La FOMO, dall’inglese Fear Of Missing Out, letteralmente “paura di essere tagliato fuori”, è un tipo di disturbo connesso all’ansia sociale, oggi sempre più indissolubilmente legato ai social.

Che cosa è precisamente la FOMO?

La FOMO è una forma di ansia che colpisce una persona che ha paura di perdersi un messaggio, un fatto o avvenimento legato al mondo dei social network. Chi soffre di questo disturbo, in pratica, controlla compulsivamente le notifiche delle app per controllare le novità.

Non parliamo di chi, ogni tanto, controlla i nuovi post su Instagram o di chi aspetta ansiosamente un messaggio – se quel messaggio è effettivamente importante. Si parla di chi vive quest’ansia in maniera continua, forte e generalizzata. E’ lo stesso tipo di sensazione che si può provare quando si perde il compleanno del migliore amico per studiare per l’esame del giorno dopo, o la partita del secolo non vista per festeggiare l’anniversario con la nostra dolce metà: è probabile che in quei momenti la curiosità prenda il sopravvento.

L’ansia da “missing out”, sebbene abbia radici più antiche, è realmente esplosa con l’avvento dei social. La maggior parte delle persone colpite sono giovani insoddisfatti della propria vita o con problemi di autostima. La FOMO può nascere infatti quando ci si confronta troppo con i modelli di vita apparentemente perfetta che vengono condivisi: che sia Instagram o Facebook, per le persone insicure vedere un sacco di foto di gente che è sempre a prendere il Sole o che sembra stia passando da anni il momento migliore della propria vita diventa qualcosa di inaccettabile.

Il primo a studiare approfonditamente il fenomeno è stato Andrew Przybylski, della Oxford University, insieme ad un team proveniente da altre università come quelle di Essex, California e Rochester. I risultati dello studio mettono in evidenza che:

  • ansia e irrequietezza se non si controllano le notifiche sono i problemi più diffusi;
  • la FOMO è più diffusa tra i giovani, in particolare tra i maschi;
  • la FOMO è più frequente tra le persone distratte;
  • è più comune in chi usa i social media anche in classe;
  • è un disturbo connesso con un basso livello di autostima.

Quali effetti ha sulla psiche e sul fisico?

Come potete facilmente intuire, la FOMO non porta a vivere una vita sana e felice. In un recente studio pubblicato su Motivation and Emotion, un team di scienziati della Carleton and McGill University hanno svolto delle ricerche per capire meglio le basi psicologiche della FOMO. Il gruppo sotto esame era costituito da studenti universitari al primo anno di corso. L’obiettivo primario era capire in quali giorni la FOMO si manifestasse di più e quanto frequenti fossero quelle esperienze. Secondariamente, si è voluto provare a comprendere se gli studenti colpiti dalla FOMO avessero più probabilità di soffrire di disturbi legati al sonno o sentissero più fatica.

Il gruppo ha quindi registrato, per 7 giorni e per 5 volte al giorno, un diario delle loro interazioni con i social. Alla fine del semestre, agli studenti è stato chiesto di valutare il loro grado di soddisfazione generale e la qualità della loro vita. E’ emerso che esperienze di FOMO erano più probabili verso la fine del giorno e soprattutto nei weekend. In più, chi aveva più alti livelli di FOMO soffriva maggiormente di una serie di problematiche legate alla fatica, allo stress, al sonno e a sintomi psicosomatici.

In un secondo studio, in ogni caso, gli scienziati hanno confermato che il fenomeno può verificarsi anche senza la mediazione dei social. Quello che va ricordato, ancora, è che la FOMO nasce comunque da un senso di insicurezza, che i social non fanno altro che potenziare, che è quindi già presente all’interno alla persona.

Come affrontare la FOMO?

La FOMO è un problema principalmente di autostima. Imparare a riconoscerlo è sicuramente il primo passo. I social network sono importanti, ma chi soffre di questo disturbo deve avere supporto psicologico per riportare il rapporto con questi ultimi a livelli sani. Non per forza bisogna lanciare via smartphone o computer: l’importante è utilizzarli in modo equilibrato.

Un percorso terapeutico è quindi la soluzione più efficace per ricordarsi che il mondo virtuale fa vedere solo le cose migliori. Sono nati per “mostrare”, e non potrebbe essere altrimenti.