Presso la Biblioteca di Filosofia dell’università degli Studi di Milano è attivo dal 2014 un progetto che si propone di offrire dei workshop, strumenti e risorse web di orientamento e di formazione nel campo della filosofia per bambini. L’iniziativa che è partita da una collaborazione con la dott.ssa Luana Varalta, che ha tenuto il suo primo workshop “Alla scoperta della Filosofia” nel 2014, nel ruolo di facilitatrice di “Filosofia con i Bambini”, si è infatti arricchita nel tempo di un sito web e di un giornalino online: “Piccoli filosofi”. Si tratta di una rivista che nasce con la finalità di attirare la curiosità di bambini, genitori e insegnanti e proporre semplici attività per “pensare”. Come indicato nel primo numero della rivista dedicato al tema dell’identità, lo scopo del progetto non è quello tradizionale di trasmettere conoscenze filosofiche ma di condurre attività diverse in cui una classe o un gruppo di bambini possa costituire una “comunità di ricerca”. L’aspetto filosofico è quello di trasformare la domanda, invece che la risposta, nel compito esistenziale che viene proposto ai bambini da parte del docente, il cui ruolo di facilitatore si ispira al Socrate dei dialoghi platonici.

A partire dalla mia curiosità per questo progetto ho chiesto a Luana Varalta di spiegarci come è nata la sua collaborazione e la sua attività per questo progetto presso la biblioteca di filosofia della statale.

Ho il piacere di condurre in qualità di facilitatrice i workshop di filosofia con i bambini dal 2014. Sono felice che la proposta di questi laboratori di filosofia sia ospitata da una biblioteca perché è grazie e tramite un’altra biblioteca, quella di Pradalunga in provincia di Bergamo di cui ora sono la responsabile, che è iniziata la mia esperienza di “Filosofia per Bambini”. Attraverso le iniziative della biblioteca verso le scuole primarie e secondarie della mia zona, quando cercavo di capire in quale settore circoscrivere il mio progetto di laurea magistrale in Scienze Filosofiche, ho potuto infatti contare sulla scuola come incubatrice di un esperimento che mi ha portato alla sfida di fare filosofia con i bambini.

Sulla scia di altre esperienze, metodologie e approcci della filosofia con i bambini condotte in Italia e all’estero, ho quindi ideato e organizzato un ciclo di incontri con ragazzi della scuola secondaria di primo grado che sono diventate oggetto di una tesi sperimentale. Questo mio lavoro ha attirato l’attenzione delle responsabili della biblioteca di filosofia della statale che si sono fatte promotrici di sponsorizzare il mio progetto. Da questa iniziativa sono nati tre cicli di incontri sui temi della libertà, dell’identità e del ragionamento a cui si sono successivamente aggiunti dei laboratori sul bello e sul bene e il male, che ho avuto l’opportunità di portare anche in diverse scuole della provincia di Milano e di Bergamo.

Cosa significa per te e più in generale fare filosofia con i bambini e i ragazzi?

La filosofia con i bambini è una disciplina sfaccettata, magmatica, giovane, in evoluzione ed espansione continua. È fondamentale comprendere che non si tratta di insegnare la storia della filosofia né di considerare come naturalmente filosofico ogni prodotto del pensiero dei ragazzi. I miei workshop si configurano invece come una sessione dialogica e interattiva. A partire da stimoli e spunti tematici e attraverso l’uso di mezzi interattivi di testi, musica o video, i bambini vengono invitati ad affrontare argomenti filosofici e sollecitati a partecipare in modo diretto e personale al dibattito, allo scambio delle idee ed al ragionamento collaborativo. L’obiettivo a cui si tende è soprattutto quello di sviluppare nei bambini l’acquisizione di competenze di pensiero critico e di capacità di ascolto dell’altro.

Tuttavia, l’esercizio della filosofia a carattere laboratoriale con i bambini e i ragazzi è soltanto una delle innumerevoli declinazioni che può assumere quel filone della disciplina filosofica che va sotto il nome generico di pratiche filosofiche. Nate in Germania nei primi anni Ottanta con il nome di Philosophische Praxis a opera di Gerard B. Achenbach, le pratiche filosofiche si sono diffuse nel mondo anglosassone con la semplice traduzione del nome tedesco in Philosophy o Philosophical Practice, ma anche con il più esteso concetto del Philosophical Counselling.

