Loredana Puca è una millennial made in Italy che sa il fatto suo: a soli 32 anni è considerata  una delle speranze mondiali nella difficile lotta contro il cancro.

Dopo il test di ammissione a medicina -non superato per pochi punti-, si è laureata alla Federico II di Napoli con lode e menzione della tesi sia in Biotecnologie per la Salute che in quelle Mediche alla Magistrale. La brunetta racconta che durante la specialistica ebbe l’opportunità di recarsi in Erasmus a Parigi, esperienza che le fece prendere coscienza di come il mondo del lavoro all’estero fosse diverso rispetto all’Italia. Così, subito dopo la laurea, decise di conseguire il dottorato presso Parigi, avendo previsto le possibili difficoltà lavorative che avrebbe incontrato in Italia, come ha riferito ad Adnkronos:

Avevo già capito che alcune dinamiche mi stavano strette: tanti miei colleghi lavoravano praticamente gratis e non volevo finire come loro.

Tuttavia, neanche la Francia era considerata abbastanza appagante dal punto di vista lavorativo per la giovane ricercatrice, che decise di partire alla volta dell’America, dove tutt’ora ammette di poter godere di  un ambiente lavorativo favorevole e all’avanguardia, capace di attribuire la giusta importanza alla ricerca.

 Dico sempre: “ non è che ho trovato l’America”. E’ lei che ha trovato me perché lì mi hanno saputo dare la possibilità di fare quello che mi piace. Cervello in fuga? Non direi, meglio “cervello curioso

Proprio in America, grazie ai fondi messi a disposizione per la ricerca ha ottenuto risultati a dir poco sorprendenti nella perenne lotta contro il cancro, acquisendo anche la qualifica di Post Doctoral Fellow.

Loredana Puca, da Napoli a New York fra le 8 migliori ricercatrici

La dottoressa Puca, vincitrice nel 2017 del prestigiosissimo “Merit Award” della Conquer Cancer Foundation, premio che la proietta tra i migliori ricercatori in oncologia del mondo, oggi si occupa della ricerca relativa al cancro della prostata.

Tale tipologia di cancro rappresenta il 15% dei tumori prostatici resistenti. E’ una patologia aggressiva e con pochissime possibilità terapeutiche poiché al giorno d’oggi la medicina non dispone ancora di modelli pre-clinici validi, essendo un tumore complesso da studiare  poiché regolato soprattutto da ormoni.

La ricercatrice ha rivelato che per mettere appunto tale esperimento è stato necessario prelevare tramite una biopsia alcune frazioni di metastasi epatiche o ossee da 34 pazienti affetti da tumore alla prostata. In seguito esse sono state lavorate con enzimi in grado di staccare dalle cellule benigne quelle maligne tumorali, inserite poi all’interno di un gel, funzionale a fornire agli organoidi la struttura per poi essere confrontati, in fase finale, con i tumori dei pazienti.

Abbiamo verificato- spiega Loredana– che abbiano gli stessi marcatori istologici e le stesse mutazioni dei tumori d’origine. E’ fondamentale che siano stabili e che mantengano lo stesso assetto istologico e genomico nel tempo, per anni. Qualunque gruppo di ricerca può utilizzare questo modello. Utilizzando gli organoidi abbiamo testato 129 farmaci già approvati all’FDA o in sperimentazione per altre forme di cancro. E così facendo, basandoci proprio sulla riposta dei nostri modelli 3D, abbiamo trovato farmaci che possono creare nuove opportunità per il carcinoma prosastico neuroendocrino.

Nonostante la carriera di successo appena avviata, Loredana ammette di accusare un’incredibile nostalgia di casa: cerca sempre di aiutare la madre, casalinga e vedova nel pagare l’affitto, così come fanno tutti i suoi colleghi italiani emigrati all’estero, dal momento che, dall’ultima Relazione annuale di Bankitalia, relativa al 2016, risulta che i nostri connazionali hanno guadagnato all’estero e portato in Italia 7.2 miliardi di euro.

Fuga di cervelli e cervelli che rimangono

Sono sempre di più  i ricercatori che lasciano l’ Italia per cercare di realizzare il proprio sogno all’estero. Questa continua “fuga di cervelli” viene spesso erroneamente considerata come semplice e poco dolorosa dato che molti studenti italiani hanno una buona conoscenza dell’inglese. Loredana spiega invece come sia difficile prendere la decisione di lasciare il proprio Paese di origine per realizzare il proprio sogno.

Nonostante la lontananza, la Puca è fiera di essere italiana e della sua formazione universitaria. Usa e Italia sono due realtà diverse ma estremamente importanti per lei, sono entrambe la sua “casa”.

La giovane ricercatrice rivela di avere, oltre alla medicina, un’altra grande passione: la poesia. Fin da piccola si diverte a scrivere poesie in dialetto napoletano.

Scienza e poesia sono, secondo Loredana, strettamente connesse poiché entrambe rappresentano l’esigenza di voler esprimere qualcosa e di lasciare l’indelebile impronta di sé.

Che dire? Continua così, Loredana!


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