è anche un gioco di pronuncia sul Mito dei The Winstons: “The Winston’s Myth”. Ma questi son solo inutili dettagli. Il metodo per fare le cose è quello di non pensare troppo. La libertà d’azione è l’unico che fa stare bene e il rapporto umano è l’unica preziosa scuola compositiva. Alcuni definiscono questa attitudine Rock and Roll. Altri semplicemente “vita”.

Quindi in primis un’affermazione di libertà, alla quale tutto il resto segue. Sembra quasi che il trio voglia affermare la possibilità di fare le proprie scelte al di fuori delle logiche costrittive, al di fuori delle imposizioni.

Questo è un disco nato con il seme del trip al suo interno: sia nell’accezione musicale del termine, considerando il genere del rock psichedelico al quale questo album può essere ascritto, ma anche trip nel senso inglese del termine, nel senso di “viaggio” (non che queste due accezioni possano realmente considerarsi divise, anzi). Questo perché Smith porta l’ascoltatore lontano nel tempo e nello spazio, ma anche perché l’album è stato creato come un vero e proprio viaggio surreale, tratto che si rispecchia anche nella registrazione del medesimo.

L’album
Copertina dell’album Smith

La registrazione è stata effettuata negli studi più diversi, anche a livello geografico: tutto è partito dall’home studio del compositore Mike Oldfield nel Buckinghamshire, per poi proseguire in vari studi del Nord Italia.

Ma Smith è anche un disco nato da un grande lavoro di scrematura: la band racconta di essersi trovata con talmente tanto materiale accumulato da poter addirittura essere in grado di pubblicare un disco doppio. Alla fine ha però optato per un lavoro unico che rappresentasse al meglio la loro essenza hic et nunc. Quindi niente a che vedere con un album tirato giù a fatica, per la semplice smania di pubblicare qualcosa di nuovo. Qui si va incontro a qualcosa di ragionato e accuratamente selezionato. E si vede.

Tutte le canzoni sono interamente scritte dalla band. Tra i featuring si possono incontrare le voci di Mick Harvey dei Bad Seeds nel brano A Man Happier Than You, quella di Richard “Caravan” Sinclair in Impotence e di Nic Cester dei Jet in Rocket Belt. Ma ci sono anche Rodrigo D’Erasmo in Around the Boat e Federico Pierantoni in Tamarind Smile/Apple Pie.

A chi è consigliato l’ascolto

L’ascolto è consigliato a chi ha voglia di uscire dagli schemi, schemi nel senso di “imposizioni”. A chi ha la necessità di ascoltare qualcosa che sia stato pubblicato non perché deve e non come deve. E, sicuramente, agli amanti del progressive rock, che non potranno che apprezzare molto.

 

FONTI

Materiale gentilmente concesso da Fleisch Agency

CREDITS

Copertina e immagini gentilmente concesse da Fleisch Agency