Sebbene molti percorsi di filosofia con bambini e ragazzi si siano strutturati ed hanno continuato a svilupparsi a partire dagli anni ’70 e ’80 a livello internazionale, è solo nell’ultimo ventennio che tali pratiche si sono rese visibili anche al di fuori della stretta cerchia dei loro promotori e si sono diffuse nel mondo accademico e nelle istituzioni culturali (scuole, biblioteche, ludoteche, agenzie educative, fiere del libro per l’infanzia e altro). Il primo evento istituzionale a sostegno di queste pratiche e iniziative è stata la conferenza organizzata dall’UNESCO nel 2006 i cui atti si sono formalizzati nel documento Philosophy: a Scool of Freedom. Attualmente vi sono tre organizzazioni internazionali attive in questo campo: lo IAPC (Institute for the Advancement of Philosophy for Children) della Montclair State University in New Jersey USA, l’ICPIC (The international Council of Philosophical Inquiry with Children) e SOPHIA (European Foundation for the Advancement of Doing Philosophy with Children).

Inoltre, un importante punto di riferimento per molte esperienze di filosofia con I bambini è la P4C (Philosophy for Children) un’istituzione fondata da Matthew Lipman intorno agli anni ’70 con l’obiettivo di trasformare la classe scolastica in una comunità di ricerca filosofica e che ancor oggi è la prospettiva più strutturata con cui confrontarsi. A partire dalla P4C in poi vi sono state molteplici esperienze di filosofia dei bambini proposte nel solco più o meno fedele della tradizione di Lipman ma anche attraverso varie sperimentazioni di percorsi alternativi.

Quale è il tuo approccio specifico alla materia e l’organizzazione operativa delle attività che svolgi relativamente alla filosofia coi bambini?

Volontariamente non mi schiero dalla parte di un approccio specifico, ma durante gli incontri cerco di mettere in pratica modalità e attività tipiche di questa disciplina a cui aggiungo delle attività inedite e contestualizzate ad una dimensione geografica-culturale e aderenti ad una situazione di attualità dei bambini e dei ragazzi con cui opero.

Ogni incontro non è una lezione strutturata di storia della filosofia, né una lezione in senso tradizionale ma si struttura a partire da alcuni materiali e attività che fungono da stimolo. Per esempio: il mito della sfera di Platone è stato proposto accanto ai film Ribelle o Harry Potter, i sillogismi aristotelici hanno convissuto in armonia con i mattoncini della Lego, Sherlock Holmes viene  confrontato con i giochi di ruolo educativi antistereotipi di Amnesty International, oppure i supereroi di Justice League sono stati messi in relazione con il paradosso di Anselmo D’Aosta.

Le attività, alternate tra di loro, diventano quindi dei pretesti per sollecitare la discussione di gruppo sulla tematica scelta. Il facilitatore con le sue competenze filosofiche e pedagogiche e una specifica formazione, aiuta i partecipanti a sviluppare il pensiero complesso, critico, creativo e valoriale. Nel lavoro di gruppo i ragazzi e il facilitatore si impegnano nella scomposizione del tema addentrandosi in percorsi di riflessione problematici ed aperti al confronto, per stimolare il pensiero collettivo del gruppo attraverso classificazioni, distinzioni, esemplificazioni, riferimenti autobiografici, analisi e sintesi.

Durante questi incontri, in concreto, si parla, si ascolta, si può essere in disaccordo. Poi si immagina, si crea, si gioca attraverso drammatizzazioni e proposte ludiche di gruppo: impersonare una storia sulla forza di volontà, decidere come svolgere una gara di castelli di sabbia, inventare la prosecuzione alternativa di una storia, giocare a carte con le fallacie logiche o fare tatuaggi. L’obiettivo principale è quello di dare rilievo all’aspetto sperimentale e interattivo in cui gioca una buona dose di imprevedibilità.

La fisionomia dell’incontro si adegua a quella dei partecipanti in cui la loro collaborazione nella costruzione di un pensiero originale e condiviso è più importante dello svolgimento passivo di tutte le attività ideate per l’occasione. Il facilitatore non propone mai un punto di partenza circoscritto né tantomeno un traguardo atteso ed univoco da raggiungere. Questo perchè ogni tema di discussione è più simile ad una provocazione lanciata in un bacino fluido di destinatari che ha la discrezionalità di amplificare o direzionare l’impatto della caduta in base all’interesse suscitato.

Quali sono gli obiettivi che ti poni in questi incontri e workshop di filosofia con i bambini e gli adolescenti?

I workshop di filosofia con i bambini hanno tra gli obiettivi quello di promuovere un atteggiamento positivo nei confronti delle attività a carattere riflessivo. Il pensiero complesso, articolato e fonte di inesauribili rimandi, che normalmente solleva un aprioristico rifiuto da parte dei bambini e dei ragazzi a occuparsene, può invece essere affrontato in questa modalità più consona alla loro psicologia e stimola allo sviluppo della loro curiosità facendo leva sui loro interessi. Inoltre, per quanto il pensiero sia individuale, esso si costruisce nel dialogo, analogamente alla responsabilità che è individuale ma si esercita in cooperazione. Durante un laboratorio di filosofia l’interazione tra i bambini e il facilitatore diventa la componete essenziale di una comunità di ricerca che pone i suoi obiettivi nell’ascolto attento e partecipato, nel riconoscimento delle diversità e nella costruzione condivisa di forme di superamento dei conflitti.

