Insegnare materie artistiche a scuola introduce i bambini alla pittura, ai primi passi di danza e ai primi tentativi musicali. Allena non solo la concentrazione, il senso estetico e il senso del ritmo, ma è anche un momento di svago e di libero sfogo della fantasia del bambino, che si mette alla prova inconsapevolmente, senza bisogno di test scientifici o compiti predefiniti.

Nonostante ciò, queste materie sono state spesso trascurate dal sistema scolastico, a seguito dei frequenti tagli ai fondi e delle sempre più pressanti richieste di svolgere test per mettere alla prova le abilità scientifiche. Gli ultimi studi nel campo delle neuroscienze hanno suggerito invece che l’educazione artistica può svolgere un ruolo molto importante nel modo in cui i bambini apprendono. Paul T. Sowden, professore di psicologia presso l’Università di Winchester in Inghilterra, ha sottolineato come in Gran Bretagna – ma anche nella maggior parte dei paesi europei – le materie artistiche e umanistiche abbiano sofferto dell’attenzione sempre maggiore verso la scienza e la tecnologia.

È davvero importante che l’educazione artistica sia disponibile allo stesso modo per tutti. È un’opportunità per costruire resilienza e determinazione nei bambini, nonché per aiutarli a padroneggiare molte altre abilità complesse.

Questo è ciò che ha affermato il dottor Swoden. Infatti, la definizione di educazione artistica è ampia e comprende svariate discipline: «Ci riferiamo a tutto, dalla musica, al teatro, alla danza, al design e alle arti visive». E l’obiettivo va oltre l’apprendimento delle materie specifiche:

Bisogna sfruttare le opportunità che si creano nel contesto della formazione artistica per incoraggiare i bambini a fare domande, a usare l’immaginazione, ma anche ad affrontare il lavoro in modo sistematico e disciplinato.

L’educazione artistica aiuta a sviluppare la capacità di collaborazione e la creatività, insegnando a essere autocritici e aperti a più soluzioni per la risoluzione di problemi e imprevisti.

Con l’avanzare dell’età, proprio tramite questo tipo di educazione si sviluppa una maggiore capacità di eseguire compiti mantenendo la concentrazione sull’obiettivo da raggiungere. L’educazione artistica può offrire la possibilità di affinare e perfezionare una certa abilità nel tempo o di concentrarsi su un progetto da portare a termine nel miglior modo possibile.

Spesso però, le arti vengono incasellate in un curriculum troppo statico e definito, mentre

ci sono più vantaggi nell’insegnarle in modo libero, lasciando l’esplorazione e la sperimentazione agli studenti. Sia i genitori che gli insegnanti possono incoraggiare questo processo, consapevoli che le abilità che i più piccoli acquisiscono tramite l’educazione artistica possono essere facilmente trasferibili ad altre aree curricolari.

È importante quindi imparare a non vedere l’educazione artistica come fine a sé stessa, proprio perché le competenze acquisite possono diventare indispensabili per moltissimi altri campi tecnologico-scientifici. Mariale Hardiman, professoressa alla Johns Hopkins School of Education, dove dirige gli studi sulla neuro-educazione, si è concentrata su quanto e come i bambini conservino ciò che hanno imparato a scuola.

«Molte informazioni che insegniamo vengono perse» ha affermato. Al contrario, quando le materie artistiche vengono integrate con le altre, l’apprendimento a lungo termine risulta immediatamente più visibile.

I bambini si ricorderebbero meglio le informazioni se queste fossero insegnate attraverso le arti. Anche se l’educazione artistica ha molti altri vantaggi, ci siamo concentrati su quelli legati alla memoria dei bambini, confrontando ciò che alcuni gruppi di studenti ricordavano dieci settimane dopo l’insegnamento del materiale.

I ricercatori hanno infatti elaborato due versioni di insegnamento attivo, simili per contenuto e tempistica; una sola delle due includeva però l’educazione artistica. È quindi emerso che i bambini che avevano imparato tramite l’insegnamento che includeva l’arte ricordavano meglio e con più precisione. Specialmente quelli con problemi nell’apprendimento, definiti performer inferiori.

«La più grande differenza è emersa tra i performer inferiori, ciò potrebbe introdurre un nuovo metodo per colmare le differenze di risultati?» si è domandato il dott. Hardiman. Fin troppo spesso i bambini con più difficoltà di apprendimento sono stati condannati a ripetere gli stessi esercizi nella speranza di automatizzare qualcosa che viene meno naturale in alcuni piuttosto che altri. E se l’apprendimento tramite l’arte fosse la soluzione?

Ma perché integrare le materie artistiche aiuta la memoria dei bambini?

«Le arti consentono una maggiore elaborazione e capacità di ripetizione» ha affermato il dott. Hardiman, «tramite la ripetizione la memoria è sicuramente potenziata: più si è liberi di rivisitare qualcosa, più la si ricorda».

Le arti visive e performative consentono quindi agli alunni di elaborare il materiale scientifico in modo creativo e personale. Per fare questo, professori e genitori possono facilmente svolgere semplici attività artistiche per assistere i propri bambini. Sarebbe d’aiuto per la memoria se le tabelline fossero insegnate tramite delle canzoni, o se venisse chiesto agli studenti di disegnare le loro idee, o di utilizzare le pose del corpo per mostrare l’emozione di un personaggio durante la lettura e l’apprendimento di una storia. Lo sviluppo della creatività tramite l’educazione artistica può essere poi trasportato nel resto delle discipline ed essere d’aiuto persino per gli scienziati di un domani.