La letteratura da sempre cerca di veicolare significati e immagini della realtà storica e sociale nella quale nasce e si sviluppa. Nel corso dei secoli ogni società ha prodotto il suo patrimonio letterario proprio in relazione al tipo di mentalità, alle tematiche più sentite e alle necessità del momento. È così che per noi lettori è possibile ricostruire epoche lontane e in qualche modo immedesimarci in modi di pensare molto distanti dal nostro.

Di fianco a una letteratura evasiva e d’intrattenimento, che possiamo trovare in ogni periodo storico, si staglia maestosa una letteratura diversa, quella che si sviluppa attorno un impegno di tipo civile e talvolta anche politico. È il caso della letteratura novecentesca e in particolar modo di quella neorealista. Il neorealismo raccoglie infatti tutta quella produzione letteraria più o meno impegnata che caratterizza il panorama letterario italiano dagli anni Trenta agli anni Cinquanta del Novecento.

I romanzi che risalgono a questi anni possono sembrarci molto lontani, trattano argomenti come la guerra, la resistenza partigiana e la vita sotto i regimi totalitari. Tutte tematiche che appartengono ormai solo ai manuali di storia. Allora perché leggerli ancora oggi, comprarli e tenerli nelle librerie se tutto quello di cui parlano è ormai passato? Perché dedicare il nostro tempo a Pavese, Fenoglio, o al Calvino de Il sentiero dei nidi di ragno e tanti altri…?

Tralasciando il fatto che forse ciò che viene trattato in questi romanzi non è poi così lontano come sembra e che la memoria degli uomini pare aver scordato gli orrori trascorsi – insomma il ritorno al passato non sempre sembra un’ipotesi lontana e remota -, nelle opere neorealiste è possibile trovare importanti messaggi che l’uomo contemporaneo non può e non deve dimenticare.

L’esplosione letteraria di quegli anni in Italia fu, prima che un fatto d’arte, un fatto fisiologico, esistenziale, collettivo. Avevamo vissuto la guerra, e noi più giovani – che avevamo fatto appena in tempo a fare il partigiano — non ce ne sentivamo schiacciati, vinti, «bruciati», ma vincitori, spinti dalla carica propulsiva della battaglia appena conclusa, depositari esclusivi d’una sua eredità. Non era facile ottimismo, però, o gratuita euforia; tutt’altro: quello di cui ci sentivamo depositari era un senso della vita come qualcosa che può ricominciare da zero, un rovello problematico generale, anche una nostra capacità di vivere lo strazio e lo sbaraglio; ma l’accento che vi mettevamo era quello d’una spavalda allegria.

È questo che Calvino scrive nella prefazione al romanzo Il sentiero dei nidi di ragno. Si tratta di uno scritto postumo affiancato all’opera nel quale lo scrittore guarda al se stesso giovane e commenta lo slancio per la partecipazione attiva alla vita del paese che molti come lui avevano sentito in quegli anni. Una partecipazione che oggi forse non è più così sentita. E dunque è questo che bisogna ereditare dalle opere di quegli anni: il fervore, la voglia di rendersi partecipi di qualcosa che non va oltre il singolo uomo ma che lo riguarda e lo coinvolge, e che proprio per questo ne richiede la partecipazione attiva.

In questi casi allora non c’è da chiedersi chi avesse ragione, chi fossero i buoni e chi i cattivi, ma bisogna scavare più a fondo. Ha ancora senso oggi battersi per ciò in cui si crede, partecipare alla vita politica ed esporsi manifestando le proprie idee? La letteratura tende a porre delle domande e non a fornire delle risposte, ma è possibile porre degli interrogativi ai libri, scavare nel passato e trovare delle soluzioni per i problemi dell’uomo di oggi, interrogando l’uomo di ieri.

Per questo è necessario più che mai riscoprire la letteratura resistenziale, soprattutto in un periodo storico come quello che attraversiamo oggi, in cui spopolano i movimenti demagogici e le persone sembrano partecipare alla vita del proprio paese in virtù del principio del “meno peggio” o “non troppo dannoso”. Non è uno scontro armato ma una lotta di idee, le opinioni devono emergere, scontrarsi, contribuire una allo sviluppo dell’altra ed è questo il lascito che a oggi possiamo ereditare dagli scrittori neorealisti. Nonostante si sia ormai dissolta la figura dell’intellettuale impegnato, il passato fornisce ancora dei validi esempi ai quali ispirarsi ed è per questo motivo che è necessario leggere e confrontarsi con un certo tipo di letteratura.

 


FONTI
Il sentiero dei nidi di ragno, Italo Calvino (pdf online)