Inattesa non è forse la parola giusta per definire la candidatura di Marco Missiroli al Premio Strega 2019. Dopo il grande successo riscosso da Atti osceni in luogo privato, edito nel 2015 per Feltrinelli, vincitore del Premio Mondello 2015 e successivamente tradotto sia in Europa che negli Stati Uniti, la sorte che sarebbe toccata alla nuova fatica dell’autore era facilmente immaginabile, anche solo per la fama riscossa precedentemente. Edito a febbraio di quest’anno da Einaudi, Fedeltà rappresenta già un fenomeno letterario, il che emerge anche in relazione alla quantità di critiche ricevute, che stranamente hanno portato i lettori a un’insolita – forse nemmeno troppo – curiosità.

Il romanzo è sicuramente interessante, fosse anche solo per la struttura che lo caratterizza. Ma andiamo per ordine. Il titolo, Fedeltà, riassume tutto quello che non si trova nell’opera, o meglio: tutto ciò su cui il lettore è portato a riflettere, il tradimento e la fedeltà, verso il coniuge ma anche verso se stessi. La storia infatti, molto semplice e priva di grandi colpi di scena, narra le vicende di cinque personaggi, connessi tra loro da legami familiari e non, che si alternano in modo curioso. Infatti la narrazione – che segue una focalizzazione esterna – scivola da un personaggio all’altro in modo quasi impercettibile: basta un incontro, o semplicemente la presenza di un nesso tra i due, ed ecco che il narratore sposta il focus da un soggetto all’altro, cambiando repentinamente il soggetto della narrazione.

I personaggi sono dunque cinque: Carlo, Margherita, Anna, Sofia e infine Andrea. Carlo e Margherita sono sposati, Anna è la madre di Margherita, Sofia e Andrea invece sono i reciproci oggetti di desiderio dei due coniugi. Una vita matrimoniale apparentemente tranquilla nasconde invece delle insospettabili voglie di evasione. Carlo è un uomo di lettere che non riesce a realizzarsi sul lavoro, un uomo qualsiasi che vive una relazione apparentemente idilliaca: ama sua moglie e ha una vita sessuale soddisfacente con lei. Ma questo non gli basta. La sua insoddisfazione e il suo dipendere costantemente, anche non volendolo, dalla famiglia benestante lo portano a sfogare le sue frustrazioni in una relazione adulterina in realtà mai consumatasi con la giovane studentessa Sofia. Carlo mostra qui tutte le sue debolezze e le sue contraddizioni: ama la moglie ma desidera ardentemente il corpo di un’altra. Si tratta di un sentimento legittimo pur nella sua contraddittorietà o è un bug del personaggio?

Margherita dal canto suo si invaghisce del giovane fisioterapista Andrea, con il quale, a differenza di suo marito, consuma un rapporto vero e proprio. Ma le differenze tra i due coniugi non si fermano qui: mentre quella di Margherita è una semplice avventura, Carlo negli anni continuerà ad avere storie clandestine con altre donne, anche se al lettore non è ben chiaro il perché. Un personaggio forse dal carattere poco definito a livello narrativo, oppure perfettamente riuscito nella rappresentazione della debolezza umana.

È infatti questa una delle principali tematiche che sembra emergere dall’intera storia: la debolezza, declinata nelle sue mille sfumature, prima tra tutte quella della carne, perché si sa la carne è debole, anche se animata da tutto l’amore possibile. Anche se quello provato da Carlo più che amore sembra essere rispetto, stima e affetto nei confronti della moglie. È importante sottolineare che questa situazione è soltanto apparente: in realtà è come se nel romanzo si delineasse una netta suddivisione tra l’amore coniugale e il desiderio passionale, talvolta entrambi coesistono per Carlo nella figura di Margherita, altre volte invece sembrano essere inconciliabili.

