Nella moda il corpo ha una funzione centrale: è espressione di uno stile di vita, ma deve anche rientrare in canoni estetici che spesso non risultano in armonia con la serenità personale. Sulle passerelle infatti il giudizio non si limita all’abito indossato, ma si estende anche a chi lo indossa. L’apparire e l’essere se stessi quindi non coincidono, perché la bellezza e la perfezione a volte si rifanno a modelli sbagliati o esagerati.

In passerella troppe volte vediamo visi scavati e tristi, caviglie che cedono su tacchi altissimi e braccia oltremodo sottili. Queste figure che portano con disinvoltura i vestiti più eleganti, o ancora ragazze superfit osannate sui social, diventano gli esempi a cui ambire. Adolescenti, e non solo, arrivano a soffrire di malattie, come bulimia o anoressia, senza rendersi conto di come i parametri di bellezza siano fuorvianti nel campo della moda. Per combattere questo vero e proprio crimine, la Francia, nel maggio 2017, ha firmato una legge anti-anoressia. Questo provvedimento era già stato anticipato nel 2013 in Israele: le modelle, per poter sfilare, dovevano presentare un certificato medico per attestare che per più mesi il loro BMI (Body Mass Index) fosse rimasto superiore rispetto a un certo valore.

Un altro fenomeno sempre più diffuso è l’esaltazione della categoria delle modelle ‘curvy’ o ‘plus-size models’: belle, morbide, ma sensuali. Ultimamente siti, negozi, ma anche riviste nell’ambito della moda, dedicano intere sezioni a donne (la maggior parte) che vanno fiere dei loro chili di troppo e posano in lingerie o capi sportivi. Da un opposto all’altro, ci si rende conto di come la moda non abbia criteri ben definiti riguardo la concezione di ‘corpo perfetto’.

Una soluzione interessante nella declinazione dei ‘canoni di bellezza’ è stata messa in proposta dalla Mattel con la sua celebre bambola Barbie. Per celebrare i sessant’anni di Barbie, la marca produttrice ha deciso di lanciare diverse linee che hanno come scopo quello di rappresentare tutti i tipi di femminilità, in modo da offrire alle bambine diversi esempi da seguire. Per esempio, il ‘Programma Shero’ presenta 14 modelli OOAK (one of a kind), che incarnano anche il lato meno femminile delle donne, come nel caso della Barbie nelle vesti del capitano della nazionale di calcio femminile italiana, Sara Gama. Oltre a sportive, troviamo anche chef donne e astronaute, come Samantha Cristoforetti. Inoltre, Mattel ha ideato anche una linea chiamata ‘Inspiring Women’, che prevede di accompagnare la bambola acquistata a informazioni riguardanti la sua storia. Si deve citare qui Frida Khalo, ma fuori dalla collezione troviamo anche Barbie su sedie a rotelle o con le stampelle. Insomma, la Barbie fa delle sue imperfezioni il proprio punto di forza. Ci sono bambole con difetti corporei, come le macchie della modella Chantelle Winnie, che a causa ( o nel suo caso è meglio dire grazie) della vitiligine ha incarnato il messaggio chiave di Desigual nei suoi spot, arrivando ad essere anche un angelo di Victoria Secret. O ancora bambole calve o menomate, in onore di chi combatte contro i peggiori mali.

Altro esempio di ‘democratizzazione delle passerelle’ si è verificato da Dolce e Gabbana lo scorso settembre, durante la settimana della moda milanese. Oltre alle star abituate a sfilare per i marchi più famosi, come Monica Bellucci o Mariano Di Vaio, erano presenti diverse di quelle che vengono definite ‘real faces’, ovvero ‘le facce da strada’. I celebri stilisti hanno deciso di portare in passerella le persone semplici, così come si presentavano: anziani, coppie, famiglie…

L’obbiettivo comune di queste attività è quello di proporre un canone estetico più realistico e sano, combattendo anche i ritocchi alle fotografie. Non occorrerebbe avere figure longilinee per sfilare in passerella, ma solamente riuscire a incarnare il messaggio che sta alla base della collezione o del capo che si indossa.


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