Facebook ha annunciato una stretta sui no-vax, impedendo o limitando la circolazione di notizie e pubblicità in merito e chiudendo gruppi chiusi o segreti che diffondono una propaganda no-vax. Dopo svariate discussioni il social Network più famoso al mondo ha deciso che l’unico modo per evitare un indottrinamento assolutamente fasullo ai danni dei genitori, fosse appunto limitare la diffusione di notizie false.

Oggigiorno bambini, ragazzi, adulti ed anziani possiedono uno smartphone e una connessione ad Internet che consente di rimanere sempre aggiornati su qualsiasi argomento si voglia. L’informazione è diventata un bene accessibile a tutti, senza alcuna barriera che stabilisca cosa sia bene e cosa sia male. Da una parte è giusto che non ci siano barriere, perché è il singolo individuo che deve giudicare e deve essere messo nella condizione di giudicare liberamente quando ha a disposizione tutto ciò di cui ha bisogno per elaborare una propria opinione. Eppure, un problema consistente della nostra società è che la capacità di giudizio e di distinguere soprattutto cosa sia vero da cosa sia falso si è andata un po’ a perdere.

Internet ci propone una così vasta gamma di notizie che ogni giorno facciamo il pieno di qualsiasi genere di informazione ed una così alta esposizione continua ha portato le persone a non avere il tempo per fermarsi a riflettere circa il contenuto appena letto in un articolo e di conseguenza anche la nostra capacità di giudizio fatica a svilupparsi e raffinarsi. Questo problema si è rivelato essere molto pericoloso, poiché ha permesso la nascita e la diffusione contagiosa di fake news-non che prima non esistessero, ma certamente in numero inferiore e con portata più circoscritta-, alimentate proprio dal fatto che riconoscere una notizia falsa da una veritiera risulta difficile. Queste bufale vengono dunque alimentate dall’insufficiente capacità di osservazione e giudizio che si è andata a diffondere da quando Internet ha dominato il mondo dell’informazione.

Le fake news sono sempre pericolose anche se si tratta di un argomento futile, perché fomentare una diceria per il gusto di farlo, come ad esempio una leggenda metropolitana, sicuramente non contribuisce al miglioramento sociale. Quando si tratta di fake news riguardanti la salute allora siamo di fronte ad una vera e propria piaga da debellare. Alcuni individui come il “dottor” britannico Andrew Wakefield hanno sfruttato un momento cruciale della storia per instillare nell’orecchio di migliaia di persone una piccola pulce, che grazie al passaparola, ha causato un effetto massificante diffondendo la paura tra milioni di genitori.

Seppur il gruppo degli antivaccinisti esista ormai dal 1800, dopo che il dottor Jenner nel 1796 aveva scoperto il vaccino, è alla fine degli anni ’90 che il signor Andrew Wakefield è stato pagato da un avvocato per testimoniare in qualità di esperto in un caso giudiziario, in cui quest’ultimo sosteneva che alcuni bambini si fossero ammalati proprio a causa dei vaccini somministratigli. Nel 1998 il dottore pubblicò la sua teoria nella rivista scientifica The Lancet in cui spiegava la correlazione tra il vaccino del morbillo e lo sviluppo di autismo nel bambino. La notizia ha sconvolto il Regno Unito, tant’è che da quel momento si è registrato un calo considerevole nella somministrazione di vaccini. Nel 2004 però il giornalista del Sunday Times, Brian Deer, ha scoperto che la ricerca del millantato dottore era tutta una frottola. Innanzitutto si venne a sapere che era stato appunto pagato dall’avvocato quindi praticamente corrotto per sostenere le sue posizioni e successivamente è venuto a galla che le famiglie coinvolte nel processo erano tutte a favore dei no-vax e che quindi anche gli studi effettuati sui bambini erano tutti falsi. Dopo la vicenda ovviamente il medico venne radiato dall’Ordine e l’articolo cancellato dalla rivista, purtroppo però il danno era già stato commesso e ancora oggi molti dei dubbi e la diffusione del fenomeno no-vax ne sono la conseguenza.

È naturale che si sia scatenato un fenomeno a catena, il quale ha generato un panico generale in merito al problema ed ha portato mamme e papà ad informarsi autonomamente circa la questione, tant’è che nel 2012 dagli studi di Google è emerso che in quell’anno in Italia le ricerche sui vaccini e riguardanti i no-vax hanno subito un’impennata non indifferente e tutto perché personaggi come il dottor Wakefield hanno diffuso una notizia falsa. Lo studio mostrava perlopiù che i siti d’informazione a cui si erano rivolti i genitori erano tutti siti web no-vax poiché nessuno scienziato aveva ancora fornito una chiara spiegazione al problema.

Oggi non è più così, perché molti esperti e dottori hanno smentito punto per punto le affermazioni dei no-vax ma il fenomeno non sembra diminuire anche perché nel mondo e soprattutto su Facebook ci sono tantissimi dottor Wakefield che ogni giorno attraverso profili e gruppi indottrinano migliaia di utenti sulla base di informazioni non accertate tramite il metodo sperimentale, che è alla base della scienza moderna.

La presa di posizione del colosso tra i social Network è stata necessaria e dovuta a causa dell’aumento numeroso dei casi di morbillo in tutto il mondo; per alcuni potrà sembrare una limitazione della libertà d’espressione, ma a volte, quando a rischio non è il singolo individuo ma tutta la popolazione mondiale, l’unica misura di difesa da adottare è limitare la circolazione di falsi miti che non fanno altro che distruggere i progressi scientifici dell’uomo.