La moda può essere vista, ma non può essere ascoltata. Quella resta una caratteristica fondamentale della musica. Qualsiasi persona, posta di fronte a tale ragionamento, probabilmente non discuterebbe. La caratteristica fondamentale del mondo fashion, è sicuramente la visibilità. Tutto il suo sistema si basa sulla vista. Dalle fotografie, le copertine, le mostre, fino ad arrivare alle sfilate, trionfo indiscusso dell’occhio. Siamo sicuri che i confini siano davvero così definiti? La musica, ci accompagna in giorni e notti, attraverso i nostri umori (che spesso domina), ci fa crescere, pur mantenendo il potere di portarci indietro nel tempo, rendendoci ancora una volta bambini, o adolescenti. Ma la sua componente visiva è innegabile. Quest’ultima caratteristica, non può non essere collegata alla moda. Ecco come la musica si fa vedere e come la moda si fa sentire.

Il termine sottocultura, che potrà suonare familiare a molti studiosi, specialmente della comunicazione, deve essere la chiave di lettura di questa piccola riflessione. Da sempre, possiamo capire molto della persona che abbiamo davanti grazie al suo guardaroba, ma anche attraverso le sue playlist (o collezione di dischi, per tutti i nati prima della rivoluzione digitale). Esempio iconico di come la musica abbia influenzato la moda, resta sempre il Punk. Impossibile non far vagare le nostre menti verso i brillanti anni dei Sex Pistols quando si parla degli anni ’70. Tuttavia, non vanno dimenticati McLaren e Vivienne Westwood, i quali tramite il loro negozio dall’iconico nome “SEX“, cucirono quasi letteralmente, la storia. Non solo il Punk ma anche la successiva New Wave degli anni ’80, presenta medesime caratteristiche: i cantanti diventano anche fashion icon, i loro look sono copiati dai giovani fans, creando così, una comunità unica e riconoscibile. Ma non solo sottoculture: la moda ha influenzato la musica e viceversa in molti e diversi modi.

Finiti gli anni ’90 la moda ha iniziato ad accogliere, più o meno allegramente, diversi volti noti della musica tra i ranghi dei designers. Tra le più iconiche figure di questo periodo, troviamo Victoria Beckham, la Posh della girl band per eccellenza, le Spice Girls. Nel 2005 ha creato il marchio VB Rocks, creandosi così i suoi jeans, mentre nel settembre 2006 ha creato insieme al marito il marchio DVB Style, per il quale ha firmato una nuova collezione di jeans e una linea di profumi. Nello stesso periodo, il 30 ottobre 2007, ha dato alle stampe il libro That Extra Half an Inch: Hair, Heels and Everything In Between, un manuale di consigli di moda e bellezza, che ha riscosso un buon successo in Gran Bretagna. Negli anni il fenomeno sembra aver finalmente ottenuto lo status di normalità. Oggi una collezione di Rihanna in collaborazione con Puma (o una sua intera linea di makeup), non causa particolare scalpore per una sua presunta incapacità. Con il passare del tempo diventa socialmente accettato, a tutti i livelli, che sia il brand sia il cantante o musicista possa trarre giovamento, fama e guadagno da una collaborazione nel mondo della moda.

Oltre alle collaborazioni e alle esperienze dirette, la musica è sempre stata una grande musa per gli stilisti di tutto il mondo. Il matrimonio tra musica e moda ha tuttavia, da sempre, i suoi favoriti. Primo tra tutti David Bowie. Moltissimi look delle passerelle di tutto il mondo sono stati ispirati a lui, basti pensare alla collezione autunno 2006 di Gucci. Frida Giannini, uno dei precedenti direttori creativi della maison, non ha mai nascosto la sua passione e rispetto nei confronti del cantante, nominato «il più grande entertainer del ventesimo secolo» tramite un sondaggio condotto da BBC Two. Importanti furono anche i tributi di altri designer, tra cui Givenchy, Balmain e Jean Paul Gaultier. Oggi la sua musica non smette di rivivere nella moda. Dopo tre anni dalla scomparsa del Duca Bianco, ovvero David Bowie, Vans decide di omaggiare questo artista iconico con una capsule collection speciale. Con una collezione di scarpe e abbigliamento unisex per adulti e bambini. Per questa collezione, il team di Vans si è ispirato ai momenti culminanti della lunga carriera di Bowie: da Space Oddity del 1969, sino all’ultimo album Black Star del 2016.

Non sempre unioni felici hanno costellato la secolare collaborazione tra fashion design e musica. È il caso più recente di Louis Vuitton e Michael Jackson. La casa di moda francese, capitanata da Virgil Abloh, ha ritirato tutti i capi ispirati al re del pop. Questa decisione è stata presa in seguito alla proiezione nelle sale e in televisione del documentario Leaving Neverland, il cui fulcro sono le accuse di presunta violenza sui minori da parte di Jackson. Pur avendo dichiarato di essersi ispirata agli aspetti positivi della figura di Michael, la decisione del ritiro dal mercato della collezione è stata definitiva. La collezione comprendeva una maglietta con un paio di scarpe che ricordavano i costumi di scena di Jackson e altri riferimenti al suo stile, tra cui mocassini indossati coi calzini bianchi, guanti e camicie bianche abbottonate.

Una cosa rimane sicura, la moda continuerà a collaborare con la musica, con successi più o meno brillanti. Noi staremo a vedere, ma anche a sentire.