Molto si è parlato nel nostro Paese del progetto a lungo termine della cosiddetta Nuova Via della Seta, soprattutto a seguito della permanenza del presidente cinese Xi Jinping in Italia tra il 21 e il 24 marzo. L’obiettivo della visita è stato quello di aumentare la cooperazione tra i due Paesi, auspicando ad un incremento dello scambio di merci e idee. Particolarmente rilevante è stato, in questo contesto, l’incontro tra Xi Jinping e il Presidente della Repubblica italiana, conclusasi con la firma del Memorandum italo-cinese che, secondo le parole di Mattarella, segnerebbe “L‘attenzione per una cornice ideale per un incremento delle collaborazioni congiunte tra imprese italiane e imprese cinesi”.

Ma in cosa consiste l’iniziativa della Nuova Via della Seta? Quali sono le cause che hanno portato alla sua ideazione? Quali i Paesi coinvolti? E soprattutto, ci saranno delle conseguenze per il Pianeta?

L’antica Via della Seta

Nuova Via della Seta è la denominazione comune ideata dalla Cina per definire il progetto Belt and Road Initiative (BRI); essa è stata creata secondo un processo comune nel discorso politico cinese: quello di risemantizzare termini già esistenti. Parlando di Nuova Via della Seta, infatti, non può non venirci in mente una via “vecchia”, risalente alla fine del 1200. Si trattava di un’efficiente rete di comunicazioni che univa il grande Impero mongolo, che sotto Kublai Khan aveva assoggettato l’intera Cina, all’Europa, attraversando tutta l’Eurasia. Tale rete rese possibile la circolazione non solo di merci, ma anche di persone ed idee. E’ proprio grazie all’Antica Via della Seta, infatti, che nel 1271 Marco Polo riuscì a compiere il suo viaggio fin nel cuore della Cina, proprio alla corte di Kublai Khan. Tappe fondamentali di questa antica via erano, ad esempio, Venezia, Costantinopoli e Pechino.

La nascita della Belt and Road Initiative

Nonostante in Italia solo da relativamente poco tempo i media affrontino il tema della Nuova via della Seta, il progetto ha radici più antiche. Le sue prime teorizzazioni risalgono infatti al 2013-2014, sotto l’etichetta di OBOR (One Belt, One Road). Da subito era infatti chiaro che si tratti di un progetto che, almeno a livello teorico, avrebbe dovuto portare vantaggi a tutti i Paesi coinvolti. La denominazione viene però presto modificata (forse per suonare più attraente in occidente) in BRI. Sempre al 2014 risale inoltre la nascita di uno dei principali finanziatori dell’iniziativa, il Silk Road Found, Fondo Via della Seta.

Nel 2016 il Governo cinese rilascia il primo documento ufficiale riguardante la BRI. Esso evidenzia la matrice prettamente economica del progetto, identificando cinque aree chiave:

  • Il coordinamento tra i Paesi coinvolti

  • Lo sviluppo di infrastrutture adeguate

  • La facilitazione del commercio e degli investimenti

  • L’integrazione finanziaria

  • Gli scambi culturali e sociali

Altro momento fondamentale nella pianificazione della BRI è stato inoltre l’OBOR Summit (The Belt and Road Forum for International Cooperation), tenutosi a Pechino del 2017. A tale forum ha partecipato l’allora Primo Ministro Gentiloni, e l’Italia fu l’unico Paese del G7 (le sette maggiori economie avanzate del mondo) ad aderire all’iniziativa.

Sempre nel 2017 inoltre Xi Jinping prende parola per la prima volta al forum economico di Davos. Nel suo discorso egli mostra i vantaggi apportati al mondo dalla globalizzazione, insiste sulla centralità della Cina nei nuovi rapporti globali, e infine accenna al progetto della Via della Seta. Per far crescere la propria economia, afferma il Presidente cinese, la Cina deve avere il coraggio di nuotare in quel vasto oceano che è il mercato globale. La Nuova via della Seta rappresenterebbe secondo il Presidente la principale modalità con cui raggiungere tale obiettivo.

