Quando si parla di Unione Europea, il più delle volte si pensa ad un’istituzione a sé, quasi come un grande organismo distante, che è sopra le teste di ognuno di noi. In molti si stanno prodigando per cambiare questa linea di pensiero. In particolar modo, è stato notevole l’interesse dimostrato dal Consiglio Regionale del Lazio.

La legge regionale n.1 del 2015 “sulla partecipazione alla formazione e attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea e sulle attività di rilievo internazionale della Regione Lazio” è considerata una legge fondamentale perché ha definito, per mezzo dei suoi articoli, la partecipazione dell’istituzione regionale alle attività di rilievo europeo. Le cui finalità sono definite dall’articolo primo:

La Regione, nel rispetto dell’articolo 117 della Costituzione, dello Statuto e delle norme di procedura stabilite dalle leggi dello Stato, favorisce il processo di integrazione europea nel proprio territorio, anche attraverso la partecipazione dei soggetti pubblici e privati alle iniziative europee, e promuove le attività di rilievo internazionale ispirate alla solidarietà e alla collaborazione reciproca tra gli Stati e tra i popoli.

Lo scorso 20 febbraio, inoltre, il Consiglio Regionale del Lazio ha approvato alcune modifiche alla legge regionale: tra queste c’è l’istituzione della Settimana della cultura Europea, ogni anno dal 9 al 16 maggio. L’intento è quello di promuovere e rafforzare, sopratutto tra i giovani – in ambito scolastico e universitario – la conoscenza della storia d’Europa, dell’integrazione europea, della sua cultura, dei suoi valori comuni e delle opportunità offerte dai suoi programmi. Il 9 maggio è da tempo un giorno fondamentale per l’Europa perché è il giorno europeo o Festa Europea: il 9 maggio del 1950, infatti, si tenne la presentazione di Robert Schuman, già presidente del Consiglio della Francia, considerato uno dei padri fondatori dell’UE, del piano di cooperazione economica, ideato da Jean Monnet ed esposto nella Dichiarazione Schuman: questa segna il punto di partenza per il processo d’integrazione europea; con lo scopo di creare una unione federale, un nucleo unico europeo, (cominciando dalla messa in comune delle riserve di carbone e acciaio dei vari paesi), ritenuto indispensabile al mantenimento della pace:

“L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto.”

La Settimana della cultura europea è un passo importante, quindi, per riflettere insieme alle istituzioni e agli enti locali sul senso dell’Europa, per capire cosa voglia dire veramente farne parte. Un modo anche per rispondere ad un’importante esigenza, quella di definire i  diritti, cosa significhi veramente essere cittadino europeo, “combattendo quell’idea di Europa rivale delle istituzioni nazionali”, come ha affermato Alessandro Capriccioli, consigliere regionale del Lazio. Questo sarebbe un modo concreto per avvicinarsi all’impianto Europeo, superando le barriere populistiche. E’ un percorso lungo, che ha visto l’utilizzo di importanti programmi di integrazione, come Erasmus+ o DiSCo: Erasmus+ è il programma promosso dalla Commissione europea in materia di istruzione, formazione, gioventù e sport per il periodo 2014-2020. L’obiettivo del programma è di sostenere la strategia Europa 2020, contribuendo all’accrescimento dei livelli di occupazione, allo sviluppo del capitale sociale e alla promozione della cooperazione fra gli Stati dell’Unione europea; attualmente è tra le più importanti possibilità offerte agli studenti per poter studiare nelle altre Università Europee. Il secondo è il nuovo Ente regionale per il diritto allo studio e la promozione della conoscenza, un portale della Regione Lazio, che offre numerose possibilità ai giovani.

Perché si è deciso di introdurre una settimana dedicata alla cultura europea?

Prima di tutto, l’imminente voto. Le elezioni per il Parlamento Europeo si svolgeranno in Italia il 26 maggio. E’ fondamentale che, dopo l’abbassamento di affluenza nel 2014, anno in cui si passò dal 65.05% del 2009 a 57.22 %, aumenti la partecipazione. Un’incremento di affluenza sarà però possibile solo con un aumento di conoscenza e consapevolezza.

E’ diffuso inoltre il desiderio di mettere enti e giovani nella condizione di poter partecipare attivamente al grande organismo europeo, sentendosi parte di qualcosa. Molti, inoltre, affermano che questa potrà essere un’occasione per superare i populismi. Sarà sicuramente un momento importante, affinché tutti possano riflettere su cosa voglia dire fare parte dell’Europa.