Con il termine femminismo si indica sia chi sostiene la parità politica, sociale ed economica tra i sessi, pensando che il sesso biologico non dovrebbe determinare i diritti sociali, politici ed economici della persona, sia chi ritiene che le donne siano state e siano ancora oggi, in varie misure, discriminate rispetto agli uomini. Le donne, infatti, hanno sempre dovuto lottare per vedersi riconoscere i diritti fondamentali: basti pensare al diritto di voto, di andare all’università o guidare la macchina.

Storia del femminismo
La storia ufficiale del femminismo come movimento politico e sociale volto alla conquista di diritti maggiori delle donne inizia nell’Ottocento, ed è stata divisa dagli storici in tre diverse fasi, dette “ondate”: ognuna di essa corrisponde a una generazione di donne decise a battersi per i propri diritti.
Tuttavia bisogna ricordare che anche prima dell’Ottocento molte donne hanno combattuto per questa causa: ad esempio la femminista francese Olympe de Gouges, che nel 1791 scrisse la “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”, dedicata a Maria Antonietta e volta a denunciare la subalternità delle donne rispetto agli uomini. La donna pagò la sua ribellione con la sua stessa vita, finendo sulla ghigliottina nel 1793.

La prima ondata, l’Ottocento
Il termine “femminismo” viene coniato per la prima volta nell’Ottocento per battezzare il neonato movimento delle suffragette, ovvero tutte le donne che lottavano per ottenere il diritto di voto (in quel momento esteso soltanto agli uomini). L’epicentro delle loro battaglie è la Gran Bretagna, dove nel 1865 nasce il primo comitato per l’estensione del diritto di voto e le donne iniziano a marciare nelle principali città britanniche per rivendicare il loro diritto a partecipare alla vita politica. L’esempio delle suffragette inglesi si diffuse man mano nel resto dell’Europa. In Italia, anche se non esiste un movimento strutturato,  alcune donne – come Clara Maffei e Cristina Belgiojoso – partecipano attivamente alle manifestazione. Bisognerà però aspettare il secondo dopoguerra per  ottenere il suffragio universale. Le lotte delle suffragette non danno immediatamente i frutti sperati: in Europa il primo Stato a permettere alle donne di votare è la Finlandia nel 1906. La Gran Bretagna concede il suffragio alle sue cittadine solo nel 1918, mentre negli Stati Uniti nel 1920.

La seconda ondata, gli anni Sessanta
Durante gli anni ’60, soprattutto negli Stati Uniti, le donne sono chiamate a “combattere” una nuova guerra: la seconda guerra mondiale e il successivo boom economico contribuiscono a logorare le vecchie strutture sociali, e le donne, ormai, sono sempre più parte integrante della società. Adesso le femministe chiedono che siano riconosciuti i diritti legati alla sfera sessuale femminile: si parla (forse per la prima volta) di stupro e violenza domestica, di diritti riproduttivi, ma anche di parità di genere sul posto di lavoro. Sono anni rivoluzionari: nel 1961 negli Stati Uniti viene messa in commercio la pillola contraccettiva, che permette alle donne di controllare la propria vita sessuale in modo facile, discreto e soprattutto autonomo. Anche in Italia il movimento femminista prende forma e per la prima volta assume dimensioni di massa, al punto che negli anni ‘70 le piazze del nostro Paese vengono invase dalle donne decise a rivendicare diritti ancora negati, come quello di divorziare (la legge sul divorzio è del 1970) o di interrompere una gravidanza indesiderata (regolamentata dalla legge del 1978). Le femministe italiane si battono, inoltre, anche sul tema del diritto di famiglia, ad esempio rimuovendo il cosiddetto delitto d’onore che assicurava pene minime agli uomini che assassinavano la moglie adultera.

La terza ondata, gli anni Novanta
Negli anni ‘90 sboccia una nuova era per il movimento femminista: nonostante ormai sulla carta uomini e donne dei Paesi occidentali abbiano pari diritti e pari opportunità, le discriminazioni non sono affatto scomparse, soprattutto nel mondo del lavoro. Le femministe continuano quindi a lottare perché il divario salariale e professionale tra uomini e donne venga riconosciuto e colmato e si battono fortemente contro le molestie sul lavoro, chiedendo che venga istituita una legge che tuteli in questo senso le lavoratrici. Ancora oggi, tuttavia, le professioniste riscontrano difficoltà maggiori degli uomini nel fare carriera.

Secondo molti storici, inoltre, negli ultimi anni ha preso vita una “quarta ondata femminista”: quella del #metoo e #nonunadimeno, con cui le donne hanno denunciato casi di molestie da parte degli uomini. A dimostrazione di come, forse, la lotta per l’emancipazione femminile non sia ancora conclusa.