Dal 12 marzo al 23 giugno 2019, presso il Palazzo Reale di Milano, è possibile visitare una grande mostra su uno dei più celebri pittori francesi dell’Ottocento: Jean-Auguste-Dominique Ingres.

Allievo di Jacques-Louis David (1748-1825), altro pilastro della pittura moderna, nonché primo pittore di corte di Napoleone Bonaparte, Ingres si trasferisce in giovane età a Parigi, con il preciso scopo di frequentare il suo atelier, attratto della sua pittura solenne e monumentale. Qui Ingres acquisisce un altissimo livello di conoscenza della tecnica pittorica, dell’anatomia umana e degli strumenti dell’artista moderno, arrivando a possedere una grandissima padronanza soprattutto del disegno, che per lui è la parte fondante e fondamentale di una buona opera.

Ingres è spesso ricordato come un grande pittore neoclassicista, di quello stile dunque, riconosciuto quasi come un filone derivante dell’accademismo. La mostra di Palazzo Reale si propone in parte di confermare questo suo ruolo cardine d’autore più accademico, di grandi tele storiche e mitologiche, che modifica il reale per innalzarlo a un ideale di bello eterno; d’altra parte, tuttavia, l’esposizione si prefigge anche lo scopo di presentare Ingres come un grande innovatore della pittura moderna e, soprattutto, come anticipatore di novità salienti più contemporanee, come quelle di Picasso, che, com’è noto, guardò spesso al pittore francese.

Jacques-Louis David, Patroclo, 1780

Una mostra molto importante, con un fine specifico e dichiarato da subito. L’esposizione si apre con una prima sala introduttiva dedicata alla giovinezza di Ingres, ai suoi studi con David. È presentata una tela del maestro, il Patroclo del 1780, opera in cui David guarda a Caravaggio, a Rubens e a fonti più classiche come il Galata morente.

Seguono opere di un Ingres giovane e di suoi compagni di studio sotto David: François Fabre soprattutto, con varie tele, di cui si ricorda la Susanna e i vecchioni; Antoine Gros, ma anche una donna, una grandissima pittrice del tempo: Élisabeth Le Brun.

Élisabeth Le Brun, Autoritratto, 1790

Anche nelle sale successive sono presenti molti compagni e colleghi di Ingres. Compaiono i nomi di Anne-Louis Girodet, una grande pittrice che incanta con il suo Sonno di Endimione, poetico e sensuale; sono presenti anche François-André Vincent, ma anche colleghi italiani, come Andrea Appiani, con un Ritratto di Napoleone.

La terza sezione della mostra è la prima in cui ci si comincia a addentrare nel rapporto che legava Ingres all’Italia. Si intitola Milano capitale delle arti, e sono presentate opere di artisti italiani che Ingres sicuramente conosceva, e con i quali è venuto in contatto una volta in Italia, primo tra tutti Canova. La prima volta che Ingres soggiorna in Italia è in seguito alla vincita dell’importantissimo Prix de Rome, nei primissimi anni dell’Ottocento.

Continuando su questo tema, si incontra la sesta sezione della mostra, intitolata Tra Parigi e Roma. Siamo nel 1805: Napoleone Bonaparte è stato incoronato imperatore nel Duomo di Milano, il 26 maggio di quell’anno, e la città sta subendo un’importante monumentalizzazione, per essere all’altezza del potere imperiale francese. Il 1806 è l’anno del secondo viaggio in Italia di Ingres, in cui riesce finalmente a recarsi a Roma, per ammirare i capolavori degli antichi, la scultura classica e la città eterna.

Per raggiungere la sua meta tuttavia si ferma in un primo momento proprio a Milano. Questa sala è molto interessante: mostra un Ingres profondamente immerso nella Roma e Milano di quegli anni. Sono presentati molti schizzi e disegni, e si nota la grande attenzione che l’artista nutre per le bellezze artistiche italiane, per le modifiche territoriali che stavano avvenendo, così come una sincera curiosità verso gli usi e i costumi italiani. Ci sono infatti dei bellissimi schizzi che immortalano alcune donne del popolo e l’attenzione ai dettagli è altissima, tipica del suo occhio accorto.

La parte più interessante riguarda i molti studi di Milano: c’è uno schizzo di San Maurizio al Monastero Maggiore, un disegno di San Gervasio in Sant’Ambrogio, un altro dell’interno del Duomo di Milano, concentrato sull’altare maggiore. Nonostante Milano sia stata soltanto una tappa di passaggio tra Parigi e Roma, Ingres osserva tutto quello che c’è di interessante, assimilando ogni dettaglio.

