Oscar Wilde diceva:

“Fra uomo e donna non può esserci amicizia. Vi può essere passione, ostilità, adorazione, amore, ma non amicizia.”

Una frase che cattura subito l’attenzione, un tema scottante e molto dibattuto: può esistere l’amicizia tra uomo e donna?

Quanti di noi sono usciti da relazioni importanti e hanno tentato di mantenere un legame con l’ex-partner? Quanti hanno un amico dell’altro sesso, il cui rapporto dura da anni senza che si sia mai trasformato in altro? Si parla di eccezioni, casualità? O l’amicizia con l’altro sesso è possibile?

A spiegarcelo è uno studio svolto nella Norwegian University of Science and Technology, che ha coinvolto un totale di 308 eterosessuali tra i 18 e i 30 anni, il cui 59% era rappresentato da donne. I risultati hanno dimostrato che gli uomini interpretavano erroneamente i comportamenti delle donne, le quali si ponevano verso di loro in maniera amichevole. Lo stesso è valso per gli uomini, i cui comportamenti (finalizzati ad ottenere un rapporto sessuale) sono stati interpretati erroneamente dalla componente femminile. Perché questo? Lo spiega Bendixen, psicologa evolutiva:

“L’idoneità riproduttiva di un uomo, cioè la quantità di prole che produce, dipende da quante donne è in grado di rendere gravide. Ma non è così che funziona per le donne”.

Secondo la psicologia evolutiva, infatti, l’uomo tende a interpretare i segnali provenienti da una donna come indice di interesse e possibilità di riproduzione; dovendo supportare un minor costo in termini di riproduzione, è più portato a cogliere ogni possibilità per trasmettere il proprio corredo genetico. Ma tutto ciò è vissuto in modo diverso dalla donna: la scelta del partner è più accurata, finalizzata alla riproduzione di un corredo genetico vincente. Perciò, come afferma Adrian F. Ward del Department of Psychology di Harvard, gli uomini sono tendenzialmente più attratti sessualmente dalle donne, molto più facilmente rispetto al contrario.

Quindi gli ultimi studi di psicologia evolutiva rispondono così al nostro quesito:

She thinks friends, he thinks sex.

Molti filosofi in passato si sono interrogati sul senso più profondo di amicizia. Aristotele, nella sua Etica Nicomachea, distingue diversi tipi di amicizie, tra cui:

“L’amicizia in ragione dell’utile: l’amore corrisposto è strettamente legato al piacere provato, dato che la relazione si basa sul piacevole e utile. Uno scambio che non può perdurare per sempre, a meno che l’utilità permanga in eterno. Perciò questo genere di relazione si rompe con il venire meno della causa.”

L’amicizia dei buoni, considerata perfetta. In questo caso gli amici vogliono reciprocamente il bene per l’altro. A differenza della precedente, questa perdura finché i due sono buoni; visto che si parla di uomini dotati di virtù, essa è necessariamente durevole, fondandosi sul piacere e sul bene; un tipo di amicizia estremamente rara.

Aristotele nel suo definire l’amicizia, non distingue il sesso delle persone che stringono legami. Non esclude quindi la possibilità che possa esistere una relazione di amicizia tra uomo e donna.

La definizione aristotelica di amicizia è quindi fondata sulla realizzazione di un bene reciproco. Così, l’uomo (inteso come essere umano, uomo o donna) reprime il desiderio egoistico di un contatto sessuale, finalizzato invece a una felicità personale. Diversa è considerata l’amicizia fondata sull’utile. La ricerca di piacere, in una relazione tra uomo e donna, farà da collante finché esisterà un’attrazione. Sarà quindi l’attrazione, il desiderio, ad unire i due, realizzando una relazione puramente utilitaristica. Distinguere tra questi due tipi di rapporti non è mai stato semplice; Nietzsche afferma:

“Le medesime passioni hanno nell’uomo e nella donna un ritmo diverso: perciò uomo e donna continuano a fraintendersi.”

La percezione dell’altro è sempre stata facilmente fraintendibile. Ma non stupitevi se c’è qualcuno che vi racconta di una qualche bell’amicizia con l’altro sesso: può esistere. Gli antichi filosofi e la psicologia evolutiva ci dicono che basta solo non vedere l’altro come un mezzo per soddisfare i propri bisogni, ma assegnargli un posto nella propria vita, accettandone difetti e pregi, facendosi accompagnare dal solo piacere di stare insieme. L’amicizia reale è perciò libera da ogni fine, piacevole e basata sul bene reciproco.


Fonti:

eurekalert

Etica Nicomachea di Aristotele , libro VIII, capp. 2-4