Oggigiorno, con grande dispiacere, sentiamo parlare troppo spesso di donne violentate o uccise. Per sensibilizzare la popolazione ed incoraggiare chi subisce questo tipo di maltrattamento a reagire, le panchine rosse si stanno moltiplicando in tutta Italia.

Una panchina, verniciata di rosso con l’aggiunta di una targa, diventa simbolo del rifiuto alla violenza sulle donne. Un simbolo che funziona per la sua semplicità: un oggetto di uso comune, che si trova facilmente in qualsiasi luogo cittadino. Con questo colore insolito attira l’attenzione di grandi e piccini. Ormai, già da un paio di anni, questa idea ha portato, in ambienti significativi di varie comunità, l’installazione di queste panchine rosse, diventando così un simbolo della lotta contro la violenza sulle donne.

Le richieste per inaugurare nuove panchine rosse arrivano da numerosi enti e questo è molto apprezzato dalle associazioni dedite a questa lotta. Colpisce questo forte desiderio di volere aiutare, anche con un gesto che pare inutile, ma in realtà è fondamentale: informare anche i meno esposti a questo problema e donare aiuto a chi ne ha bisogno. Infatti, spesso sulla targhetta esposta su questo monumento, dedicato alle vittime di femminicidio, appare il numero da chiamare in caso di emergenza del genere (1522).

Come si crea la panchina rossa? Occorre identificarne una, posizionata in prossimità di percorsi frequentati, ingressi o aree di sosta. O ancora, le panchine rosse possono trovarsi nei parchi, in strade o piazze importanti, davanti a scuole o biblioteche. Ci si deve accordare con un tecnico, dedito a questa causa, per identificare la panchina e la posizione più adatta. Successivamente, si manda la richiesta al comune d’appartenenza con foto della panchina, accennando al testo da trascrivere sulla targa. Inoltre, occorre spiegare le motivazioni che spingono a possedere un simbolo, divenuto ormai così importante per la società. Dopo aver ottenuto l’autorizzazione, si può procedere alla tinteggiatura della panchina e alla posa del messaggio, apposto su un materiale resistente alle intemperie.

Il mantenimento, come per metafora, è a cura dell’autore della panchina: chi si è assunto questa responsabilità, dovrà tenere custodita la panchina con orgoglio, proteggendola dal deterioramento e da eventuali atti di danneggiamento. Questo atteggiamento, nei confronti del monumento, vuole rispecchiare l’impegno intrapreso nei confronti di questa problematica, che sta opprimendo la popolazione femminile (e non solo). Infatti, a fianco delle panchine rosse, troviamo anche panchine bianche: queste sono dedicate ai bambini rimasti orfani di madre, quindi vittime a loro volta dell’ira incondizionata.

La targa deve esprimere un messaggio d’incoraggiamento, deve commemorare le vittime, ma anche dare un consiglio preventivo. Può essere una citazione, come nel caso di quella tratta da Isaac Asimov: “La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci”; o ancora un’opposizione a ciò che succede (“Milano dice basta alla violenza sulle donne”). Dal carcere Beccaria arrivano panchine rosse speciali: ‘Libera di sorridere’ scritto in braille e scarpette rosse incise in onore delle vittime. In occasione della giornata dedicata al femminicidio (25 novembre), le panchine vengono ricoperte da nastri neri, in segno di lutto.

Oltre alle panchine, occorre ricordare anche altre manifestazioni a tema. Per esempio, flash mob, conferenze, numerose associazioni disponibili ad accogliere richieste d’aiuto e murales con foto e bambole appese, per ricordare chi ci è stato sottratto da questo male della civiltà.

Il numero in crescita delle panchine vuole sottolineare il fatto, forse il paradosso, che l’attenzione a questo fenomeno aumenta, ma aumentano anche gli atti violenti e le morti. Le installazioni, quindi, vogliono essere un grido di esasperazione, ma forse anche di speranza per un futuro migliore.


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