Mi piacerebbe essere ricordato come un ragazzo che ha provato a fare una cosa incredibile, impossibile, che però non si è arreso e se non dovessi tornare il messaggio che arriva a mio figlio sia questo: non fermarti non arrenderti, datti da fare perché il mondo ha bisogno di persone migliori che facciano sì che la pace sia una realtà e non soltanto un’idea… Vale la pena farlo.

Daniele Nardi

 

«Non ti arrendere, perché  il mondo ha bisogno di persone migliori che facciano sì che la pace sia una realtà e non soltanto un’idea.»

Queste sono le parole con cui Daniele Nardi, alpinista italiano con una carriera costellata di successi, ci lascia dopo la sua ultima spedizione sul Nanga Parbat, dove ha perso la vita cercando di fare qualcosa che lui stesso aveva definito incredibile e impossibile: scalare lo Sperone Mummery.

Per chi non lo sapesse, lo Sperone Mummery è  una cresta di roccia che porta in cima al Nanga Parbat, una strada che nessuno è mai riuscito a scalare e che è stata percorsa una volta sola in discesa da Reinhold Messner che cercava di sfuggire alla montagna insieme a suo fratello, il quale perse la vita proprio in quel frangente.

Daniele voleva scalare lo Sperone d’inverno, quando è vero che il clima è più rigido e le finestre di bel tempo sono più brevi ma la scalata nel suo insieme risultava paradossalmente più sicura di quella estiva. Non era mosso da una volontà suicida o dall’esibizionismo, non si trattava di un kamikaze in cerca di fama, era un Uomo che con costanza ed esercizio cercava di spingersi oltre i propri limiti. Nell’ultimo anno Daniele aveva prodotto una mole importante di video nei quali dava nozioni su alpinismo, tecniche di soccorso/autosoccorso, pillole e consigli per rimanere focalizzati sui propri obiettivi, dettagli della spedizione imminente, aggiornamenti sulle sue attività.

È  successo anche che abbandonasse una scalata perché  le condizioni non lo permettevano, e a maggior ragione documentava il suo passo indietro, facendo passare il messaggio importantissimo che nella vita bisogna essere misurati, strategici, intelligenti nello scegliere i propri percorsi e decidere quando affrontarli. La sensazione che si ha guardando i suoi video è che fosse una persona molto inclusiva e forte, di una cifra morale importante: in diverse occasioni lasciava la parola a persone che incontrava sul suo cammino e che grazie a lui potevano comunicare con un pubblico più ampio. In uno degli ultimi video prima della sua partenza Daniele parlava di diritti umani e di diritto naturale, spiegava che cos’è il diritto naturale e quando è  stata data questa definizione, l’importanza di dare dignità a tutti.

Abbiamo bisogno di Daniele Nardi, e adesso che non c’è  più il mondo è privo di una grande forza virtuosa. C’è bisogno di persone che scalino le vette, che invitino gli altri a scalare sé stessi, che diano insegnamenti senza chiedere nulla in cambio e che usino la loro voce per far volgere lo sguardo a tutti nella direzione migliore. Non c’è bisogno di santi o di eroi, c’è bisogno di uomini che raccontino la propria fatica e che mostrino a tutti gli altri la propria determinazione, che si può essere migliori e che un sogno, un ideale, vale tutto.

Nel mondo è evidente che vi siano forze ed energie potenti: ne è esempio la solidarietà e la sua energia contagiosa e sorprendente, lo vediamo ogni volta che si mette in moto la guardia civile quando ci sono terremoti o catastrofi; ne è un esempio la barbarie umana, quando la guerra e la violenza distruggono vite e portano via per sempre l’innocenza dai volti di molti. Ne è un esempio la natura con gli oceani e le montagne, con le stagioni e i tramonti. Misurarsi con queste energie, con qualcosa di più grande di noi è un modo per superare noi stessi, superare i nostri limiti e quelli dell’umanità intera.
È quando qualcuno cerca di fare qualcosa di impossibile che sta urlando al mondo che quello che ha dentro, la sua volontà, è più grande dell’impossibile.

Questo significa essere Uomini. Significa andare oltre al possibile e piegare il fuoco alla propria volontà, significa metter piede sulla Luna e guardare le stelle lontano dal proprio mondo, significa che il nostro principale limite siamo noi stessi e non quello che definiamo a volte in maniera miope “impossibile”.

Prendere le misure e scalare se stessi, disciplinarsi con allenamento e strategia per andare insieme verso il progresso, perché è questa la natura dell’essere umano: andare incontro ai propri limiti e superarli.