Jean-Auguste-Dominique Ingres, Ritratto di Napoleone I sul trono imperiale, 1806

Presentata in una sala riservata, si incontra poi il capolavoro adottato come manifesto della mostra: l’imponente Ritratto di Napoleone I sul trono imperiale, del 1806. Nell’allestimento, la tela è preceduta da una serie di schizzi e studi preparatori, che testimoniano quanto Ingres abbia lavorato su ogni dettaglio prima di mettere mano alla tela. Ci sono studi degli oggetti regali e degli abiti, e anche qui è presente una profondissima attenzione a ogni aspetto, che nella versione finale concorre a dare un senso di grandezza schiacciante e annichilente. Napoleone appare in tutta la sua imponenza, sul trono, impugnando con sicurezza due scettri, vestito di una sontuosa veste porpora e mantello bianco.

Ogni dettaglio ha una precisa valenza iconografica: oltre al fatto che l’imponenza, la frontalità e la fissità dell’immagine riprendono le icone bizantine, dunque si presenta Napoleone al pari di un Cristo da venerare, il resto degli oggetti inseriti rappresenta il potere imperiale: le api ricamate sulla veste riprendono quelle dei sovrani merovingi; uno scettro termina con una statua di Carlo Magno, l’altro con la Mano della giustizia, nel gesto della parola. La corona d’alloro lo presenta come un imperatore romano. Sul tappeto ai suoi piedi è ricamata un’aquila, simbolo dell’Impero.

L’intero insieme concorre a ritrarre Napoleone come il degno successore di tutti gli imperatori che l’hanno preceduto. Questo è il suo posto, nessuno al di fuori di lui merita di sedere su quel trono. Ingres sapeva come sfruttare la pittura in senso propagandistico, e utilizza tutti i mezzi in suo possesso per ritrarre il sovrano come il più grande fra i grandi.

L’ultima sala presenta il genere del troubadour, una novità nata in quegli anni, a cui Ingres si dedica per un decennio. È un genere che presenta aneddoti storici, o personaggi illustri con funzione di exempla. Tramite la contemplazione di queste opere, lo spettatore aveva la possibilità di ammirarne le gesta, le qualità e di imitarli per potersi migliorare personalmente.

Ingres sceglie episodi e personaggi a lui personalmente cari, derivati dalla tradizione storica, religiosa, letteraria o artistica. Sono tele in cui rende omaggio ad alcuni dei suoi maestri ideali, primo tra tutti Raffaello. Ingres nutriva una vera e propria ossessione per il maestro di Urbino, oltre la semplice ammirazione artistica. Sembra che arrivò addirittura a chiedere al papa di poter ottenere dei frammenti delle ossa dell’artista, per venerarli come fossero delle reliquie.

Jean-Auguste-Dominique Ingres, Raffaello e la Fornarina

È qui presentato Raffaello e la Fornarina, omaggio all’amore tra artista e modella, e alla famosa opera raffaellesca ritraente la donna, oggi conservata a Palazzo Barberini. Ci sono poi un omaggio a Leonardo, La morte di Leonardo da Vinci, ma anche una grande opera religiosa come Gesù consegna le chiavi a Pietro, presentata in un interessante allestimento, dove è possibile confrontare gli studi preparatori con l’opera definitiva.

Jean-Auguste-Dominique Ingres, Gesù consegna le chiavi a Pietro

La mostra di Milano è curata da Florence Viguier-Dutheil, inoltre raccoglie oltre centocinquanta opere, di cui più di sessanta solo di Ingres, grazie a prestiti dai più grandi musei del mondo: il MET e il MoMA di New York, fino ovviamente ai musei parigini e al museo di Montaubaun.

È visitabile con orario continuato da martedì a domenica dalle 9:30 alle 19:30, il giovedì e il sabato fino alle 22:30, e il lunedì pomeriggio dalle 14:30 alle 19:30.

Il biglietto d’ingresso comprensivo di audioguida è di 14 € per la tariffa intera, con riduzioni a 12 € per i minori di 26 anni e over 65, persone con disabilità e insegnanti. Il biglietto ridotto speciale di 10 € è riservato ai possessori dell’Abbonamento Musei Lombardia; il ridotto speciale di 7 € è per i dipendenti ATM e gli abbonati annuali; la tariffa da 6 € è per i gruppi, i volontari del Servizio Civile Nazionale, i dipendenti del Comune di Milano e i giornalisti non accreditati.
Si avvalgono dell’entrata gratuita i minori di 6 anni, gli accompagnatori, i giornalisti accreditati, le guide turistiche e i tesserati ICOM.