Si è svolto a Verona dal 29 al 31 marzo 2018 il tredicesimo Congresso Mondiale delle Famiglie. L’evento è stato organizzato dall’International Organization for the Family e promosso da sigle anti-Lgbt, da sigle pro-life e da alcune associazioni cattoliche. Per l’occasione la città è stata blindata e nemmeno i giornalisti hanno potuto partecipare alla manifestazione.

Qual è stato lo scopo e cosa è avvenuto durante il congresso?

“Unire e dotare i leader di tutto il mondo di strumenti per promuovere la famiglia naturale… sola unità stabile e fondamentale della società”. 

L’edizione di quest’anno è stata la tredicesima ed è la prima volta che si è svolta in Italia. La prima edizione si è tenuta a Praga nel 1997.

Nelle tre giornate di congresso ci sono stati incontri, dibattiti e confronti riguardo vari temi. I dibatitti sono stati a sostegno della famiglia naturale, della criminalizzazione dell’omosessualità e della contrarietà all’aborto, per citare alcuni temi cardine.

Gli argomenti principe del Congresso possono essere riassunti nei seguenti punti:

  • La bellezza del matrimonio;
  • I diritti dei bambini;
  • Ecologia umana integrale;
  • La donna nella storia;
  • Crescita e crisi demografica;
  • Salute e dignità della donna;
  • Tutela giuridica della Vita e della Famiglia;
  • Politiche aziendali per la famiglia e la natalità”.
Autunno+in+famiglia
Centocinquanta sono stati i relatori presenti, provenienti da tutto il mondo. Tra loro troviamo Massimo Gandolfini e Toni Brandi, gli organizzatori degli ultimi Family Day. Hanno poi partecipato anche politici italiani come il Ministro dell’interno Matteo Salvini, il Ministro della famiglia Lorenzo Fontana e la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Non sono mancate, però, personalità politiche straniere come il presidente della Moldavia, il Ministro della famiglia ungherese, Lucy Akello, parlamentare ugandese, e Theresa Okafor, parlamentare nigeriana, molto conosciuti per le posizioni di estreme destra e contrarie all’omosessualità.

Il congresso ha suscitato molte polemiche per i temi proposti piuttosto oscurantisti e di estrema destra, ma anche per la partecipazione di parte del governo (Lega) all’evento. Nelle ultime settimane la maggioranza di governo, ovvero Lega e Movimento 5 Stelle si è divisa: per il Ministro della giustizia Alfonso Bonafede i temi proposti al congresso sono da “medioevo”, per il Ministro del lavoro e delle sviluppo economico Luigi Di Maio i partecipanti al meeting sono “negazionisti del femminicidio”.

A sorpresa il congresso ha riunito al consiglio regionale veneto il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico, che hanno chiesto al presidente della Regione Veneto Luca Zaia (partecipante al congresso) la revoca del patrocinio perché sarebbe stato “un evento lesivo della laicità dello Stato“.

Lo stesso Luca Zaia è intervenuto criticando parte dei presenti in quanto omofobi, con un’affermazione che, com’era prevedibile, non ha riscosso molto successo:

«Utilizzate questo palcoscenico per parlare anche di temi che magari sono più ostici come il tema dell’omofobia e lo dico da eterosessuale convinto: mi auguro che qui si possa chiarire una volta per tutte che l’omofobia è una patologia»

Un’ulteriore polemica avvenuta durante i tre giorni di congresso ha visto protagonista il gadget di gomma, raffigurante un feto, accompagnato dalla frase “L’aborto ferma un cuore che batte“. L’iniziativa, firmata dal portale internet Notizie Pro Vita, è stata ampiamente criticata dalla deputata di Liberi e Uguali Laura Boldrini. L’ex Presidente della Camera ha dichiarato:

“È semplicemente mostruoso fare un’operazione di questo genere. Se l’obiettivo è quello di suscitare sdegno collettivo nei confronti delle donne che sono costrette a interrompere la loro gravidanza sappiano, questi signori, che a vergognarsi dovrebbero essere loro“.

La Boldrini ha poi partecipato anche alla contromanifestazione a Verona del 30 marzo, e ha ancora dichiarato:

Un motivo in più per essere presenti a Verona a sostegno dei diritti delle donne, a difendere le leggi dello Stato e a promuovere una società dove nessuno venga discriminato”.

Nelle varie contromanifestazioni, su iniziativa  di organizzazioni femministe come Non una di meno, hanno aderito varie associazioni e sindacati, tra cui Amnesty International e la Cgil.

Persino Maria Gandolfini, figlia adottiva del fondatore del Family Day Massimo Gandolfini, ha dichiarato:

“Direi a mio padre che è un uomo frustrato perché prova a mandare avanti un orgoglio maschilista, ma si vede che ha già perso in partenza questa battaglia”. E poi: “Nel 2019 ci ritroviamo ancora in questa situazione perché non sono stati passati i valori giusti come quelli medievali che continua a sostenere mio padre con ferocia e cattiveria. Non ci devono essere discriminazioni sull’amore, l’amore è amore”. 

Gli altri figli di Gandolfini, invece, hanno partecipato alla marcia partita da piazza Bra, che ha concluso i tre giorni di manifestazione. La marcia è stata soprattutto un attacco all’aborto. Attacco camuffato da palloncini e bandiere con i disegni della famiglia tradizionale. Alcuni esponenti di Forza Nuova hanno indossato camicie bianche e hanno formato un gruppetto davanti a tre grandi cartelloni intitolati: Dio, Patria, Famiglia.

In definitiva la tredicesima edizione del Congresso Mondiale delle Famiglie è stata un successo. Successo garantito oltre che dai vari temi proposti anche dalla partecipazione di molti politici italiani alla manifestazione. Ma è giusto condannare a priori l’omosessualità e l’aborto? Non sarebbe più giusto ed equo evitare di puntare il dito e comprendere chi è omosessuale o chi sceglie – magari con molto dolore – di abortire?