7 Settembre 1996. Ore 23.15. Las Vegas, Nevada.

Una Cadillac bianca ultimo modello con a bordo un numero imprecisato di passeggeri si ferma davanti all’auto di Lesane Parish Crooks, in arte Tupac Amaru Shakur. Il finestrino dell’auto si abbassa e vengono sparati dodici o tredici colpi di pistola. Il cantante muore a causa delle ferite riportate nell’ospedale della stessa città.
È uno degli omicidi irrisolti più inspiegabili della storia della musica.

Ripercorriamo gli eventi per capire quali possano essere state le dinamiche e per comprendere perché la morte del rapper, scrittore dell’album hip hop più venduto di tutti i tempi All Eyez on Me, è ancora avvolta nell’oscurità e nel dubbio.

Ciò che è certo è che il cantante si incontrò la stessa notte dell’omicidio con Suge Knight, all’epoca CEO della Death Row Records (etichetta discografica di Tupac), per recarsi assieme ad assistere all’incontro di pugilato di Mike Tyson. Il primo sospettato per l’omicidio sarà infatti Orlando Anderson, un membro della gang dei Crips presente all’evento. Si racconta che i due si scontrarono all’interno della hall del casinò MGM Grand di Los Angeles, ma che la situazione tornò alla normalità in poco tempo grazie anche all’aiuto della sicurezza.
È proprio nel tragitto tra il casinò e un locale, il Club 662, che Tupac va incontro al suo assassino e alla morte. I proiettili lo colpiscono quattro volte, di cui due nel torace, provocandogli la perforazione del polmone.

Il giorno 13 settembre, alle ore 16:03, Tupac, rapper, attivista e attore, muore senza un motivo chiaro e consistente, dopo sei giorni di agonia. Si spegne così l’esponente più influente della scena rap americana e con lui la sua musica innovativa.

Suge Knight

Il primo sospettato dell’omicidio, Anderson, muore qualche mese più tardi durante una sparatoria. A causa di questo, la pista riguardante il componente della gang va pian piano spegnendosi, perdendo di significato.

Si apre così una seconda pista: Suge Knight sarebbe il vero colpevole e artefice dell’accaduto. Voci parlano dell’idea di 2Pac di fondare una propria etichetta: questa scelta non sarebbe stata vista positivamente dal produttore, che poteva temere la perdita di moltissimi guadagni oltre che del suo migliore artista.

La storia diventa di proporzioni mediatiche. I media stessi decidono di scrivere una loro teoria, creando l’ipotesi di una sfida tra gang e della rivalità per il territorio e per altre azioni criminali, come lo spaccio. I mezzi di comunicazione individuano come sospettato e colpevole The Notorious B.I.G.: i due giovani artisti sono cresciuti e hanno incominciato la loro carriera insieme, ma la faida tra l’est e l’ovest della città ha preso con gli anni il sopravvento sulla loro unione. I due rapper erano quindi diventati i rappresentanti della rivalità tra i due gruppi. Oltre a questa, era presente anche una sfida a livello personale, tant’è che Shakur nel 1994 aveva raccontato nella canzone Hit ‘Em Up di aver avuto dei rapporti con la moglie del rivale.

I ain’t got no mutha fuckin friends
Thats why I fucked your bitch.

The Notorious B.I.G. e Tupac

Il vero problema? Anche The Notorious B.I.G. venne ucciso durante una sparatoria l’anno successivo, lasciando così la polizia senza elementi per continuare le indagini. Per coincidenza o per sfortuna, anche questo caso di omicidio non è stato risolto.

Sembra che tutti vogliano mettere mano a queste vicende: un documentario avrebbe ipotizzato la notizia secondo cui la ex moglie di Knight, Sharita Golden, insieme a Reggie Willis Jr, volesse il controllo sull’etichetta discografica del marito e che il vero obiettivo della sparatoria in cui Tupac perse la vita fosse invece Knight stesso.

E se invece Tupac fosse vivo? Se fosse stata solo una strategia per avere più successo e visibilità?

Adesso Biggie è morto… è difficile uccidere un negro, perché io sono tornato come Gesù.

Si legge nella canzone Killuminati.
È questa l’ipotesi che incuriosisce moltissimi fan e che lascia anche una speranza nel cuore degli amanti della sua musica.

Quella di Tupac Shakur è una delle tante storie di musicisti che fingono la propria morte per fuggire – come Jim Morrison, per qualcuno ancora nascosto in Etiopia, o Elvis Presley, che per tutti gli anni ’80 e ’90 è stato avvistato un po’ ovunque, anche nei supermercati.

Eminem in un celebre freestyle del 2016 ha dichiarato che Tupac Shakur sarebbe nascosto a Cuba. E se l’artista fosse nel totale relax a prendere il sole sulle spiagge caraibiche?

Probabilmente, nessuna di queste indagini porterà alla verità. Per proseguire la pista delle prime teorie citate mancano gli elementi necessari per tenere vive le indagini; per quanto riguarda l’ipotesi della morte fittizia, invece, gli indizi sono stravaganti e probabilmente poco attendibili. Il dubbio, nel frattempo, rimane.