Qualche mese fa, in Germania, un comunissimo quadro ad acquerello intitolato Village on a Mountain Lake è stato venduto per 45 mila euro. Il motivo? La firma A. Hitler in basso a destra.

Adolf Hitler

Gli esperti hanno affermato che negli ultimi dieci anni il mercato di nicchia per l’arte di Hitler è cresciuto particolarmente, portando a un aumento del valore delle opere che si suppone siano state create dal dittatore nazista più di un secolo fa. Ma la maggior parte di queste opere non sono davvero riconducibili a Hitler. Per molti anni, infatti, le aste pubbliche non sono state sufficientemente controllate e sono stati immessi nel mercato moltissimi falsi: a Febbraio è partita un’inchiesta sulla contraffazione e la frode artistica e sono stati confiscati 63 dipinti, di cui 26 in programma per la vendita all’asta.

Hitler creò la maggior parte dei suoi dipinti solo precedentemente alla Prima guerra mondiale: a causa dei numerosi tentativi di essere ammesso all’Accademia di Belle Arti, tutti con esito negativo, decise poi di arruolarsi come volontario per l’esercito tedesco e di lasciare la carriera artistica ancora prima di averla realmente cominciata. Una volta al potere, in seguito, ordinò perfino la raccolta delle sue opere e potrebbe aver fatto distruggere quelle considerate più imbarazzanti. Perciò, al di là della questione etica e morale sull’acquisto di opere senza particolare valore artistico se non quello di essere state dipinte da un dittatore genocida, è sorto il problema di verificare se Hitler abbia effettivamente realizzato i lavori che oggi portano la sua firma e vengono venduti nelle aste tedesche. Ma proprio perché queste opere non posseggono alcun valore artistico, esistono pochissimi professionisti disposti a studiarle e in grado di riconoscerne l’autenticità.

«Fa tutto parte di una sporca zona grigia,» ha detto Christian Fuhrmeister, storico dell’arte presso l’Istituto centrale di storia dell’arte, un ente di ricerca finanziato dallo stato «tutto ciò che io e i miei colleghi possiamo fare è confrontare le opere con i pochi dipinti di Hitler conservati nell’archivio statale della Baviera, per escludere le contraffazioni più evidenti.»

Ma Hitler non è l’unico: molti celebri assassini hanno avuto, nel corso della propria vita, prima o dopo la reclusione, una spiccata propensione per l’arte.
Il criminologo Ruben De Luca, nel suo Omicida e artista. Le due facce dei serial killer, ha notato che esiste una forte connessione tra le fasi che compongono l’azione di un serial killer e quelle che danno vita a un’opera d’arte. Per il criminologo i due processi – distruttivo e creativo – si compongono entrambi di ricorrenti slanci della mente che hanno bisogno poi di essere sfogati tramite un’azione concreta: nel primo caso il serial killer possiede delle fantasie sull’omicidio da mettere in atto, che si esauriscono solo se questo viene compiuto; nel secondo caso le fantasie sono artistiche e si esauriscono solamente nel momento di creazione dell’opera. In entrambi i casi, inoltre, le due personalità sono alla ricerca di un pubblico. Nicolas Claux, in carcere per omicidio e atti di cannibalismo, ha affermato che:

C’è un parallelismo fra l’arte e l’omicidio. Entrambi sono una questione di estetismo. Ed entrambi ti danno una strana sensazione, di essere come Dio… l’arte è creazione, l’omicidio è annientamento.

L’omicida e l’artista, sempre secondo De Luca, sono inoltre accomunati dagli stessi tratti caratteriali: perversione, isolamento e narcisismo. Nel corso della storia ci sarebbero stati moltissimi artisti con tendenze violente e aggressive che avrebbero sublimato le fantasie omicide tramite la creazione artistica. Caravaggio ad esempio, era noto per il suo carattere irascibile, che spesso lo vedeva coinvolto in risse e momenti di tensione. Viceversa alcuni serial killer, dopo la reclusione, impossibilitati a compiere gesti violenti, avrebbero sublimato la tendenza all’aggressività con la creazione artistica, dedicandosi, a volte con successo, alla pittura. Spesso nelle “opere dal carcere” ricorrono immagini inquietanti di omicidi e corpi mutilati, a riprova che le due attività possono rendersi sostitute per sublimare un certo tipo di impulsi.

La tesi di maggiore rilievo nel libro è proprio quella su Adolf Hitler: come abbiamo detto, il dittatore da giovane creò vari dipinti e disegni, nella speranza di diventare pittore o architetto. Venne però rifiutato svariate volte dalla Accademia di Belle Arti, senza riuscire mai ad essere apprezzato in quanto artista. La tesi del criminologo è che se Hitler fosse riuscito invece a coronare il suo sogno in gioventù, forse non sarebbe diventato il peggiore omicida della storia.