Se qualcuno vi chiedesse di pensare a un abito tipico orientale, a cosa pensereste? Molto probabilmente, al kimono. L’abito tipico del Giappone, rivisitato da innumerevoli stilisti, è apprezzato anche nella sua forma più classica, con i suoi brillanti colori e stampe da sogno. Gli abiti della tradizione dei paesi asiatici, in realtà, sono molteplici. Grazie alla musica k-pop, che ha già travolto l’America negli ultimi anni, stiamo imparando a conoscere e ad amare anche la Corea del Sud.

Il paese si trova in una fase di netta ripresa economica dopo periodi storici non molto luminosi (basti pensare al dominio giapponese iniziato nel 1910 protesosi fino al 1965). La Corea del Sud, dal punto di vista sopratutto delle istituzioni, negli anni, si è dovuta ricostruire, rialzare e reinventare. Impossibile non pensare al colosso della tecnologia, Samsung, maggiore competitor della mela morsicata di Cupertino. Anche musica e cucina stanno iniziando a giocare un ruolo fondamentale. Insomma, il bagaglio di tradizioni che questo paese si porta appresso, non è assolutamente vuoto.

Altro settore apprezzato a livello mondiale è quello dei cosmetici. Difficile che una beauty-addicted si sia lasciata sfuggire il concetto di routine coreana: 10 fasi da seguire religiosamente con i vari prodotti specifici. Detergenti oleosi e non, tonici, sieri, maschere e non manca nemmeno il filtro solare. Grandi multinazionali europee e americane si sono lasciate stregare da questi prodotti, come Sephora, con la sua linea K-POP BEAUTY. Non sono mancati neanche rivenditori di prodotti esclusivamente sudcoreani come Miin, che ha aperto uno store anche nella città meneghina.

Ma non solo tecnologia e cosmesi: anche la Corea del Sud ha mantenuto, con grande orgoglio, un abito tradizionale, l’hanbok (한봌). Il suo nome si può semplicemente tradurre come “vestito coreano”. Attualmente è utilizzato come abito da cerimonia (particolarmente apprezzato per i matrimoni) o per occasioni formali. L’inizio del suo utilizzo risale al periodo dei Tre regni, quelli di Gogureyeo, Baekje e Silla, tra il I secolo a.C e il VII secolo. Quello che più sorprende non sono tanto le origini molto antiche dell’abito ma il fatto che il suo design sia rimasto da allora pressoché invariato.

L’hanbok consiste in due parti: una giacca chiamata jeogori (저고리) e un’ampia gonna, chiamata ch’ima (치마). Nella versione maschile, la gonna è sostituita da dei pantaloni, chiamati baji (바지). I colori e i tessuti servivano in passato a indicare lo stato sociale e maritale, o l’età dell’indossatrice. Infatti, i modelli destinati alla nobiltà erano di seta o cotone, quelli destinati ai ceti più poveri di canapa. Era, in particolare, il colore delle maniche e quello della fascia all’altezza del seno a indicare lo stato sociale di chi lo indossava. Tutto particolare poi l’hanbok per i bambini, anch’esso caratterizzato da un set di colori predefinito.

L’abito segue delle linee molto semplici, le tasche sono assenti. La giacca è spesso adornata con gioielli di ambra o  fermagli e spilli per capelli. Questi ultimi non solo erano utilizzati per realizzare elegantissimi chignon, ma avevano anche funzione ornamentale se usati sull’abito. Restano ancora oggi amatissimi, specie dalle donne, i norigae (노리개). Delle decorazioni a forma di nappa attaccate alla gonna a livello del torace.  In termini di progettazione, l’abito è molto piatto e assume volume principalmente grazie alle increspature naturali date dal corpo. I nodi sono fondamentali, in quanto non ci sono bottoni o zip.

Attualmente in Corea esistono circa 50.000 aziende impegnate nella produzione degli hanbok. Questo dato dimostra una passione che, nonostante l’avvento dell’abito occidentale avvenuto a partire dagli anni ’60, non si è spenta. Nel 1996 il Ministero della cultura dello sport e del turismo ha promosso l’Hanbok Day per incitare i cittadini sudcoreani a indossare l’abito. La vendita dell’abito tradizionale è ancora estremamente diffusa, i prezzi variano dai 500.000 fino ai 700.000 won. Tuttavia, per le versioni più elaborate il costo sale ulteriormente, arrivando a sfiorare i diversi milioni di won.

Questo abito negli ultimi anni sta inoltre godendo di una rinnovata fama tra le generazioni più giovani grazie al fenomeno del k-pop. Una band in particolare, infatti, ha sfoggiato in diverse occasioni (più o meno volontariamente) l’abito, in diverse varianti. Si tratta dei BTS, che nel loro personalissimo varietà RUN BTS!, in onda in streaming su VLIVE lo hanno indossato nelle occasioni più disparate: dalle festività coreane come il capodanno, oppure come penitenza, all’uscita dell’aeroporto davanti a centinaia di fan urlanti. Ma non si sono limitati a questo. Nel videoclip per la canzone IDOL, uscito ad agosto 2018, i sette ragazzi sudcoreani sfoggiano l’hanbok, abbinato con accessori più moderni, come le sneakers. Non sono mancati i richiami alla loro cultura d’origine anche in occasione di alcuni festival, come durante Melon Music awards 2018.

Esperienza poi tutta italiana è stata quella degli studenti del corso di Culture e tecnologie della moda dell‘Accademia di Belle Arti di Roma. Durante la sfilata Corea Project tenutasi venerdì 25 gennaio durante AltaRoma, hanno portato in passerella la tradizione coreana. Il progetto nasce dalla collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica di Corea, l’Istituto Culturale Coreano e l’Hanbok Advancement Center. 11 collezioni interamente progettate e realizzate dagli studenti. Prima della sfilata la stilista coreana Young Ae Lee ha presentato 7 abiti tradizionali e 9 abiti reinterpretati in chiave moderna.

Noi siamo pronti a farci travolgere dalla k-wave, e voi?


FONTI

La Corea vista da un italiano

La Corea: vita e tesori, Min Sang Cho

SBS

Istituto culturale coreano