Alla fine emerge un quadro molto dinamico della gestione di questi incontri che costringono il facilitatore a una fatica di interazione che lo induce allo sforzo di migliorarsi continuamente, ma che alla fine porta con sé molte soddisfazioni. Personalmente sono rimasta meravigliata più di una volta della reattività e della lucidità di pensiero dei bambini con cui ho trascorso questi incontri. Ovviamente non penso che i bambini siano dei filosofi naturali imbevuti di un idealistico pensiero magico e incontaminato come visione stereotipata, ma nemmeno considero appropriato il pensiero di chi ritiene che i bambini siano da proteggere o da allontanare da alcuni “argomenti per grandi” come la filosofia.

Queste sessioni, che spesso regalano risultati sorprendenti di quanto il pensiero critico sia allenabile e coltivabile, fanno emergere la caratteristica propensione di ogni essere umano nel mettersi in gioco e di confrontarsi con gli altri, quando viene inserito in un contesto intellettualmente stimolante. Si tratta di una proposta che va in senso contrario a quello di un insegnamento univoco, standardizzato e cattedratico di addestramento normativo al pensiero. La filosofia va comunque intesa come una pratica e uno scambio soggettivo che si può fare con i bambini purché vi sia la disponibilità nel lasciarsi contaminare dalle diverse esperienze e dai molteplici materiali che più ci avvicinano a loro.

Quali sono i tuoi futuri programmi a breve o a lungo termine relativamente alla tua attività con la Filosofia coi bambini?

La novità di quest’ultimo periodo è rappresentata da un periodico online di filosofia per e con i bambini, che abbiamo appena lanciato: si tratta di una piccola pubblicazione a cadenza trimestrale, open access, sviluppata con la Biblioteca di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Ogni numero è dedicato a una tematica diversa e comprende, oltre a un’attività e a una scheda di riflessione, una recensione di un libro e alcuni giochi. La rivista nasce con la finalità di attirare la curiosità di maestri, genitori e bambini e di proporre semplici attività per “pensare”. Oltre al mio contributo nella stesura dei testi e ideazione dell’attività, la rivista si avvale della collaborazione di due giovani studenti dell’Ateneo, che hanno disegnato e impaginato: Enrico Frisoni, studente di Filosofia e Stefania Nardo, studentessa di Relazioni internazionali. Il tutto sotto l’egida della bibliotecaria Caterina Fortarezza, che desidero ringraziare insieme alla collega Laura Frigerio per la fiducia e gli stimoli continui. Prossimamente uscirà una traduzione in CAA (Comunicazione Aumentativa e Alternativa) di due testi di filosofia per ragazzi, grazie al progetto “INBOOK: Nessuno escluso”. Spero poi di continuare ad incontrare bambini e ragazzi in molti workshop: uno dei sogni è quello di realizzare un gioco “filosofico” in scatola o un videogioco…fatevi avanti!

Che consiglio o messaggio daresti alle persone che sentono come te questa passione e provano interesse per questo tipo di approccio alla filosofia?

Innanzitutto bisogna essere mossi dalla volontà di trasmettere un atteggiamento positivo e anti-elitario nei confronti della filosofia, da intendersi come disciplina tipicamente umana e trasversale per età e caratteristiche dei soggetti coinvolgibili. Se si crede in questa impostazione, bisogna prendere sul serio la relazione intersoggettiva con i bambini, dotandosi di strumenti metodologici e pedagogici ma anche restando costantemente curiosi nei confronti della letteratura per l’infanzia e adolescenza e delle altre forme espressive destinate a queste fasce d’età. Il gusto di indagare e dialogare va coltivato innanzitutto in noi stessi e messo alla prova quotidianamente: i nostri interlocutori percepiscono subito la passione ma captano altrettanto velocemente l’improvvisazione o la superficialità. Da punto di vista formale, attualmente in Italia ci sono diversi percorsi formativi praticabili ed è necessario informarsi per scegliere bene.

 

 

FONTI:

Intervista di Costante Mariani a Luana Varalta

junior.filosofia.unimi.it/

Matthew Lipman, Educare al pensiero, trad. di A. Leghi, Edizioni Vita e Pensiero, Milano, 2014.

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Immagine di copertina: © Luana Varalta

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