Quando una band si prende del tempo per scrivere e registrare un nuovo album è quasi sempre un buon segno. A distanza di ben cinque anni da Earthbeat, secondo lavoro dei Be Forest, esce Knocturne e possiamo confermare che per il trio marchigiano la regola della “pausa produzione” ha dato i suoi frutti. Le tonalità calde di Earthbeat sono state saturate dal fino alla cupezza assoluta: già dalla copertina scopriamo infatti che a dominare la scena sono il nero, accompagnato da una scala di grigi, e il bianco brillante dei dettagli. I Be Forest – ovvero Erica Terenzi, Costanza Delle Rose e Nicola Lampredi – hanno deciso di dare una sostanziosa sterzata al genere musicale, passando dalle suggestioni etno-ambient tipiche di Bonobo e Alt-J, ai timbri new-wave e post-punk di matrice dark di cui i The Cure e i Joy Division sono i padroni assoluti, pur rimanendo all’interno della struttura compositiva tipica del genere shoegaze, di cui hanno fatto parte i My Bloody Valentine, per esempio. I Be Forest hanno mantenuto intatto il loro suono unico e inimitabile, indice di una grande coerenza e maturità artistica. Il disco è uscito l’8 febbraio 2019 per opera dell’etichetta We Were Never Being Boring,  ed è stato prodotto con la partecipazione di Steve Scanu e Josh Bonati, che ha lavorato con David Lynch, Mac DeMarco e Zola Jesus.

Da sinistra Nicola Lampredi, Costanza Delle Rose e Erica Terenzi

Nove tracce nebulose e baluginanti che, come un teatro di ombre cinesi, raccontano una storia, un percorso sonoro che una volta iniziato è difficile da abbandonare, grazie al magnetismo dei suoni, tanto che l’ascolto scorre senza pause dalla prima all’ultima canzone. Il sipario oscuro della tracklist si apre con Atto I, secondo singolo del disco, i fan dei Be Forest per un attimo si sono chiesti se la band avesse sperimentato l’uso dell’italiano, per poi confermare che l’inglese rimane la lingua più adatta per questo tipo di costruzione musicale. Il viaggio a tratti onirico e a tratti terribilmente reale continua con Empty Space, per poi attraversare Gemini, il primo singolo estratto, fino a toccare K e Sigfrido, come a concludere una prima parte, un cammino in profondità, verso i luoghi più oscuri dell’animo umano, per poi risalire con Atto II Bengala, il terzo singolo che introduce la prima scintilla di luce e Fragment. Il disco si conclude con You, Nothing, il primo brano a utilizzare accordi maggiori che per contrasto risultano abbacinanti,  ricordano l’uso della luce dei dipinti tempestosi di William Turner, una pennellata di speranza sulla tela della realtà dei Be Forest.