Lorenzo Orsetti, classe ’86 e combattente volontario nell’esercito curdo per abbattere le forze dell’Isis, è stato ucciso probabilmente durante un’imboscata a Baghuz in Siria il 18 marzo scorso. Eppure sembra che Lorenzo stia combattendo ancora dall’alto, perché cinque giorni dopo la sua morte, il 23 marzo, è stata abbattuta l’ultima roccaforte dei jihadisti dell’Isis proprio a Baghuz, concludendo una guerra quinquennale, a cui non è mai stato dato troppo spazio tra i titoli di giornale. Il suo sogno si è dunque avverato, lui che un anno e mezzo fa ha abbandonato la comodità giornaliera, un lavoro stabile come cuoco e sommelier, amici, famiglia e come lui stesso ha detto in un video postato su Facebook, anche il suo cane, per combattere a fianco di un popolo, i curdi, torturato da oltre un secolo è dimenticato dalle pagine di storia. Lorenzo è stato amico, compagno e fratello dei miliziani curdi dell’Ypg (Unità di Protezione Popolare) e per loro ha dato la vita.

Come riscontrato da parecchi video messaggi pubblicati sul suo profilo Facebook, lui sarebbe stato felice di morire per qualcosa che merita il sacrificio umano, infatti anche il padre ha dichiarato che “Lorenzo è morto con il sorriso”. La serenità con la quale ha affrontato la sua morte la si legge nelle poche righe lasciate da lui stesso come testamento, in cui ribadisce e conferma la sua assoluta convinzione ad aver aderito a questa guerra a lui così lontana e sconosciuta. In quanti appunto avrebbero deciso di abbandonare la poltrona per contribuire alla sconfitta dell’Isis, che ci fa così paura -tanto che forse ci spinge a rimanere ancor di più rintanati tra le mura domestiche-?

Eppure qualche voce qua e là di critica si è fatta largo tra i tanti elogi di eroismo che Lorenzo si merita all’unanimità ed è il caso del direttore del giornale Libero, Vittorio Feltri, che con la sua penna pungente, cinica e dirompente e allo stesso tempo fuori dagli schemi, ha in qualche modo esordito sostenendo che sia lui, sia Silvia Romano se la sono un po’ andata a cercare. Quanto di più vero nel caso di Lorenzo, lui stesso infatti era ben cosciente di combattere una guerra e come qualsiasi guerra, ogni giorno viene vissuto come se fosse l’ultimo; eppure non sembra aver mai dato l’impressione di voler essere ricordato come un eroe, quindi perché bisogna aprire una sorta di discussione in merito ad una scelta tanto coraggiosa e ammirevole, quando il diretto interessato non ha mai preteso nessuna mitizzazione? Forse, per questa volta, la morale sarebbe meglio farla a qualcun altro.

Come corollario della vicenda, in questi giorni è ritornato alla luce anche il caso del cosiddetto “foreign fighter” sardo Pierluigi Caria, 33enne accusato dalla Digos di Nuoro di essere affiliato ad una organizzazione terroristica e di combattere a fianco del Pkk (partito dei lavoratori del Kurdistan), così come ad alcuni militanti turchi, considerati nemici dall’Unione Europea. Date queste motivazioni, smentite dallo stesso Caria e da un grandissimo seguito di suoi sostenitori in Sardegna e su Facebook, le forze dell’ordine hanno sequestrato il suo passaporto perché considerato pericoloso. In realtà Luiseddu, diminutivo sardo di Luigi, ha sempre combattuto nell’Ypg come Lorenzo, forse con uno spirito ancor più combattivo perché, così come il padre, era un convinto sostenitore dell’indipendenza della Sardegna, perciò ha da sempre sostenuto con forza l’autodeterminazione dei popoli. La causa curda è stata dunque determinante per lui, tanto da portarlo a combattere in Siria, dalla parte dei buoni, al contrario di ciò che la polizia italiana ha dichiarato nel settembre 2018.

Una domanda però sorge spontanea: perché Lorenzo è stato giustamente ammirato e stimato per la svolta eroica che ha voluto dare alla sua vita e Luigi invece considerato un sovversivo terrorista? È possibile che, data la sua convinzione in favore dell’indipendenza dell’isola, lo Stato italiano abbia deciso di agire in questo senso, per proteggersi diciamo da un possibile pericolo? È difficile saperlo con certezza, anche perché l’indipendenza della Sardegna è per ora molto improbabile, dunque sembra abbastanza surreale come ipotesi, eppure lo stesso Luigi è rimasto scioccato dalle accuse ricevute. Luigi e Lorenzo si erano conosciuti ed entrambi hanno deciso di cambiare vita per la libertà del popolo curdo, per sconfiggere i jihadisti islamici in prima linea, dato che la presenza dell’Isis soprattutto nel 2015 è stata percepita in maniera molto diretta in tutta Europa, ma anche per combattere contro una società maschilista e patriarcale e affermare così il prestigio femminile anche nelle società mediorientali. Quindi ancora una volta, lancio a voi la riflessione e la possibile risoluzione a questo mistero, cosa rende Lorenzo Orsetti un combattente schierato dalla parte dei giusto e cosa invece identifica Luigi Caria come soggetto pericoloso e possibile foreign fighter?