Il Codex Seraphinianus è uno degli oggetti più originali e stranianti mai creati: si tratta di un libro-opera d’arte, nonché un oggetto in grado d’incuriosire e meravigliare chiunque. È stato ideato, scritto e illustrato da Luigi Serafini, dal quale prende il nome. Serafini si è formato come architetto, ma è anche designer e artista. Nasce nel 1949 a Roma ma abbandona la città nel 1971, per compiere viaggi che lo portano un po’ in tutto il mondo: visita gli Stati Uniti, si sposta in Iraq, e successivamente raggiunge l’Africa.

Questi viaggi sono sicuramente una parte fondamentale degli spunti visivi che contribuiranno alla creazione del Codex, avvenuta tra il 1976 e il 1978. Il libro è infatti un’opera massiccia, di 360 pagine circa, che comprende al suo interno illustrazioni tutte ideate e realizzate interamente da Serafini, che spaziano per tutti i campi del sapere: dalla botanica, alla biologia, alla tecnologia fino all’anatomia umana. L’aspetto unico di questo trattato illustrato è la sua assurdità, che è anche il suo genio: tutte le tavole infatti presentano forme irreali, oggetti mai creati, esseri mutaforma che sbalordiscono il lettore pagina dopo pagina.

Il Codex è una vera e propria enciclopedia del sapere universale, con i suoi capitoli ordinatamente suddivisi e dedicati a ogni campo del sapere umano, come la zoologia, la geografia, la tecnologia. Si tratta però di un’enciclopedia dell’assurdo, che espone un universo interamente inventato dall’autore, nelle forme, nell’aspetto e nei contenuti. La meraviglia dell’opera sta in questo, ma soprattutto nel fatto che questa assurdità risulta estremamente affascinante e coerente con se stessa. L’enciclopedia sembra così veritiera, talmente ben fatta, ben organizzata, presentata in modo organico, che è impossibile non venire avvolti dai suoi racconti.

A questo, si aggiunge l’alfabeto con cui sono composti i testi illustrativi. Anche questa scrittura è interamente opera del genio di Serafini, che l’ha inventata da zero, ed è forse questo l’aspetto che intriga maggiormente quando ci si trova tra le mani una copia del Codex.

L’alfabeto del Codex

Serafini ha dichiarato più volte che l’alfabeto ha un senso interno, ma è intraducibile, e non si riferisce nemmeno a una lingua esistente sul pianeta. È tutta opera della sua inventiva, tant’è che ancora oggi, a più di 30 anni dalla prima pubblicazione, nessun linguista o esperto del settore è riuscito a tradurlo. Eppure l’alfabeto ha delle forme ricorrenti e sembra organico nella sua originalità che rasenta l’assurdo. Si tratta di una forma di scrittura asemica, ovvero semantica (con un significato), ma aperta (con significato di libera interpretazione attribuibile dal lettore). Sfogliare il libro risulta quindi un’esperienza magica, perché nonostante non si comprendano del tutto né le spiegazioni, né le illustrazioni, l’insieme risulta accattivante e pieno di dettagli da osservare con attenzione. Ci sono delle tavole particolarmente interessanti, come quella che illustra l’apparente struttura meccanica di un arcobaleno:

Una tavola del Codex

Uno dei temi più indagati da Serafini è quello della metamorfosi, come illustra una celebre tavola rappresentante l’unione amorosa di due amanti, che dà vita a un alligatore:

Una tavola del Codex

Il Codex Seraphinianus ha avuto la sua prima edizione nel 1981, edito da Franco Maria Ricci e stampato in due volumi. Lo stesso editore e collezionista possiede anche alcune tavole originali, conservate nella collezione fissa del Museo del Labirinto della Masone (Parma), il museo privato di Maria Ricci.

Prima edizione del Codex

L’edizione più recente è quella del 2016, edita da Rizzoli, pubblicata in grande formato

Ultima edizione del Codex

Il prezzo di ogni ristampa è considerevole, ma rispecchia perfettamente la ricchezza visiva e contenutistica dell’opera. Per chi non avesse la possibilità di acquistarlo, vale la pena sfogliarne una copia in libreria o in biblioteca, per gustare con i propri occhi la stravaganza dell’oggetto, e soprattutto, visitare il Labirinto della Masone per poterne ammirare le tavole originali.

Prezioso quanto un codice medievale, incantevole quanto un quadro surrealista e attraente come un’opera d’arte senza tempo, il Codex Seraphinianus è un oggetto magnifico da tenere tra le mani e dal quale lasciarsi sorprendere pagina dopo pagina.