Cos’è la Belt and Road Initiative

La Belt and Road Initiative coinvolge oggi quasi 70 Paesi, nazioni che da sole generano tra il 30% ed il 40% del commercio mondiale; ma anche più della metà della popolazione del globo e un terzo del Prodotto Interno Lordo totale. Essa rappresenta il più grande piano di investimenti mai concepito, superando di dodici volte il celebre European Recovery Program (piano Marshall), successivo alla Seconda Guerra Mondiale. La BRI si propone inoltre come un progetto win-win, ossia che apporti vantaggi a tutte le parti coinvolte.

Oltre che essere un enorme piano di investimenti, di iniezione di capitali, l’iniziativa si caratterizza soprattutto per i suoi interventi in ambito infrastrutturale. Per garantire il funzionamento della Nuova Via della Seta, infatti, si prevede l’installazione di porti in acque profonde, reti internet e di telefonia mobile, reti energetiche, gasdotti e oleodotti. Tale immenso progetto di costruzioni viene finanziato per lo più dalla Cina, attraverso il Silk Road Found e l’AIIB (Asian Infrastructure Investment Bank). A quest’ultimo aderiscono all’incirca settanta Paesi, tra i quali spicca la mancata partecipazione degli Stati Uniti d’America.

La Belt e la Road

Il progetto della Nuova via della Seta segue due linee di sviluppo principali: la Belt, la cintura via terra (formata a sua volta da sei corridoi infrastrutturali), e la Road, la rotta marittima. La prima prevede le tappe fondamentali di Xi’an, Samarcanda, Teheran, Istanbul, Mosca e altre; mentre la seconda passa, ad esempio, per Canton, Hanoi, Giacarta, Calcutta, Colombo, Nairobi, Atene e Venezia. La Belt attraversa quindi l’Eurasia, mentre la Road si muove nel Mare Cinese, per passare poi all’Oceano Indiano e arrivare fin nel Mediterraneo attraverso il Canale di Suez.

A queste due direttive si è aggiunto nel 2018 il progetto di una terza rotta, sempre marittima: un tratto artico. La sua teorizzazione è stata possibile come conseguenza del cambiamento climatico, grazie allo scioglimento della calotte polari.

Le motivazioni del progetto

Svariate sono le ragioni che potrebbero aver spinto la Cina a dare il via alla teorizzazione della BRI. L’obiettivo principale del Paese è sicuramente quello di mantenere la stabilità interna, appianando le differenze tra la zona costiera ricca, e l’interno, più povero. Inoltre dopo anni di crescita economica strabiliante (attorno al 10%, un livello non eguagliabile da nessun altro Paese), l’economia cinese aveva subito un rallentamento dovuto alla crisi economica globale. La Nuova Via della Seta si propone quindi sia come livellatrice delle disuguaglianze all’interno del territorio cinese, sia come nuovo carburante per lo slancio economico. Per di più la Belt and Road Initiative risponde al bisogno della Cina di esportare i propri prodotti in eccesso, nonché impiegare la propria manodopera nei processi infrastrutturali connessi alla BRI. Infine, si evidenzia anche la necessità del Paese asiatico di assicurarsi nuove fonti di energia: i gasdotti ed oleodotti sopracitati avranno dunque anche il compito di portare energia in quelle zone cinesi dove ce ne sia più bisogno.

Nuovi equilibri geopolitici

La teorizzazione della BRI, precedentemente impensabile, è stata resa possibile da un lato dalle nuove tecnologie di comunicazione, garanti della connettività globale, dall’altra dalla straordinaria crescita economica della Cina negli ultimi anni. Se nel 2004 il Paese asiatico aveva un Prodotto Interno Lordo pari ad appena la metà di quello americano, già nel 2014 si attestò come seconda potenza economica mondiale, nonché prima potenza commerciale. Come ha reagito il colosso degli Stati Uniti d’America?

Sicuramente possiamo affermare che spicca la loro avversione nei confronti del progetto, e in certe occasioni non hanno mancato addirittura di limitarlo, spingendo ex alleati a non prendervi parte. Oltre che come una strategia economica, infatti, la BRI viene spesso letta da una prospettiva geopolitica: la Nuova via della Seta viene infatti presentata come un’alternativa al modello occidentale. Tale percezione viene accentuata dalla tendenza isolazionista assunta dagli Stati Uniti durante la presidenza Trump, che ha dato il via ad una sorta di guerra commerciale con la Cina.

