Quando ci si trova a fare i conti con un regista come Gaspar Noé non si sa mai cosa aspettarsi: l’unica certezza è di assistere a un’esperienza tanto verisimile quanto impensabile. Non a caso i suoi lavori precedenti, la cui centralità è stata data alla droga, allo stupro e alla morte come meta inevitabile, hanno creato viaggi surreali attraverso i vicoli più bui della psiche umana. Tutto ciò non manca in Climax, uno  degli ultimi capolavori del folle regista, presentato in anteprima italiana al Milano Film Festival 2018. Il rispetto della poetica registica tuttavia non impedisce piccole acrobazie nell’ultima impresa, senz’altro una tra le più riuscite.

Il film inizia con la presentazione dei personaggi, venti ballerini pronti a tutto per partecipare a una tournée americana, giovani artisti agli esordi che desiderano ardentemente di poter sfoggiare il loro talento: per farlo, si danno a lunghi monologhi in cui, oltre all’amore per la danza, inneggiano all’appartenenza allo Stato francese. Quest’ultimo aspetto rimane per tutta la prima parte del film in cui il tricolore farà da sfondo alle performance dei ragazzi: tutti ballano, a ritmo di musiche elettroniche a tratti disturbanti, catturati dal sapiente uso della macchina da presa che trasporta nel clima d’esaltazione generale.

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Fin qui certo un film particolare, ma piacevole, quasi un orgasmo per chi assiste al travolgente mix di corpi, musiche e colori, uniti in un rituale orgiastico che inebria i sensi.

Purtroppo i festeggiamenti verranno rovinati da una misteriosa sangria truccata, responsabile della trasformazione del film: inizia così il ripido sentiero verso il finale, un percorso angosciante in cui i ragazzi sotto effetto di LSD si muovono in uno spazio claustrofobico, prigionieri del proprio corpo. Le angosce e le paure rompono la gabbia dell’inconscio, manifestandosi nei disperati atteggiamenti delle vittime della droga.

Urla, autolesionismo, amplessi confusi e tanto altro: sembra di essere di fronte a un rito bacchico in cui le pulsioni represse si manifestano senza alcuna preoccupazioni: ma la libertà non fa rima con serenità e le conseguenze delle azioni spregiudicate saranno tragiche e irreversibili.

Noè non risparmia nulla, tira fuori i mostri che divorano ogni esistenza rifiutando qualsiasi strumento di censura: è così che ci mette al centro di una sala da ballo ormai priva di ogni esultanza festante, ma palcoscenico di anime morte. La droga è solo un mezzo che il regista usa abilmente per spogliare l’uomo, facendo emergere quell’istinto selvaggio che lo porta ad odiarsi tanto da desiderare di morire.

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Ancora una volta l’obiettivo di dimostrare le tendenze autodistruttive dell’uomo è pienamente raggiunto dal regista, che in questo caso riesce a mantenere anche un filo narrativo solido, inghiottendo lo spettatore nella tragica esistenza di ogni singolo aitante ballerino.

Il film è senz’altro sconsigliato agli animi più sensibili, mentre chi ha voglia di vivere un’esperienza straordinaria non può far altro che godersi Gaspar Noé e la sua più intensa dedica al ciclo dell’esistenza, approfittando del fatto che film sarà al cinema con Europictures dal 13 giugno 2019.

Nascere è un’opportunità unica, morire è un’esperienza straordinaria