Love, Death & Robots: amore, morte e automi sono i temi ricorrenti, ma non gli unici, della nuova serie antologica Netflix prodotta da David Fincher e Tim Miller. Una raccolta di 18 cortometraggi d’animazione, della lunghezza variabile dai 5 ai 17 minuti, che raccontano vicende diverse e indipendenti tanto nelle trame quanto negli stili, ma accumunati al grande filone della fantascienza.

Carattere dominante della serie è la varietà degli episodi. Una diversità che emerge in primo luogo dalle tecniche d’animazione adottate, vero e proprio campionario di ogni stile oggi possibile: si va dal disegno tradizionale alla computer grafica, dal cartoonesco al fotorealismo estremo, dalla stilizzazione 2D alla motion capture. È un profluvio visivo eccitante e caotico, amplificato nei suoi effetti dal ritmo serrato dei cortometraggi, capace di meravigliare, sconvolgere e persino stordire lo spettatore. La stessa molteplicità caratterizza le trame delle puntate. Il genere fantascientifico è esplorato in ogni sua sfaccettatura: scenari post-apocalittici e cosmic horror, ucronie e distopie, space opera militare e hard sci-fi sono solo alcune delle prospettive da cui i tre temi del titolo sono affrontati.

Love, Death & Robots è vietata ai minori e dipinge senza filtri o censure mondi dominati da sesso, violenza e follia. Nel corso delle puntate, realtà cupe e desolate sembrano schiacciare inesorabilmente i protagonisti; gli esseri umani si scoprono insignificanti, dispersi in universi troppo vasti e brutali per loro, in balia di forze oscure e primordiali. Eppure, contro ogni previsione, rimane viva la possibilità del riscatto: un cammino di redenzione che è in realtà una lotta disperata destinata ad avere successo solo al prezzo di enormi sacrifici. E se alcuni episodi sono caratterizzati piuttosto da toni leggeri, divertenti o riflessivi, non viene mai meno il sentore neanche troppo celato di un’amara, persino tragica ironia sullo sfondo di un’apparente spensieratezza; il sospetto ineliminabile della fallibilità del genere umano, della solitudine della coscienza e del paradosso della vita.

Ecco allora i combattimenti clandestini tra bestie geneticamente modificate collegate mentalmente ai loro piloti umani (Il Vantaggio di Sonnie); un distaccamento dell’Armata Rossa in guerra contro una minaccia sovrannaturale nelle profondità della Siberia (Guerra segreta); tre strampalati robot in gita turistica tra le rovine della civiltà umana (Tre robot); agricoltori americani alle prese con un’invasione aliena (Tute meccanicizzate); la lotta per la vita di un’astronauta alla deriva nello spazio (Dare una mano); l’artista più famoso dell’Universo e la sua ultima straordinaria esibizione (Zima Blue); l’ascesa al potere di una razza senziente di yogurt (Il dominio dello yogurt); le pericolose missioni interplanetarie di una giovane pilota spaziale (Dolci tredici anni); un gruppo di esploratori che risvegliano inavvertitamente Dracula (Il succhia-anime); la demo di un software per realtà alternative incentrata sulla morte prematura di Hitler (Alternative storiche); l’equipaggio di un’astronave disperso in una galassia sconosciuta (Oltre Aquila); l’assalto a un convoglio corazzato da parte di una banda di cyborg fuorilegge (Punto Cieco). Tra loop temporali e scambi di corpo, sacrifici estremi e scelte difficili, visioni allucinate e scene di sesso, non mancano mai spunti di riflessione e svolte inaspettate.

La struttura antologica di Love, Death & Robots ha come conseguenza naturale la qualità altalenante dei suoi episodi. Alcuni, allora, appaiono particolarmente lenti, come l’Era glaciale e La discarica: il primo, unico corto con attori veri, narra l’evoluzione di una civiltà in miniatura nel freezer di una giovane coppia che ha appena traslocato; il secondo racconta il tentativo di un agente governativo di sgomberare da un’immensa discarica il vecchio guardiano che l’ha scelta come casa sua. Altre puntate sembrano esercizi di stile fini a sé stessi motivate più dal desiderio di mettere in mostra i progressi della tecnica d’animazione che di narrare una storia originale o avvincente: è il caso di Mutaforma, la poco ispirata vicenda di due marine in Afghanistan che si rivelano essere lupi mannari.

Ma sono presenti anche autentici gioielli: La Testimone, nonostante il plot twist prevedibile, affascina con la sua atmosfera cyberpunk, il ritmo frenetico del montaggio e un’animazione ibridata, fatta di colori sgargianti, schizzi, glitch e influenze da graphic novel che riecheggiano il recente Spider-Man – Un nuovo universo. Ai suoi antipodi il poetico e visionario La notte dei pesci, in cui due commessi viaggiatori rimasti bloccati nel deserto assistono a una fantasmagorica apparizione notturna, un’atmosfera da sogno che in un attimo si trasforma in incubo.

L’episodio migliore tra tutti è forse Buona caccia, per la bellezza dell’animazione tradizionale, la creatività della trama e la stratificazione di significati profondi. Nella Cina feudale un uomo e suo figlio danno la caccia a uno spirito metà donna metà volpe che ha ammaliato il signore locale con la sua sovrannaturale bellezza. Il ragazzo, però, stringerà amicizia con la figlia della creatura uccisa e scoprirà che non sempre Bene e Male sono quello che appaiono. Anni dopo, in una Hong Kong steampunk in cui la tecnologia ha soppiantato la magia del mondo, i due si incontreranno ancora e lui l’aiuterà a vendicarsi di chi ha abusato di lei.

Pregio e difetto insieme di Love, Death & Robots è la brevità dei suoi episodi. La manciata di minuti disponibili per narrare ogni storia fa sì che non ci siano tempi morti o inutili preamboli: si è catapultati direttamente nel vivo dell’azione, all’interno di mondi cangianti e selvaggi. Allo stesso tempo, però, alcuni cortometraggi soffrono particolarmente della mancanza del tempo necessario a sviluppare in modo più organico e completo trama e personaggi, e avrebbero senz’altro beneficiato di una durata maggiore.

La sensazione finale è quella di essere riusciti a dare solo una rapida sbirciata oltre il velo di una realtà alternativa dalle possibilità illimitate; di aver a malapena scorto, nel balenio di una supernova, galassie aliene popolate da stelle ombra e mostri lovecraftiani; di non aver compiuto che una fugace immersione nei meandri di città illuminate da psichedeliche luci al neon o soffocate dai fumi dei macchinari a vapore.  Ci sono interi universi, là fuori, ancora da esplorare.