Questo atteggiamento attuale è molto diverso da quello tenuto dall’America in precedenza: gli USA, attraverso una politica fortemente interventista, si erano infatti guadagnati la denominazione di Pivot Asia: una sorta di intermediari tra l’Europa e l’oriente. Oggi la situazione si è ribaltata: dopo secoli di supremazia del capitalismo occidentale, iniziata fin dai tempi della Prima Rivoluzione Industriale, le due economie principali, quella asiatica e quella europea, sembrano tornare a convergere. La Cina si propone infatti come nuovo modello di sviluppo da seguire, come alternativa alla matrice prevalentemente americana. La Belt and Road initiative, in tale contesto, può essere letta come un’opera di connettività tra mondi diversi, un progetto trans-scalare che unisca Europa, Africa e Asia.

I rischi connessi al progetto

Pur trattandosi di un’iniziativa annunciata come win-win, la Nuova Via della Seta non è esente da rischi. Innanzitutto una prima minaccia è rappresentata dalle differenze di ricchezza dei Paesi coinvolti. Alla BRI hanno infatti aderito Paesi con tassi di povertà superiori al 20%, come Kenya e Laos; così come nazioni afflitte da un forte deficit infrastrutturale, come l’Afghanistan. Alcuni di questi hanno quindi dovuto ricorrere ingenti crediti offerti dalla Cina, indispensabili per la costruzione di quelle infrastrutture che costituiscono la base della Nuova via della Seta. Il colosso asiatico è infatti il secondo investitore mondiale, sia esportando capitali sia investendo all’estero. Allo stesso tempo però, tale pratica rende alto il rischio di indebitamento dei paesi più poveri nei confronti della Cina, che assumerebbe così un ruolo dominante in ogni trattativa. Conseguenza di tale atteggiamento è stato spesso lo svilupparsi di sentimenti anticinesi.

Un esempio può essere offerto dal porto del Pireo di Atene: esso è stato acquistato nel 2016 da Cosco, un’impresa cinese le cui quote sul porto corrispondono al 67%. Non è un caso che il Pireo dovrebbe diventare, soprattutto per la sua posizione favorevole nel Mediterraneo, una tappa fondamentale della futura Road, la tratta via mare della Via della Seta.

Va aggiunto inoltre che la progettazione di infrastrutture è strettamente connessa alla concessione di enormi appalti pubblici, che spesso e volentieri favoriscono lo svilupparsi della corruzione (l’Italia è un Paese, in questo caso, particolarmente a rischio).

Non trascurabili sono, infine, i danni ambientali connessi al progetto della BRI. La costruzione di infrastrutture  richiederebbe innanzitutto una mastodontica quantità di materie prime, accelerando così il processo di sfruttamento del sottosuolo. Inoltre la BRI coinvolgerebbe anche elevate dosi di cemento ed asfalto, altamente inquinanti. Infine, i processi di urbanizzazione naturalmente connessi alla nascita della Nuova Via della Seta causerebbero un aumento esponenziale dei gas serra dell’atmosfera.

Conclusioni

E’ difficile poter fare il punto della situazione di un’iniziativa ancora in via di svolgimento e, anzi, molto lontano dalla sua ultimazione. Si tratta infatti di un progetto a lungo termine (si calcola che sarà ultimato intorno al 2049), che arriverà a mobilitare un capitale di circa cinque trilioni di dollari.

Ciò che si può affermare con più sicurezza è che La Nuova Via della Seta sconvolgerà gli equilibri geopolitici del pianeta, portando alla ribalta un continente, l’Asia, per secoli oscurato dall’occidente. Essa inoltre cambierà (e già cambia) la globalizzazione, accelerando i flussi di circolazione di merci, persone e capitali attraverso tutto il globo terrestre.


FONTI:

https://www.repubblica.it

F. Amatori, A. Colli, Il mondo globale. Una storia economica, G. Giappichelli Editore, 2017

https://it.wikipedia.org

https://america.cgtn.com

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