Sono tra i materiali considerati più nobili, lussuosi e apprezzati dall’alta moda. Sono simbolo di benessere, di qualità e nella maggior parte dei casi di lavorazioni pregiate. I marchi, raramente ne hanno fatto a meno. Tuttavia, con il passare degli anni e l’ascesa delle diete vegane e vegetariane in particolar modo, si è giunti ad una maggiore sensibilizzazione da parte del grande pubblico. Utilizzare pelli e pellicce è sinonimo di omicidio per moltissime persone, le quali richiedono a gran voce, accanto al PETA in primis, di rinunciare a questa materia prima. Ripercorriamo prima un po’ di storia.

Il teatro La Scala di Milano, da sempre simbolo della città, è stato al centro di un grande evento storico. Già a partire dal 1776, dopo il devastante incendio, la comunità si impegnò per ricostruire quello che una volta era il Teatro Ducale di Milano. Con l’appoggio dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria nacque La Scala, progettata dall’architetto neoclassico Giuseppe Piermarini, inaugurata nel 1778. Da allora, il teatro non ha smesso di essere un centro nevralgico per la cultura della città, amata dai nobili aristocratici, sempre presenti alle prime, ma anche da tutti coloro che non potevano permettersi che di vedere il teatro dall’esterno. Fonte di primaria ammirazione durante i grandi eventi, sono stati da sempre i personaggi famosi: abiti stupendi, perfetti per l’occasione, custom made nella maggior parte dei casi, pronti a suscitare l’invidia e il consenso popolare. Ma non fu sempre così.

Il 1968, si sa, cambiò le carte in tavola in moltissimi ambiti, la moda fece eccezione. A causa dell’attenzione mediatica costantemente ricevuta, le prime sono spesso state sfruttate per far ottenere visibilità a diverse rivendicazioni politiche o battaglie sociali. Una delle prime grandi manifestazioni avvenne il 7 dicembre del 1968. Uova, vernice rossa e cachi  furono lanciati contro pellicce e smoking. Una vera e propria contestazione a favore della riduzione dell’utilizzo degli animali nel mondo della moda, da allora ne sono cambiate di cosa, ma è stato sufficiente?

Il direttore creativo della amatissima maison italiana Gucci, Alessandro Michele, ha dichiarato al Women’s Wear Daily (WWD) che:

è come quando devi smettere di fumare. Lo ami, ma non va bene. Quindi, alla fine, devi solo prendere la tua scatola di sigarette e gettarla nel cestino e basta. Perché dopo, ti senti molto meglio

Moltissime case di moda hanno deciso negli anni di abbandonare pelle e pellicce, diventando nella maggior parte dei casi, almeno Fur Free. Una decisione che avvicinerebbe i millennials al loro brand, andando ad abbracciare una nuova sensibilità che nelle nuove generazioni pare essere molto più presente che in quelle precedenti. Se in passato non erano anomali eventi di aggressioni e proteste violente contro lo sfruttamento degli animali, oggi si è arrivati, grazie ad associazioni animaliste come LAV e PETA, alla promozione di campagne come Fur Free e Animal Free Fashion. Organizzazione, civiltà, richiesta di rivoluzione: le pellicce ecologiche e l’ecopelle esistono, perché non utilizzarle salvaguardando ambiente e animali?

L’impatto è stato potente, le vendite delle pellicce  sono calate già da molti anni, a parte alcune eccezioni come il mercato della Cina, i designer sono sempre più restii ad utilizzare questa materia prima.

È tempo che l’industria della moda si renda conto del fatto che la pelliccia è crudele, barbara, antiquata e fuori moda

ha dichiarato Stella McCartney, importante voce nel campo della moda cruelty free.

Questo argomento avrebbe bisogno di una lunga discussione

dichiarò Miuccia Prada.

E una volta che ti avvicini all’argomento pellicce, dovresti forse affrontare la questione più ampia della sostenibilità, dell’ambiente e forse molto di più, tutte questioni per cui la nostra azienda si è impegnata.

Anche Fendi promuove l’utilizzo  pelliccia sintetica nelle sue collezioni, la pelliccia sintetica non è infatti una novità per il suo marchio.  Già nel corso degli anni ottanta, durante il picco massimo delle proteste animaliste, il brand ha realizzato una collezione con “pellicca sintetica lavorata come se fosse vera”. Anche il celebre marchio di anfibi Dr. Martens, ha recentemente proposto al grande pubblico una linea nel quale si possono ritrovare i celebri 1460 ripensati e riprodotti in versione vegana, rigorosamente cruelty-free.

Per promuovere un produzione consapevole e orientata all’utilizzo di materiali sostitutivi, i PETA fashion awards del 2017 hanno premiato i brand maggiormente impegnati per la causa. Importante candidatura fu quella di Gucci dopo l’abbandono delle pellicce a partire dalla collezione primavera/estate 2018. H&M, invece merita una menzione speciale grazie al vestito Bionic, parte della collezione Conscious exclusive, realizzato con un tessuto ottenuto dai rifiuti plastici dei fondali marini. Tra i vincitori, l’italiano Tiziano Guardini, Wineleather ma anche il gruppo i Yoox net-à-porter, che da tempo ha promosso una filosofia green eliminando la pelliccia e l’angora dal suo portale. Gli angora, infatti, sono sottoposti ad un calvario disumano: la  loro pelliccia viene strappata dal corpo mentre sono ancora vivi, anche quattro volte l’anno. Durante il processo, gli animali sono fisicamente sottomessi mentre gli operai rimuovono il pelo.

Se il problema delle pellicce sembra andare sempre maggiormente verso una risoluzione, quello della pelle vera tende ad essere molto più complesso. Pare molto difficile per diverse case di moda, infatti, trovare dei sostituti che qualitativamente risultino all’altezza della pelle vera, ma la ricerca non si ferma di fronte a questo ostacolo. Una delle ultime scoperte è una pelle vegetale ricavata dalla vinaccia, i cui scarti sarebbero altrimenti solamente un ulteriore peso (e costo) da smaltire. Vegea, azienda tutta italiana con sede a Rovereto, si è impegnata così nella valorizzazione di tutte le parti che compongono la vinaccia, percorso che li ha portati, nel corso del 2018 a vincere un premio prestigioso: il Global Change Award by H&M Foundation. Con un montepremi pari a 300.000 €, viene assegnato ogni anno ai prodotti che hanno maggiori potenzialità e che si distinguono sul versante dell’innovazione. Un futuro della moda totalmente cruelty- free, sembra essere ormai alle porte, noi non possiamo che augurarci sia il più vicino possibile.