Può capitare che una donna subisca diversi tipi di molestie e che, molto spesso, non sappia a chi rivolgersi per chiedere aiuto. Da qualche anno, per far fronte a queste difficoltà, esiste un particolare “codice rosso”: si tratta di un meccanismo tramite il quale si può chiedere aiuto attraverso delle parole in codice che fanno scattare una serie di operazioni per cercare di salvaguardare la persona che lo richiede. Uno strumento utile per aiutare tutte le donne che si trovano in una situazione ambigua dalla quale vogliono uscire con discrezione e in sicurezza.

In Italia c’è “Luisa”

In Italia esiste un progetto chiamato “C’è Luisanato nel 2018 a Verona e promosso da Krav Maga Verona, associazione sportiva di difesa personale, con il patrocinio del Comune di Verona. In caso di bisogno basta rivolgersi allo staff domandando “C’è Luisa?” per ottenere un aiuto immediato e discreto: il progetto è operativo in alcuni locali convenzionati e aderenti al progetto, riconoscibili tramite una targhetta all’esterno. Se la domanda viene fatta all’interno di un pubblico esercizio, verrà effettuata una chiamata di aiuto a una persona amica, a un taxi o se necessario, alle forze dell’ordine. Se ci si trova in una discoteca o in un ambiente dove vi sono addetti alla sicurezza, la vittima viene immediatamente accompagnata in un ambiente sicuro del locale e lì decide di quale aiuto ha bisogno (ad esempio la chiamata di un taxi, di un’amica o l’intervento di forze dell’ordine).
Nicola Provolo e Giacomo Vianello, presidente e vicepresidente dell’Associazione istruttori di difesa personale, raccontano com’è nato il progetto:

Durante la nostra esperienza nella difesa personale, ci siamo accorti che in Italia mancava un protocollo che aiutasse le ragazze ad uscire da situazioni potenzialmente pericolose in sicurezza e con discrezione. Il progetto C’è Luisa nasce proprio con l’intento di fornire una via di fuga rapida, sicura e discreta per le ragazze che, all’interno di un locale si trovano in una situazione di disagio, di pericolo o che si sentano in qualche modo minacciate. Il nostro obiettivo è che il progetto “C’è Luisa” diventi capillare su tutto il territorio, fornendo in qualsiasi momento un valido sostegno a chi necessita di aiuto. La nostra associazione, ed altre diverse associazioni sportive stanno appoggiando il nostro progetto per far si che diventi uno standard a livello nazionale.

Progetti simili nel mondo e nel resto dell’Italia

Iniziative di questo tipo, tuttavia, sono diffuse non solo in Italia: un esempio è Winterthur, nel cantone di Zurigo, dove in alcuni locali è presente “C’è Luisa”; in Germania bisogna invece chiedere di Angela, e nel Quebec bisogna ordinare il cocktail Angelot. Il portavoce dell’associazione bar e club di Winterthur, Kajo Böni, spiega questa scelta:

Il metodo Luisa presenta più vantaggi rispetto a una richiesta esplicita d’aiuto, poiché la ragazza molestata non deve pensare a come procedere e inoltre non attira l’attenzione, evitando che la situazione degeneri

Anche nel Regno Unito stanno comparendo sempre più cartelli con la scritta #AskForAngela.
Per quanto riguarda il resto dell’Italia e del mondo, la prima città dopo Verona in cui si potrà chiedere aiuto ad “Angela”, dovrebbe essere Roma (e di conseguenza il Lazio). La consigliera regionale Marta Leonori ha infatti proposto, con il benestare del consiglio comunale, un emendamento alla legge sul commercio, che verrà discusso entro l’estate del 2019 e che è volto prima di tutto alla prevenzione delle violenze e delle molestie nei locali pubblici.

La speranza è che questa iniziativa, volta appunto ad aiutare donne in difficoltà, prenda piede ovunque per consentire alle ragazze di sentirsi protette e di divertirsi in serenità.