By / 18/04/2019

Caso Cucchi: finalmente la tanto attesa testimonianza.

Dopo la chiusura dell’inchiesta il diciannove marzo, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per gli otto carabinieri indagati. Ci sono nuovi sviluppi sul caso della morte di Stefano Cucchi ormai avvenuta quasi dieci anni fa; noi ve ne avevamo già parlato QUI. Il vicebrigadiere dei carabinieri Francesco Tedesco ha deposto in aula, confermando le accuse ai colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro. Che accuse? I due carabinieri sono imputati di omicidio preterintenzionale per aver pestato il geometra romano, arrestato nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009 per spaccio di stupefacenti e deceduto il 21 ottobre 2009 presso il reparto di medicina protetta dell’Ospedale Pertini.

Ci son voluti quasi dieci anni per una deposizione da parte dell’Arma dei Carabinieri. In questi dieci anni non sono passati inosservati i segni, le fratture, le ecchimosi e gli ematomi di Cucchi al momento della morte. Ciò nonostante le forze dell’ordine e alcuni politici hanno sempre negato alcun coinvolgimento nella morte del giovane. Nello specifico Francesco Tedesco ha dichiarato:

 “Al fotosegnalamento Cucchi si rifiutava di prendere le impronte: siamo usciti dalla stanza e il battibecco con Alessio Di Bernardo è proseguito. Mentre uscivano dalla sala, Di Bernardo si voltò e colpì Cucchi con uno schiaffo violento in pieno volto. Poi lo spinse e D’Alessandro diede a Cucchi un forte calcio con la punta del piede all’altezza dell’ano. Nel frattempo io mi ero alzato e avevo detto: ‘Basta, finitela, che cazzo fate, non vi permettete’, racconta Tedesco. Di Bernardo proseguì nell’azione spingendo con violenza Cucchi e provocandone una caduta in terra sul bacino, poi sbatté anche la testa. Io sentii un rumore della testa che batteva. Poi D’Alessandro gli diede un violento calcio all’altezza del volto”.

Insomma, nonostante fosse evidente il pestaggio ai danni di Cucchi a causa dei numerosi ematomi e lividi sul suo viso, lo stesso Alessio Di Bernardo e molti personaggi politici hanno negato sempre l’evidenza.

Alessio Di Bernardo ha affermato:

«Amo quella divisa che ho indossato con orgoglio fino a tre anni fa. Mai e poi mai, se quella notte fosse successo qualcosa, avrei taciuto. Avrei immediatamente e, non dopo nove anni, denunciato all’autorità giudiziaria, anche a costo che questa potesse ipotizzare un mio coinvolgimento».

Invece Carlo Giovanardi, allora senatore del Pdl, affermò riguardo le ecchimosi:

“Sono dovute alla mancanza di nutrizione, non c’entrano niente le botte, né quei tre poveri cristi degli agenti di custodia, che prendono 1200 euro al mese e hanno vissuto quattro anni d’inferno”. Il “povero” Cucchi aveva una vita sfortunata, segnata dall’uso di stupefacenti e dal fatto di essere uno spacciatore, poi ha avuto sedici ricoveri al pronto soccorso per percosse risalenti agli anni precedenti, ma non c’entravano niente polizia e carabinieri”.

E riguardo alle fratture ha dichiarato:

“Le fratture e le lesioni di cui stiamo parlando risalgono a quei traumi pregressi. La tossicodipendenza di vecchia data “può aver svolto un ruolo causale”. Insomma, secondo il senatore, “se Cucchi avesse condotto una vita sana, se non si fosse drogato, se non fosse entrato in un tunnel che poi l’ha portato agli arresti, non sarebbe successo”

Anche Gianni Tonelli, ex segretario del Sindacato autonomo di polizia e ora deputato della Lega, ha negato il pestaggio. Dopo l’assoluzione in secondo grado per i medici, gli infermieri e gli agenti di polizia penitenziaria imputati per la morte del geometra romano ha affermato:

“Se uno ha disprezzo per la propria condizione di salute, se uno conduce una vita dissoluta, ne paga le conseguenze“

A causa di questa affermazione al deputato della Lega è stata inflitta una multa di cinquecento euro per la diffamazione nei confronti dei genitori e della sorella di Stefano Cucchi.

Invece Raffaele D’Alessandro, l’altro carabiniere colpevole del pestaggio, si è vantato con la moglie di aver picchiato “quel drogato di m…”.

Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, che per anni si è battuta per la verità sulla morte del fratello, riguardo la deposizione in aula di Francesco Tedesco ha dichiarato:

«Oggi, dopo dieci anni di tentati depistaggi quasi riusciti, in quest’aula di giustizia entra la vera storia di quella notte. La sento raccontare dalla viva voce del carabiniere Tedesco, uno dei protagonisti. Guardo in fondo all’aula e incrocio gli sguardi dei miei genitori che ascoltano la descrizione dell’uccisione del loro figlio. Consola però, il fatto che non siamo più soli: oggi sappiamo che il comando generale dell’Arma si è schierato con la verità».

In definitiva la verità è finalmente venuta a galla, dopo quasi dieci anni, tramite la deposizione in aula di Francesco Tedesco; ora è giusto che i due carabinieri colpevoli di aver massacrato di botte il povero Stefano Cucchi paghino per gli errori commessi. La cosa più triste è stata come, nonostante l’evidenza, ci fossero ancora persone che affermavano che quei carabinieri non avessero toccato nemmeno Stefano Cucchi. Questo però non deve condannare l’intera Arma dei carabinieri e delle forze dell’ordine. A dover essere condannate sono le singole persone, colpevoli di nefandezze che non descrivono l’intera Arma. I carabinieri, purtroppo, sono persone come tante altre e a volte tra loro capita che ci siano persone cattive.

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