Il libro è nettamente diviso in due parti, separate da un arco temporale molto esteso: tra la prima e la seconda infatti passano una decina di anni, anche se questa frattura non viene segnalata se non da una pagina bianca. E se non fosse per la pagina bianca si potrebbe dire che la differenza rimanga impercettibile. Il lettore assiste a un mutamento delle situazioni – Carlo e Margherita hanno avuto un figlio, Lorenzo, Sofia è tornata a Rimini, Andrea si è scoperto omosessuale e Anna è invecchiata – ma non a un’evoluzione dei personaggi, che sembrano rimanere identici a se stessi. Anche in questo caso ci si trova a chiedersi se si è davanti a una scelta consapevole, segno che nessuno cambia mai davvero anche se ciò che ci circonda muta irrimediabilmente, oppure se i personaggi siano sviluppati solo quel tanto che basta per muovere l’azione.

I particolari che emergono oltre la patina superficiale della storia sono numerosi. Sin dalle prime pagine si possono notare dei riferimenti letterari importanti, alcuni più impliciti, altri invece espliciti, come quello all’incipit di Lolita, ripreso sia per somiglianza di circostanze, sia per vere e proprie citazioni, o come quella tratta da Roth in apertura. «Luce della mia vita, fuoco dei miei lombi», dice Carlo in una delle sue prime battute. Nabokov è onnipresente nella storia, lo si può ritrovare per esempio nell’utilizzo del termine «ninfetta» oltre che nella situazione vagamente familiare di un uomo maturo che perde la testa per una ragazza molto più giovane, una Lolita che non si piega però ai suoi desideri.

Un altro aspetto che spicca in modo lampante e immediato è l’attenzione alla caratterizzazione dei luoghi della storia: leggendo le descrizioni di Missiroli sembra di percorrere realmente gli spazi in cui si trovano i personaggi, soprattutto se si ha dimestichezza con la città meneghina, e la sensazione è alquanto straniante.

Lo stile della prosa di Missiroli è sicuramente piacevole, toni medi e pacati, definiti dallo stesso autore “pastello”. Uno stile che riflette la medietà delle situazioni presentate ma anche gli stessi personaggi, adattandosi così perfettamente all’insieme dell’opera e che talvolta sfocia in particolareggiate descrizioni di desideri consumati o meno. Tratto che non subito appare apprezzabile, forse per l’eccessiva morbosità di certi pensieri, ma che poi si integra perfettamente con i personaggi, soprattutto con quello di Carlo. Un grande dubbio però rimane: in un romanzo che sembra mettere tutto sotto la luce del sole, anche i pensieri che dovrebbero rimanere più nascosti, il finale sembra non portare a nessuna conclusione in particolare.

L’autore sembra non giungere a nessuna risoluzione, come se non riuscisse egli stesso a darsi delle risposte. Dopo aver messo in evidenza le logiche che portano un uomo e una donna a tradire, nonostante l’amore, nonostante la famiglia e la vita condivisa, lascia infatti che la storia decorra verso una fine naturale e spontanea. Non esistono dunque risposte al tradimento, alla tentazione e alla voglia di evadere da quella routine che talvolta sembra soffocare Carlo e Margherita.

Forse la risposta è insita proprio nell’analisi dei processi interiori dei personaggi che si sviluppa lungo l’intero romanzo. Forse la verità è che non può l’uomo accontentarsi di un amore confortante e quotidiano ma ha costantemente bisogno di evadere dalla calma del matrimonio per ricordarsi di essere ancora vivo e per dimostrare a se stesso di essere ancora in grado di dominare la propria vita, una sorta di fedeltà al proprio essere più che all’altro. Emergono i meccanismi che possono portare una persona al tradimento e a spezzare quella promessa che all’inizio sembrava essere infrangibile: fedeltà eterna.

E se quello che i lettori cercano nei libri che leggono è una risposta, allora forse non è questo il libro giusto. O meglio: lo è. Perché i libri giusti sono quelli capaci di fornire una tela bianca dalla quale partire, le risposte preconfezionate non sono ciò che realmente cerchiamo quando ci troviamo a scegliere davanti a uno scaffale. Missiroli in questo si può dire realmente abile: nessuna certezza né soluzione, solo delle vite. Vite che potrebbero essere quelle di chiunque e che proprio per questo motivo portano il lettore a porsi degli interrogativi. E ciò che davvero conta delle domande è che ci conducono inesorabilmente verso la ricerca di risposte.

 


FONTI
M. Missiroli, Fedeltà, Einaudi, 2019